Aima: grave la decisione dell’Aifa di bocciare alcuni farmaci essenziali per i malati di  Alzheimer

Aima: grave la decisione dell’Aifa di bocciare alcuni farmaci essenziali per i malati di Alzheimer

27 Giugno 2026 Off Di La Redazione

L’ Associazione Italiana Malattia di Alzheimer esprime profonda indignazione per la decisione della Commissione Scientifica ed Economica del Farmaco (CSE) di confermare, per la seconda volta, il proprio orientamento contrario alla rimborsabilità delle prime terapie in grado di rallentare la progressione della malattia di Alzheimer nelle sue fasi iniziali. L’Associazione giudica inoltre irrispettoso il richiamo, contenuto nelle motivazioni del provvedimento, agli interventi di training e stimolazione cognitiva. Per AIMA, il secondo no della CSE priva i pazienti della possibilità di accedere alle prime terapie innovative e rischia di lasciare ancora una volta immutato il sistema di assistenza all’Alzheimer nel nostro Paese.

“Siamo scandalizzati da questa scelta” ha dichiarato Patrizia Spadin, Presidente di AIMA. “Dopo oltre ventisei anni di attesa, da quando il Progetto Cronos aprì una nuova stagione nella cura dell’Alzheimer, finalmente la ricerca aveva messo a disposizione le prime terapie capaci di rallentare la progressione della malattia. Con questo secondo no si sceglie invece di chiudere la porta all’innovazione e di spegnere la speranza dei pazienti e delle loro famiglie” ha continuato Spadin.

“Ciò che ho trovato ancora più offensivo è il richiamo, contenuto nelle motivazioni del provvedimento, agli interventi di training e stimolazione cognitiva. È un messaggio profondamente sbagliato, irrispettoso e inadeguato, soprattutto perché non spetta all’ente regolatorio richiamare interventi non farmacologici nel momento in cui nega ai pazienti l’accesso alle prime terapie innovative. Vorremmo inoltre chiedere alla Commissione dove immagina che le persone con Alzheimer possano trovare questi percorsi. In molte aree del Paese semplicemente non esistono; dove sono disponibili, sono spesso accessibili solo privatamente e con costi che molte famiglie non sono in grado di sostenere. È davvero questa la risposta che il Servizio sanitario nazionale vuole dare ai malati?” ha aggiunto Spadin.

“Da mesi sosteniamo che l’arrivo di queste terapie avrebbe rappresentato l’occasione per rafforzare i Centri per i disturbi cognitivi e le demenze, investire nella diagnosi precoce, formare il personale e ridurre le profonde disuguaglianze territoriali che caratterizzano oggi l’assistenza. Si preferisce invece lasciare tutto com’è, rinviando ancora una volta gli investimenti che aspettiamo da anni. È un’occasione persa che il Paese e in particolare famiglie e pazienti rischiano di pagare molto cara” ha concluso Spadin.