Tommaso Sepe: il talento è un punto di partenza, la differenza la fa la dedizione
1 Novembre 2026
Al suo attivo anche una piccola partecipazione alla fiction “Un posto al sole” ma alle spalle di Tommaso Sepe c’è ben altro: una vita intera fatta di sacrifici, di studi, di sperimentazione, di approfondimenti personali, di gavetta e, soprattutto, di tanto ma tanto teatro.
Nascere a Napoli reca le stimmate del cantante o dell’attore, lei a questo ha aggiunto un poderoso corso di studi perché alla fine, come il più delle volte succede, le carriere non s’improvvisano ma si costruiscono.
Appartenere a una terra come la Campania ti regala indubbiamente un’immersione spontanea nell’espressività, ma per me l’istinto da solo è un’arma a doppio taglio se non viene imbrigliato nella disciplina. Il talento è soltanto il punto di partenza; la vera differenza la fa la dedizione. Ho iniziato da bambino e ho trascorso quasi vent’anni a studiare e fare pratica sul campo, affrontando decine di testi e registri diversi. A questa gavetta attoriale ho voluto aggiungere una formazione accademica vera e propria, laureandomi in Scenografia per il Teatro: volevo capire l’architettura della scena, le dinamiche della luce e dello spazio, per non essere soltanto un corpo che recita, ma un interprete totalmente consapevole di ciò che lo circonda. Credo che le carriere non si improvvisino perché la libertà e la naturalezza che il pubblico vede sul palco, sono sempre e solo il risultato di una tecnica spietata e di anni di lavoro rigoroso.
Nel mondo dello spettacolo avrà incontrato sicuramente tanta gente. C’è qualcuno fra questi che le è rimasto particolarmente impresso?
Non ho dubbi a fare il nome di Gianni Sallustro. È la persona che ha plasmato la mia identità artistica sin da quando ero bambino, accogliendomi nella sua scuola quando avevo appena dieci anni. Con lui ho condiviso quasi due decenni di lavoro intensissimo, affrontando una quantità infinita di messinscene che mi hanno formato non solo professionalmente, ma come uomo. Se oggi possiedo la tenacia, il rigore e la lucidità indispensabili per affrontare prove così estreme e complesse, il merito è soprattutto dei suoi insegnamenti. È il punto di riferimento assoluto del mio percorso.
Nel corso della Sua giovane carriera ha avuto la ventura di recitare nudo nella piece “Prendetevi tutto”. Come ha vissuto questa esperienza?
All’inizio l’impatto è stato inevitabilmente forte, perché la nudità ti toglie ogni alibi, ogni filtro di stoffa e ogni nascondiglio dietro i trucchi del mestiere. Ma la chiave mentale è stata una sola, ho smesso di pensare all’Io e ho spostato l’attenzione unicamente sulla necessità del personaggio e sulla potenza delle parole. Questa nudità non è esibizionismo o provocazione, ma è la carne viva e scomposta di Francesco che si spoglia radicalmente di tutto per denunciare le nevrosi del nostro tempo, il consumismo e la mercificazione dell’anima. Inoltre recitare completamente nudo, in spazi così intimi e a un centimetro dal pubblico, azzera ogni barriera e crea un contatto epidermico in cui l’unica regola è la totale assenza di giudizio verso se stessi.
Lei ha dedicato una parte importante della sua formazione alla scenografia. Si sente più attore o scenografo?
Mi sento prima di tutto un attore, che ha scelto di studiare la macchina teatrale a trecentosessanta gradi. In effetti conseguire la laurea magistrale in Scenografia per il Teatro non è stata una deviazione dal mio percorso d’interprete, ma il suo completamento naturale. Volevo comprendere a fondo l’architettura dello spazio, la geometria della luce e la materia, per non subire mai il palcoscenico passivamente. Credo che conoscere la scenografia significa avere una consapevolezza millimetrica di dove ci si muove e di come il corpo dialoga con l’ambiente, perché per me lo spazio scenico non è mai un semplice fondale o una quinta armata, ma una materia viva da abitare con la recitazione.
Sebbene giovanissimo, ha già raggiunto importanti traguardi. Come vede e progetta il suo futuro?
Vedo il futuro come una continuazione naturale del percorso fatto finora, con tanta umiltà, ma anche con una grande fame di imparare e crescere ancora. So che la strada è lunga e che ogni traguardo è solo un nuovo punto di partenza mai un arrivo. Per questo spero di continuare a incontrare registi e progetti capaci di sfidarmi, di affrontare ruoli sempre più complessi che mi costringano a mettermi totalmente in gioco. Il mio unico obiettivo è lavorare bene, rimanere fedele al rispetto per questo mestiere e alzare sempre un po’ di più l’asticella.



