Asl Ce, Salute mentale: laddove si diradano le nebbie del “male oscuro”

Asl Ce, Salute mentale: laddove si diradano le nebbie del “male oscuro”

1 Giugno 2026 Off Di Pasquale De Rosa

In Italia, oltre 3,5 milioni di persone soffrono di disturbi depressivi. Di questi, circa un milione è colpito dalla forma più grave di depressione maggiore.

Si stima inoltre che circa il 10% della popolazione abbia sperimentato un episodio depressivo nel corso della propria vita.

Secondo una previsioe dell’Oms, entro il 2030, il disturbo depressivo è destinato a diventare la patologia cronica e la prima causa di disabilità con il maggiore impatto economico e sociale al mondo.

Purtroppo, come ribadisce un vecchio adagio, le disgrazie non vengono mai da sole, e così alle prime due notizie negative bisogna aggiungere, necessariamente, la terza : sono anni che il Sistema sanitario nazionale  puntualmente sottofinanzia il segmento della psichiatria con conseguenze facilmente intuibili.

Il campo è vasto, impossibile da trattare in un contesto limitato, qual è appunto quello di un articolo di giornale, ed allora, riproponendoci  di ritornare sull’argomento, proviamo a gettare un po’ di luce sul « male oscuro » della depressione, facendoci una chiacchierata con il dottor Fabrizio Ferraiuolo, direttore dell’Unità operativa di salute mentale di Caserta, che con il suo team, da anni ha dato corso adun approccio innovativo alla malattia.

Come sta affrontando ed affronta il Centro da lei diretto le forme depressive resistenti e quelle a forte rischio suicidario?

Il Centro di Salute Mentale di Caserta per le depressioni resistenti, oramai da sette anni propone, con ottimi risultati, il trattamento con l’Esketamina, una datata sostanza utilizzata come anestetico, che ha evidenziato una decisa azione antidepressiva nelle forme refrattarie ai trattamenti con i comuni farmaci oggi impiegati nella cura ed in quelle che possono sfociare in atti inconsulti, fino alla violenza estrema rivolta contro se stessi. Su questo fronte il nostro Centro è il primo riferimento in Campania e tra i primi in Italia. Presso l’UOSM 12 di Caserta è attivo da tempo, infatti, un ambulatorio dedicato alle terapie innovative per i disturbi resistenti in psichiatria, con particolare attenzione alle forme depressive resistenti.

Vuole chiarire il concetto di depressione resistente? Per depressione resistente si fa riferimento alla manifestazione di un episodio depressivo maggiore che non ha mostrato una risposta clinicamente significativa ad almeno due trattamenti antidepressivi differenti, assunti per tempi, dosaggi e aderenza terapeutica adeguati. In questa cornice, l’ambulatorio rappresenta un riferimento specialistico per la valutazione e il trattamento dei quadri depressivi refrattari, anche mediante l’impiego di Esketamina nei casi appropriati.

Perché anche oggi la depressione resistente rappresenta ancora una sfida così difficile da affrontare?

La difficoltà nasce anzitutto dalla stessa definizione clinica di resistenza. Una cospicua ed accreditata letteratura scientifica riporta che il 30-35% dei pazienti con diagnosi di Disturbo Depressivo Maggiore sono definiti come resistenti, se non raggiungono la remissione clinica dopo due cicli di adeguato trattamento antidepressivo (Oliveira- Maia et al., 2024). La natura cronica e la persistenza dei sintomi, in tali varietà, si riflette su un rischio suicidario che, rispetto alle forme melanconiche tipiche, è significativamente più elevato, con un’incidenza dei tentativi autolesivi fino a dieci volte superiore ed un rischio di mortalità al di sopra del 17%. Il tasso dei comportamenti suicidari nei resistenti è, infatti, raddoppiato e quello dei decessi è risultato dieci volte maggiore.

Su queste persone in trattamento la terapia non è solo farmacologica e non vengono affidate ad un singolo specialista, qui lavorate in squadra. Da chi è composto il gruppo di studio?

Il team investigativo di riferimento è composto dai Dirigenti Psichiatri Milena Piccirillo, Pietropaolo Russo, Elena Scopetta, Cristina Serritella, Giulia Tarantino.

Al di là della cura dei pazienti che resta primaria, voi state cercando di portare avanti anche un lavoro di studio per consentire  anche ad altri l’utilizzo delle metodiche impiegate. Su cosa si concentrerà concretamente la ricerca sperimentale?

Il focus della ricerca sarà orientato sul misterioso mondo dei biomarcatori nella depressione: il gruppo di studio analizzerà, attraverso un percorso sperimentale, la parametrazione degli indici infiammatori subclinici o silenti nelle forme depressive resistenti e in quelle atipiche, titolando specifici biomarcatori. Il Gold Standard da raggiungere è stabilire se il trattamento con Esketamina possa influenzare o spegnere tali indici e quali saranno gli esiti a un anno e a lungo termine.

Perché è importante studiare la qualità della vita e il rischio “quoad vitam” nei pazienti resistenti alle cure tradizionali?

È importante perché, in questi quadri, non è in gioco soltanto la riduzione dei sintomi, ma anche il funzionamento globale e la prognosi vitale del paziente. Il campo esplorativo è particolarmente interessante perché prende in considerazione la qualità della vita ed il rischio “quod vitam” negli assistiti refrattari alle comuni cure erogate, definiti come depressi resistenti.

