Sorrento, al voto ma con giudizio
4 Giugno 2026Al ballottaggio non si sceglie soltanto un sindaco. Si sceglie l’idea di Sorrento dei prossimi anni.
Al primo turno ciascuno ha espresso liberamente la propria sensibilità. C’è chi ha votato per appartenenza, chi per convinzione, chi per stima personale, chi anche per legami familiari o di amicizia. È il bello della democrazia.
Al ballottaggio, però, la scelta cambia natura. Non si tratta più soltanto di esprimere una preferenza personale. Si tratta di decidere quale idea di città dovrà guidare Sorrento nei prossimi anni.
Il primo turno ha consegnato un messaggio politico che merita attenzione. Soprattutto nel voto espresso sul candidato sindaco, una parte significativa della città ha scelto di andare oltre il peso delle singole liste, premiando credibilità personale, affidabilità e proposta amministrativa prima ancora delle appartenenze politiche.
Quel risultato non è casuale: racconta che molti cittadini hanno voluto guardare alla persona, allo stile e alla capacità di rappresentare una fase nuova per Sorrento.
È un segnale importante. Perché racconta il desiderio di una fase nuova, di un metodo amministrativo diverso, di un rapporto più trasparente tra cittadini e istituzioni.
E questa richiesta nasce da problemi concreti, vissuti ogni giorno.
Sorrento resta una città straordinaria, conosciuta e ammirata nel mondo. Ma accanto alle sue enormi potenzialità esistono questioni che attendono risposte serie: il traffico, la vivibilità del centro cittadino, il ruolo delle frazioni, la gestione dei flussi turistici, le difficoltà dei giovani, il tema della casa, la qualità dei servizi, la manutenzione e, più in generale, la qualità della vita dei residenti.
Sono problemi che non possono essere affrontati con slogan, promesse facili o annunci costruiti per conquistare qualche consenso in più.
Per questo il ballottaggio non dovrebbe essere vissuto come una polemica permanente, una tifoseria o una resa dei conti.
Serve chiarezza.
Servono responsabilità.
Servono istituzioni serie.
La democrazia funziona in modo semplice: chi vince governa, chi perde fa opposizione.
Ed entrambe le funzioni sono essenziali.
Chi governa deve amministrare con equilibrio, trasparenza e senso delle istituzioni. Chi siede all’opposizione deve controllare, proporre, vigilare e rappresentare una parte della città.
Per questo gli elettori hanno il diritto di sapere con chiarezza quali sono le posizioni in campo, quali alleanze vengono proposte e quale visione amministrativa si intende realizzare.
Niente trasformismi.
Niente accordi non dichiarati.
Niente operazioni opache.
Una maggioranza che governi alla luce del sole e un’opposizione che svolga il proprio ruolo con dignità e responsabilità rappresentano il normale funzionamento di una democrazia matura.
Anche il tono della campagna elettorale conta.
In una stagione nella quale troppo spesso la politica sembra vivere di scontri, polemiche e personalismi, appare importante chi sceglie di riportare il confronto sui problemi reali della città, sulle cose da fare e sul metodo con cui amministrare.
Perché il vero tema non è vincere una competizione elettorale.
Il vero tema è essere all’altezza della responsabilità di governare una comunità complessa e preziosa come Sorrento.
Ecco perché, al di là delle appartenenze e delle tradizionali divisioni politiche, il voto del ballottaggio merita una riflessione attenta e consapevole.
Perché oggi non si sceglie soltanto un sindaco.
Si sceglie il modello di città che accompagnerà Sorrento nei prossimi anni: più sobria o più urlata, più concreta o più propagandistica, più vicina ai cittadini o più distante dai loro problemi quotidiani.
Ed è una scelta che riguarda tutti.



