Frana di Amalfi, il commento del geologo Giovanni Rea

Frana di Amalfi, il commento del geologo Giovanni Rea

15 Febbraio 2021 0 Di Miriam Perfetto

Sono trascorsi alcuni giorni dal 2 febbraio, giorno in cui è avvenuta la frana di Amalfi che ha interessato il costone roccioso a valle del borgo di “San Biagio”, la S.S.163 Amalfitana e il sottostante parcheggio del ristorante “La Marinella” sul lungomare “Dei Cavalieri” (nella foto). La tragedia è stata sfiorata, né morti e né feriti ma solo danni. Puntuali polemiche e discussioni nelle piazze e sui social, tutti si improvvisano esperti sul dissesto idrogeologico, sulle frane e sugli smottamenti. Per fare chiarezza abbiamo invitato ai microfoni di Tutto Sanità Giovanni Rea, lui geologo lo è veramente ed esercita la professione da oltre 60 anni. In passato, il dottor Rea, senza l’ausilio dei droni, dei satelliti, ma camminando direttamente sul territorio, con la sola “piccozza” in mano, è riuscito a dare delle risposte alle realtà che rilevava.

Perché avvengono frane come quella di Amalfi?

La causa principale per cui avvengono queste frane è dovuta allo stato di fratturazione e alterazione delle rocce che formano i monti della penisola, strati carbonatici, mesozoici che risultano più antichi verso Salerno (risalenti a 200 e 150 milioni di anni fa) e più recenti verso la Punta Campanella (tra 100 e 66 milioni di anni fa). Il tempo e le deformazioni tettoniche (movimenti della crosta terrestre) che hanno subito le rocce ne hanno aumentato lo stato fessurativo, come è evidente dal materiale franato ad Amalfi, formato da molti frammenti a spigoli vivi che testimoniano l’intensa fratturazione del versante. Possiamo dire, quindi, che una delle condizioni predisponenti delle frane è l’età, più le rocce sono vecchie più sono fratturate e più sono predisposte a franare, specie se innescate dall’acqua. Nel caso della frana di Amalfi, infatti, nei giorni precedenti sono precipitate ingenti quantità di acqua nella zona a monte della parte rocciosa, che sono percolate, attraverso le fratture delle rocce sviluppando pressioni idrauliche che hanno spinto le rocce a staccarsi.

Perché l’intervento di bonifica, preesistente nel tratto di costone franato non è stato efficace?

Giovanni Rea

Lo sono stato sempre contrario a interventi realizzati con funi e reti metalliche chiodate alla parete rocciosa, molto diffusi in costiera, che consentono di trattenere solo massi di piccole medie dimensioni, ma non sono sufficienti a fermare crolli estesi, come quello di Amalfi, inoltre, la realizzazione dei fori di ancoraggio delle reti, a volte costituiscono un ulteriore elemento di disturbo alle rocce già fratturate e costituiscono una corsia preferenziale per l’infiltrazione delle acque. Con il tempo, inoltre, le malte cementizie che fissano i chiodi alla roccia possono perdere la presa facendo distaccare la rete.

Quale tipologia di intervento consiglierebbe per la bonifica di questi versanti?

Ho sempre guardato con ammirazione i sistemi di contenimento che realizzavano le antiche popolazioni che abitavano le aree della penisola sorrentina, gli antichi Romani, i Borbone e i successivi abitanti, per arginare i continui movimenti franosi che si susseguivano lungo la costa utilizzavano sistemi di contenimento con macerine a secco, archi di contenimento in pietra, barbacani e piccole opere di puntellatura localizzate. Queste antiche opere sono largamente diffuse in tutta la zona e sono risultate efficaci per molto tempo.

Perché oggi non si fanno più queste opere e sono state sostituite da reti e chiodi, forse ci sono problemi di ordine paesaggistico?

I piani urbanistici e territoriali possono recepire questo tipo di opere più belle, di maggiore durata ed efficacia. Oggi, tuttavia, vengono preferite le opere in cemento armato e reti metalliche perché sono più facili e rapide da progettare e realizzare, inoltre le maestranze e i materiali per la realizzazione delle opere tradizionali sono di più difficile reperimento.

Poteva essere prevista la frana di Amalfi?