Quali parametri biologici verranno monitorati durante la ricerca? 

Sul piano operativo, saranno titolati diversi parametri sieroematologici. Le titolazioni dei biomarcatori dell’infiammazione, hsPCR, IL-6, IL-2, TNF- α, emocromo e fibrinogeno, nella coorte selezionata, saranno effettuate al tempo 0, a tre mesi, a 8 mesi e a un anno, ponendoli in relazione con il quadro clinico e la persistenza dei sintomi, nella speranza di facilitare nei pazienti il difficile recupero di una migliore qualità di vita. Un progetto molto ambizioso che richiederà tanto coraggio e un po’ di sana follia per esplorare il lato oscuro della luna senza poter disporre dei potenti mezzi di “un’agenzia aereospaziale” (without sponsor).   

Esiste, dunque, un legame tra depressione resistente e infiammazione silente?

È la nostra ipotesi di partenza. In questa prospettiva, nelle forme depressive resistenti ed a rischio suicidario sembra coesistere un processo infiammatorio subclinico. Da qui nasce la proposta di uno screening sierologico degli indici di flogosi, allo scopo di intercettare eventuali alterazioni biologiche silenti e metterle in relazione con il quadro clinico, la persistenza dei sintomi e la risposta al trattamento.

Nel Centro di Salute Mentale di Caserta sono previsti locali dedicati dove vengono seguiti i pazienti con depressione resistente? 

I pazienti sono accolti in un setting riservato. Le depressioni complesse, refrattarie ai comuni trattamenti e di frequente “improntate” da una reattività infiammatoria silente – cioè senza una manifesta sintomatologia clinica-, vengono accettate ed attenzionate in un ambulatorio dedicato presso la Salute Mentale di Caserta, nella sede di Via Roma.

La depressione contemporanea è diversa rispetto a quella del passato?

“La depressione dei nostri tempi”, agli occhi dei curanti, si presenta con un nuovo look, sfuggente e ancora non inquadrabile a tutto schermo, contraddistinto da una diversa vulnerabilità clinica che opera, da valida agonista, nel conferire un tipico spessore psicopatologico allo zoccolo duro di un male ritenuto sempre più come un disturbo eternalizzato e resistente. Un “male oscuro” che continua a fungere da attrattore e da cassa di risonanza nei confronti dei fattori avversi e delle attuali difficoltà come accadeva rispetto a quelle dei tempi passati.

In che modo il disagio contemporaneo appare diverso rispetto a quello del passato?

La differenza riguarda soprattutto il contesto in cui il disagio prende forma. L’uomo contemporaneo si rapporta non con un male di vivere nella sua “dimensione romantica goethiana” che lo vedeva impotente nei confronti della forza incontrollabile della Natura, entità selvaggia e divina, ma con una potenza distruttiva ed occulta, a volte aliena e a volte quasi neoplastica propria del suo ecosistema.

Questi fattori negativi agiscono separatamente oppure tendono a sommarsi tra loro?

Tendono a sommarsi e a stratificarsi. I suddetti eventi sfavorevoli coesistono in una contemporanea e specifica “dimensione avversativa” che va dalla sovraesposizione mediatica alla deriva sociale, politica ed essi non fanno un’onorevole ammenda alle disuguaglianze socio-economiche, alla povertà, alla caduta dei riferimenti, alla perdita della funzione guida della tradizione.

Anche l’ambiente e l’inquinamento possono influenzare la salute mentale?

Sì, tali « phantom elements » sembrano entrare nel campo della vulnerabilità psicofisica. Ancora in questa “lenta discesa negli abissi”, non senza qualche nota di paradossale stupore, sembrano concorrere l’inquinamento atmosferico, la variabilità climatica, la qualità dell’acqua potabile consumata, la disponibilità d’accesso agli spazi verdi ed anche, allibito e turbato da ciò, la presenza fumosa e spettrale dello smog.

Quanto può essere distruttiva questa miscela di fattori ambientali e sociali?

La loro azione può essere profondamente esplosiva. Tale miscela nervina di agenti tossici annichilisce la salute come l’antimateria fa quando incontra la materia.

Quanto è importante, in questo contesto, poter accedere ad una sanità pubblica di qualità?

Nell’attuale scenario, l’accesso alle cure diventa un argine fondamentale. Ricorrendo in appello ad una nota shakesperiana “the last but not least”, nella sua accreditata enfatica inferenza, poniamo a fare da contraltare “alla funesta discesa nel precipizio”, un presidio protettivo essenziale che è l’agevole possibilità di accesso ad un’universalistica assistenza sanitaria di qualità.

Esistono modelli scientifici che cercano di spiegare l’impatto dell’ambiente sulla salute mentale?

Uno dei concetti più interessanti, in tal senso, è quello di esposoma. Il neuroscienziato Augustin Ibáñez, in un recente articolo a tema sulle politiche sanitarie-ambientali, sviluppo urbano ed invecchiamento cerebrale, edito su Nature Medicine, definisce l’attuale concetto di “esposoma”, qualificandolo come la sommatoria degli effetti combinati e concomitanti dei diversi fattori avversi di natura ambientale, sociale, politica e sanitaria, su di un individuo con un aumentato rischio di neuro-infiammazione,