SSN, cosa resterà degli anni ’80

SSN, cosa resterà degli anni ’80

6 Giugno 2026 Off Di Corrado Caso

La 833 del 23 dicembre 1978 fu la data della istituzione del Servizio Sanitario Nazionale. Interprete dell’articolo 32 della Costituzione garantiva il diritto alla salute a tutti i cittadini.  Un principio solidale che avrebbe tutelato in forma paritaria il singolo e la comunità. Un sistema flessibile capace di adattarsi alle esigenze e a variazioni temporali che caratterizzano salute e benessere: la vita.  Un cambiamento epocale che contrariamente alle aspettativi viene, ancora oggi, lentamente ingabbiato nelle sabbie mobili di un’economia drogata da interessi, dalla strisciante competizione tra pubblico e privato. Un insieme di fatti che hanno compromesso la tenuta del servizio sanitario.   Una sanità in coma…al suo capezzale si avvicendano guaritori, cartomanti, improvvisatori politici, tromboni, potentati economici, le lottizzazioni, la gestione in termini di potere e profitto.
Dicono che attraversiamo un momento difficile. Ho vissuto una vita all’ombra del “momento difficile”. Una cantilena ripetuta nel tempo.  Un assioma per abituarci all’idea che senza risorse, dopo averle stornate in altri lidi o sottratte in nome della filosofia del “magna- magna”, la sanità di casa nostra ritenuta, nel passato, tra le prime al mondo per qualità ed efficienza, ha le armi spuntate e non regge al passo con i tempi.
Milioni di italiani sono costretti a rinunciare alle cure a causa della  difficoltà economica, dei ticket e dei lunghi tempi di attesa (percepiti come un sopruso) per ricevere un’assistenza specialistica, un’indagine strumentale. Non diversa la condizione ospedaliera dove il personale sanitario è sotto numero. Mancano i posti letto. Le urgenze viaggiano da ospedale a ospedale, da regioni a regioni fino ad approdare per chi può approdare in un privato efficiente e palestrato. I medici e il comparto sanitario battono cassa in preda al burn out. Come pugili suonati lasciano l’Italia per approdare in paesi che della sanità fanno un interesse primario, una ricerca, una tecnologia d’avanguardia, un’attrattiva, una ricchezza economica da reinvestire e rinnovare  il “sistema salute”.
  Una sanità con una pelle aliena a macchia di leopardo ha creato nel tempo un divario tra regioni ricche e quelle economicamente più povere. Favorendo una migrazione sanitaria dal sud verso le regioni del nord.
Immagine iconica è la medicina territoriale. Il medico di famiglia   era garante    delle attese di salute e della fiducia degli assistiti.
Convenzionato e indipendente da influenze esterne… presente in varie espressioni garantiva assistenza su tutto il territorio nazionale. Ormai sotto numero, limitata da provvedimenti restrittivi e da lacciuoli burocratici ha perso il primato, il cuore degli italiani. Chi ha le leve del potere e della decisione studia una dipendenza per togliere al medico l’autonomia e al cittadino la facoltà della scelta e della contrattazione. 
Quel che resta del Sistema Sanitario Nazionale vive nella determinazione dei suoi operatori. Interpreta tra mille trappole il suo primitivo ideale: realizzare   la migliore sanità possibile e garantire una dignitosa ed efficacia assistenza a tutti, in particolare, ai soggetti fragili. Un   ombrello protettivo che vada oltre  i limiti del campanile, le barriere geografiche, sociali, generi ed etnie nel rispetto delle diverse peculiarità regionali.  Chi crede conosce i limiti e i rischi. Ma il S.S.N. come un organismo vivente si rigenera nel tempo per la ricchezza delle sue cellule staminali.
L’anima della medicina, la sua giustificazione è l’uomo dell’alternanza dei giorni di vita, sofferenza e morte. Diversamente, tutto quello che facciamo diventa un freddo contenitore che rende meno drammatica la vita.  Questo valore primario “dell’altro” è la base di una metaetica su cui dovremmo riscrivere un nuovo umanesimo.