Tutta la zona franata è classificata ad elevato pericolo Frana dall’Autorità di Bacino competente. In passato, la parete franata aveva già rilasciato dei massi, infatti, erano stati effettuati gli interventi di bonifica che, purtroppo, non sono stati efficaci. Lungo tutta la S.S. 163 Amalfitana si vedono molti interventi con reti metalliche di protezione che spesso evidenziano rotture e deformazioni, dovute alla presenza di accumuli di massi alla base. Segno della mancanza di manutenzione delle opere.

Le popolazioni della costiera possono convivere con questa spada di Damocle che gli pende sulla testa?

Quando hai una frana che può caderti in testa o ti levi da sotto, o rimuovi la frana. L’unica possibile soluzione intermedia e quella di puntellarla con opere efficaci e che periodicamente devono essere mantenute e adeguate per mitigarne il rischio.

È possibile ad Amalfi spostare la popolazione dalle aree in frana?

Si, sarebbe possibile sfruttando la legge delle aree sottoposte a consolidamento che permettono la delocalizzazione delle zone urbanizzate ubicate in aree a rischio molto elevato da frana.

Potrebbe essere un’idea, anche per dare una spinta all’economia turistica della zona, investire nel risanamento idrogeologico della costiera?

Sicuramente, anche gli studi sui cambiamenti climatici che stanno interessando tutto il pianeta prevedono un incremento dei fenomeni franosi. Per anni il territorio è stato trascurato e abusato, pertanto oggi è indispensabile intervenire con un’azione di risanamento ambientale e quindi anche idrogeologico di tutta l’area, al fine di preservare alle future generazioni il territorio. Per l’area in frana di Amalfi inizierei la bonifica del versante partendo da valle, con il ripristino dell’arco di contenimento in muratura che sostiene la strada e proseguirei verso l’alto con ulteriori opere di consolidamento statico come barbacani, muri, archi ecc, e non con chiodi e reti.

Dopo ogni evento franoso viene richiesto a gran voce l’aiuto del geologo, quale esperto del territorio, ma immediatamente dopo l’emergenza scompare dalle cronache, perché?

La figura del geologo, ancora oggi non è sempre utilizzata nel migliore dei modi, spesso viene interpellata solo perché prevista dalla legge e per avvallare le scelte progettuali decise a priori da altri tecnici. Il geologo, andrebbe affiancato al progettista sin dalle prime fasi della stesura del progetto, per poter “cucire” il lavoro redatto su carta al territorio, così bisognerebbe fare per parlare di qualità, è il progetto che deve adeguarsi al territorio e non viceversa. La figura del geologo non va interpellata solo nei momenti di emergenza ma sempre per meglio salvaguardare e tutelare l’ambiente, come si suol dire meglio prevenire che curare…

Consiglierebbe, oggi, a un giovane l’iscrizione alla facoltà di geologia?

Dopo il terremoto del 1980 c’è stato un boom di iscrizioni a geologia, ma le aspettative degli studenti non hanno trovato riscontro sul mercato di lavoro. L’università, purtroppo, ha formato laureati con una preparazione prevalentemente naturalistica, trascurando le attuali esigenze professionali che affiancano le conoscenza naturalistiche alle competenze tecniche. A un giovane, oggi, consiglierei di iscriversi alla facoltà di geologia perché vanno preservate le conoscenze geologiche del territorio, ampliando le competenze nei settori della geotecnica, della geofisica e dell’idraulica ecc. 

Il geologo Rea prima di congedare Tutto Sanità ricorda che l’ambiente che ci circonda ha bisogno della geologia, ci sono territori ad alto rischio dove frane, smottamenti, terremoti possono mettere a dura prova l’intera esistenza e l’economia. È opportuno investire sulla salvaguardia del territorio ed è indispensabile educare le nuove generazioni ad avere cura dell’ambiente circostante, monitorare, vigilare, investire sono termini che devono essere interiorizzati fin da bambini. Un ruolo importante ha la scuola, la famiglia e le Istituzioni nazionali e locali, se ognuno di noi facesse la sua parte potremmo sicuramente vivere in un ambiente più sicuro e perché no anche più confortevole. La mia speranza sono i giovani, investiamo sul loro futuro, è questo il monito del dottore Giovanni Rea. Il futuro sarà quello che oggi noi tuteliamo e costruiamo, abbiamo, quindi, una grossa responsabilità nei confronti dei posteri.