Screening? A volte funzionano alla grande.

Screening? A volte funzionano alla grande.

23 Ottobre 2018 2 Di Antonio Magliulo

Tecnologia di ultima generazione, una squadra compatta guidata bene dal responsabile Antonio Di Cerbo. Un’Azienda sanitaria locale che ci ha creduto. Sono questi gli ingredienti che hanno portato al successo (5.000 esami in un anno) la divisione diagnostica senologica dell’ospedale di Marcianise.

Antonio Di Cerbo Direttore divisione diagnostica senologica ospedale Marcianise

L’Azienda sanitaria locale di Caserta non vive, almeno nelle linee generali, quella che può essere definita una buona stagione. Peraltro in buona compagnia di tanti soggetti, chiamati a gestire la sanità pubblica, che si trovano a dover far quadrare i conti. Tutti stretti fra l’esiguità delle risorse disponibili e la cronica carenza di personale.  Due macigni che stanno stritolando il sistema sanitario nazionale.

Insomma, si assiste allo sforzo di chi si ostina a voler friggere il pesce con l’acqua, tanto per fare una citazione innovativa, pur consapevoli del rischio di incorrere nei rigori del copyright.

Ciononostante, non si può fare di tutt’erba un fascio (e qui andiamo a ri-correre il rischio copyright) perché non si può misconoscere – diamo a Cesare quello che è di Cesare (terzo rischio consecutivo) – che l’Asl di Terra di Lavoro, almeno nell’ultimo triennio, sul fronte degli screening del seno si è mossa bene, sia in termini di programmazione sia di interventi.

Dal 2015, infatti, la direzione strategica dell’Azienda ha avviato una politica di prevenzione seria, investendo (udite, udite) in tecnologia (mammografi di ultima generazione, tomosintesi) e sull’assunzione del personale necessario a portare avanti il programma di intervento per l’individuazione precoce delle neoplasie al seno. Se a questo si accompagna la decisione di coinvolgere le donne interessate mediante offerte attive, la campagna di comunicazione avviata dalla Regione e proseguita nei territori, l’allargamento della fascia di età (45-49 anni), allora il gioco è quasi fatto. Senza mai dimenticare, chiaramente, che senza apparecchiature e senza uomini il gioco non si può fare.

È accaduto così che, mentre negli anni che vanno dal 2000 al 2015, in tutta l’Asl, le mammografie sono risultate, in totale, 15.788, con un’adesione che sfiorava il 30%, a patire dall’accelerata voluta dall’azienda i numeri sono cambiati e non di poco. In un solo anno (2016) ed in un solo centro (Marcianise) sono state esaminate circa 5.000 donne, vale a dire un terzo di quelle esaminate nei quindici anni precedenti nell’intero territorio di competenza dell’Asl casertana.

Tra gli artefici silenziosi e – more solito – quasi sempre semisconosciuti, di questo positivo processo, Antonio Di Cerbo, referente del progetto screening e responsabile della diagnostica senologica nell’ospedale di Marcianise che, è giusto sottolinearlo, è stato il centro di riferimento più importante ed a maggiore “attrattività” dell’intero progetto di prevenzione.

“La buona organizzazione, le nuove apparecchiature e l’aumento del personale dedicato che hanno consentito l’azzeramento delle liste di attesa – spiega Antonio Di Cerbo – sono questi i fattori che ci hanno permesso di ottenere i positivi risultati raggiunti, per i quali abbiamo ricevuto anche i complimenti della Regione.”

Come si fa a passare da piccola struttura di un ospedale periferico a centro di riferimento per la diagnostica senologica dell’intera provincia?

“Alla fine le ricette sono semplici. Innanzitutto ci vogliono gli investimenti e, bisogna dare atto, che questi l’Asl li ha garantiti, poi occorre puntare sul personale e sulle professionalità. Sono convinto che senza un buon lavoro di squadra non si va da nessuna parte. Parimenti, nell’ambito di qualsiasi attività, se si vogliono raggiungere traguardi importanti, bisogna avere maturato le giuste esperienze. Infine, la voglia di lavorare che, posso garantire, non è mancata: a volte siamo andati ben oltre il normale orario di lavoro”.

La tecnologia?

“Conta anche quella. In alcune donne, l’elevata densità del tessuto mammario riduce la sensibilità diagnostica dell’esame mammografico. Un problema superabile con un’apparecchiatura di tomosintesi che è in dotazione nella nostra unità operativa”.

Il tumore al seno spaventa ancora.

“Purtroppo è così – nonostante i progressi scientifici e l’aumento delle guarigioni – sono ancora tante le donne che vivono con grande paura la diagnosi di carcinoma mammario. Né serve a tranquillizzarle un’arida statistica che, comunque, non azzera il rischio. Per questo diventa fondamentale promuovere la cultura della prevenzione, perché un tumore diagnosticato precocemente viene debellato nella quasi totalità dei casi. La paura di avvicinarsi persino alla diagnosi (il numero delle adesioni è cresciuto ma, in assoluto non raggiunge risultati di eccellenza) potrebbe volgere alla vittoria su di una malattia che, se affrontata tempestivamente, risulterebbe sicuramente sconfitta”.