Viaggiare informati in mare, tra passato e presente…

Viaggiare informati in mare, tra passato e presente…

3 Giugno 2026 Off Di Giampiero Pane

A seguito del blocco della navigazione nello stretto di Hormuz, Teheran sembra avere un problema molto serio: non riesce a localizzare le mine navali che ha posizionato lungo lo Stretto. Sarebbe anche questa una delle motivazioni dietro i rallentamenti nella riapertura del canale. A rivelarlo è il New York Times citando funzionari statunitensi, sottolineando che questa situazione è uno dei motivi per cui Teheran non è stata in grado di conformarsi rapidamente alle richieste dell’amministrazione Trump di consentire un maggiore transito di navi attraverso lo stretto e non solo. Nella descrittiva trilogia a puntate cercherò di analizzare: genesi e sviluppo attuale delle mine navali  definite mezzi sleali e soprannominate macchine infernali. La minaarma Subacquea per eccellenza fu probabilmente introdotta da David Bushnell, l’inventore che costruì anche il primo vero sottomarino, il Turtle, durante la guerra di indipendenza americana; egli ideò una rudimentale mina galleggiante (un barilotto di polvere da sparo munito di una cintura di detonatori a percussione) e ne abbandonò alla corrente un certo numero, controla squadra inglese radunata alla foce del fiume Delaware. Gli ordigni, però, non esplosero e fu quasi un secolo dopo, durante la guerra di Crimea, che la mina navale mostro il suo potenziale. Nel maggio del 1854 fu la cannoniera a ruote inglese Merlin la prima nave a incappare in un’arma Subacquea, messa a protezione di un forte russo, ma la sua carica era troppo leggera per produrre danni consistenti. Le mine usate dai russi appartenevano al tipo messo a punto dall’Ingegnere Moritz Herman Jacobi e avevano detonatori a urtanti di piombo (tubi a parete sottile di questo metallo tenero, che racchiudevano fiale di vetro contenenti acido solforico, a lora volta immersi in una miscela di clorato di potassio e di zucchero); quando venivano colpite da una nave, l’urtante si deformava, rompendo la fiale: la conseguenza, violenta reazione esotermica faceva detonare la carica. Durante la guerra civile americana, i Confederati fecero largo uso anche un tipo meno innovativo di Torpedine (a quei tempi le mine statiche venivano chiamate così), costituito da un paio di damigiane da 20 l piene di polvere da sparo e collegate mediante una corda di pianoforte, toccando la quale scattava l’innesco a frizione delle cariche; i contenitori erano costituiti da una serie di galleggianti di legno. Gli ingegneri navali confederati si servirono di diversi metodi per innescare efar detonare le mine, fra cui alcuni artigianali e improvvisati, come dispositivi a scatto che azionavano un moschetto a canna mozza, il quale sparava in un barile di polvere, o grossi pesi equilibrati in modo precario sopra l’ordigno esplosivo, che mettevano in azione un detonatore a frizione quando venivano spostati. Il modo più efficace di far scoppiare le mine era esattamente il comando elettrico da terra, anche se il filo isolato ele batterie di accumulatori venivano considerate allora merci molto preziose, e i donatori erano costituiti da spirali di sottile filo di platino sistemati entro pene d’oca riempite di fulminato di mercurio.