Ma che “Veritas” dite?

Ma che “Veritas” dite?

17 Dicembre 2019 0 Di Andrea Del Buono *

“Lo studio pilotaVeritas presenta, nonostante l’allarmismo che ha suscitato nell’opinione pubblica, grandi limiti e manca di rigore metodologico”.

 

Sono almeno 10 anni che studiamo e analizziamo il fenomeno dell’inquinamento nella terra dei fuochi non come allarmismo, ma proponendo soluzioni che possano dare speranza a chi vive in aree contaminate. Il nostro lavoro iniziato come semplici e piccoli uomini di scienza che affiancando gli agronomi, i biologi vegetali e osservando come la natura si difende abbiamo (da 10 anni) “intuito” che a salvarci è proprio madre natura (come abbiamo scritto e pubblicato), consorzio microbico e molecole di ingegneria vegetale sono le armi che la natura utilizza e ci dona.

Ebbene queste nostre considerazioni sono semplicemente ignorate e si continua a fare solo allarmismo. È vero che noi non siamo universitari e quindi manchiamo di autorevolezza, non godiamo di finanziamenti pubblici, con i quali anche noi saremo in grado di progettare ricerche, ma siamo costretti ad adoperarci in privato e andiamo a promuovere nelle scuole e negli studi un sano stile di vita e un’agricoltura “Natural” solo ed esclusivamente con gli sforzi e le donazioni spontanee dei cittadini che ama NO LA TERRA dove vivono E la propria PATRIA.  Per autofinanziarci, venerdì prossimo 20 dicembre abbiamo organizzato una cena di Gala per raccolta fondi per continuare il nostro viaggio per dare speranza e per proseguire con tanti volontari a fare analisi dei prodotti agricoli e del terreno. Questa è la vera risorsa, allarmismo e paura alimentano e allontanano sempre più i nostri concittadini verso il nord (non meno inquinato di noi).

Voglio dire agli Scienziati che le più grandi scoperte sono state intuizioni: Albert Einstein, Isacco Newton… “L’educazione dell’intuizione è possibile ed è fondamentalmente una ricerca della verità da parte del soggetto, questo ha fondamentalmente bisogno di un maestro perché non è mai un processo solitario l’educazione all’intuizione”, ecco cosa ci piacerebbe che questi “Maestri” si confrontassero con noi e ci guidassero sulle nostre intuizioni e fare squadra. Ecco l’augurio e la richiesta al Buon Gesù che sta per nascere: Dacci un Maestro e facci discepoli. Perché insieme, cari ricercatori, si possono fare grandi squadre, grandi gruppi, però alla fine quello che intuisce è uno solo e che fa la differenza”.

Sullo studio targato Giordano, condivisibile e centrato il commento autorevole di Antonio Limone, direttore generale dell’Istituto zooprofilattico di Portici: “Da quando, per motivi istituzionali, mi occupo della cosiddetta “Terra dei Fuochi”, incontro, sempre più spesso, scienziati che fanno i politici. D’altro canto, se uno scienziato come Antonio Giordano si reca alla Camera dei Deputati a Roma e, con uno studio che si chiama “Veritas”, ci vuole spiegare che il suo lavoro scientifico stabilisce una correlazione tra l’esposizione ad alcuni contaminanti ambientali e la patologia neoplastica con 95 pazienti e 27 individui sani, non posso fare meno di nutrire forti perplessità.

La verità, in ambito scientifico è sempre parziale e temporanea e, in questo studio, l’assoluta assenza di rigore metodologico e la scarsa significatività dei dati, condite da comparazioni arbitrarie e traballanti, mi preoccupano per gli effetti che una falsa verità può determinare nella pubblica opinione, mentre tutto finisce nel frullatore mediatico, trasformando il metodo scientifico in una opinione.

Lo studio pilota “Veritas” presenta, nonostante l’allarmismo che ha suscitato nell’opinione pubblica, grandi limiti. Prima di tutto la totale mancanza di caratterizzazione ambientale, per cui non vi è riferimento alcuno, nell’elaborato, alle concentrazioni di metalli e composti organici persistenti nelle zone di studio.

In secondo luogo manca completamente rigore scientifico nella caratterizzazione e nella selezione della coorte di individui arruolata. Ci troviamo, infatti, di fronte a una popolazione estremamente eterogenea sia per provenienza che per range di età che, per la popolazione di soggetti malati va da 5-92 anni con una distribuzione del tutto casuale dei casi nelle fasce di età e con un’età media di 49 anni a fronte di una corte di controllo sana, che ci tengo a precisare essere composta solo da 27 soggetti, ossia un numero esiguo, e di 10 più giovane in media (37,2 anni) rispetto al campione di soggetti affetti da patologie tumorali. Inoltre, non risulta rappresentativa la distribuzione geografica e, anche in questo caso, il range di età è fin troppo variabile. Direi quasi casuale.

Infine non sono esplicitati i tempi di esposizione a eventuali sostanze inquinanti, né informazioni sullo stile di vita di tutti i soggetti coinvolti dallo studio e, ancora più grave, manca l’approvazione del comitato etico, ritenuto indispensabile per gli studi di biomonitoraggio dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, che garantisce eticità, fattibilità e scientificità di uno studio. Questo aspetto appare tanto più preoccupante alla luce dell’arruolamento di minori. Nei prossimi giorni, dopo le festività, promuoveremo un evento che ha come scopo quello di informare la pubblica opinione sullo stato dell’arte dello studio Spes, che l’Istituto zooprofilattio sperimentale del Mezzogiorno coordina rispetto a numerosi Enti di Ricerca, tutti pubblici (Istituto Superiore di Sanità, Università, Cnr, Enea e Ircs Pascale) e per presentare le attività relative alla delibera di Giunta regionale della Campania numero 180 del 24 aprile scorso.

*Presidente Fondazione Ddclinic research institute