Assistente infermiere, il Tar da lo stop ma il Nursing up non si ferma

Assistente infermiere, il Tar da lo stop ma il Nursing up non si ferma

4 Settembre 2026 Off Di La Redazione

 Dopo la sentenza con cui il TAR Lazio ha dichiarato inammissibile il ricorso contro l’istituzione dell’Assistente infermiere, il sindacato annuncia la volontà di portare la battaglia davanti al Consiglio di Stato.

Una scelta che il Presidente Nazionale del Nursing Up, Antonio De Palma, definisce «la naturale prosecuzione di una battaglia di coerenza» cominciata molto prima dell’approdo nelle aule giudiziarie e condotta contro l’introduzione di un profilo che, secondo il sindacato, rischia di creare sovrapposizioni di competenze, zone grigie organizzative e un progressivo impoverimento della professione infermieristica.

«Prendiamo atto della decisione del TAR, la rispettiamo, ma non la condividiamo e non intendiamo fermarci qui – dichiara De Palma –. Abbiamo combattuto questa battaglia quando sarebbe stato certamente più comodo rimanere in silenzio e continueremo a farlo fino all’ultimo grado consentito dall’ordinamento. Per questo siamo determinati a rivolgerci al Consiglio di Stato».

Da mesi Nursing Up contesta soprattutto il rischio che l’Assistente infermiere possa diventare, nella realtà quotidiana di ospedali, RSA e servizi territoriali alle prese con gravi carenze di personale, una scorciatoia organizzativa rispetto alla necessità di investire sugli infermieri.

Il DPCM definisce l’Assistente infermiere un operatore di interesse sanitario, chiamato a collaborare con gli infermieri e a svolgere le proprie attività secondo le loro indicazioni.

Nursing Up ha però contestato fin dall’inizio l’attribuzione alla nuova figura di attività che toccano ambiti delicati dell’assistenza, dalla preparazione e somministrazione di farmaci nelle condizioni previste dal decreto, alla cura di stomie stabilizzate e alla nutrizione enterale, fino alla rilevazione dei parametri vitali, denunciando il rischio di confini professionali sempre più difficili da governare nella concreta organizzazione dei servizi.

«Non abbiamo mai combattuto contro specifiche categorie – precisa De Palma – la nostra è una battaglia per un modello di sanità nel quale a ogni professionista corrispondano formazione, competenze e responsabilità chiaramente definite. Se mancano gli infermieri, la risposta non può essere ridurre progressivamente il livello di qualificazione richiesto per attività assistenziali a carattere sanitario».