Anticorpi monoclonali prodotti in Italia e venduti in Germania, un paradosso che sa di beffa

Anticorpi monoclonali prodotti in Italia e venduti in Germania, un paradosso che sa di beffa

26 Gennaio 2021 1 Di Luigi De Rosa

Il ministro della salute tedesco Jens Spahn ha annunciato alla “Bild am Sontag” che il governo tedesco ha acquistato 200mila dosi di anticorpi monoclonali per una spesa complessiva di 400milioni di euro, dunque 2mila euro a dose di quel rimedio, che tempo fa avrebbe rimesso in piedi in poco tempo l’ex Presidente statunitense Donald Trump. Bisogna ricordare che il cocktail salvifico di anticorpi monoclonali non è stato ancora approvato dall’Agenzia europea dei medicinali, EMA, perché ancora in fase sperimentale, e attualmente può essere usato solo in fase di ricerca, tuttavia i tedeschi credono in questo rimedio che sta offrendo risultati molto incoraggianti a livello di prevenzione, cura e profilassi contro il Covid-19,  e il paradosso è che l’italiana Bsp Pharmaceuticals S.p.A. di Latina  insieme ad altri sei stabilimenti nel mondo che gestirà le fasi principali della  produzione di Bamlanivimab, questo il termine farmacologico per indicare l’anticorpo monoclonale. Dunque i tedeschi acquistano gli anticorpi monoclonali per affiancare ai vaccini un altro rimedio efficace da noi, ma il nostro governo che sta facendo? Ogni commento è superfluo. Ma cerchiamo di capire cosa sono questi anticorpi monoclonali, come funzionano e se hanno controindicazioni con l’aiuto delle informazioni fornite dalla Società Italiana di Farmacologia. Gli anticorpi monoclonali (abbreviati in MAb) sono molecole biologiche in grado di riconoscere, legare e neutralizzare in maniera specifica un determinato antigene. I MAb sono anticorpi creati in laboratorio da cellule “immortali“, ottenute dalla fusione di una cellula che produce anticorpi (linfocita B) e una cellula trasformata con vita e capacità di produrre anticorpi, potenzialmente illimitate. La ricerca scientifica volta allo studio dei MAb è di notevole interesse. In trent’anni stati approvati 80 MAb, nel 2018 la FDA (Food and Drug Administration, USA) ha approvato 12 nuovi MAb. Gli anticorpi monoclonali vengono utilizzati principalmente per il trattamento di patologie oncologiche, ematologiche e autoimmuni. Il 3% dei pazienti affetti da CoVID-19 sviluppa una severa patologia respiratoria (sindrome da distress respiratorio acuto, ARDS), responsabile di un quadro tanto grave da portare al ricovero nei reparti ospedalieri di terapia intensiva e che può avere esito fatale. Durante questa condizione, l’organismo sviluppa una risposta infiammatoria molto elevata associata alla cosiddetta “tempesta citochinica”, che si manifesta con una massiva produzione di molecole infiammatorie (citochine e chemochine). Alcuni MAb agiscono riducendo queste molecole infiammatorie, quali IL-6, TNF-α IL-1 e l’interferone-gamma che aggravano l’ARDS. Pertanto, l’uso di MAb ad attività antinfiammatoria rappresenta una delle possibili strategie mirate per migliorare i sintomi in pazienti affetti da COVID-19: tra i MAb utilizzati, il tocilizumab (ridordate un certo Paolo Ascierto?), indicato nella terapia dell’artrite reumatoide, è diretto contro il recettore dell’IL-6 e riduce la risposta infiammatoria a livello polmonare in tali pazienti. Un altro MAb utilizzato è l’eculizumab, approvato per il trattamento di alcune malattie rare, che agisce riducendo una delle prime fasi della risposta infiammatoria indotta dalla COVID-19. Per contrastare la grave sintomatologia polmonare indotta dalla COVID-19 sono stati utilizzati anche l’anakinra, un inibitore dell’IL-1, indicato per il trattamento dell’artrite reumatoide e l’emapalumab, un MAb diretto verso l’interferone-gamma. Tuttavia, il loro utilizzo clinico ne ha anche evidenziato alcuni effetti avversi tra cui infezioni gravi, tossicità epatica, neutropenia ed immunogenicità. Da noi a Siena un gruppo di ricerca coordinato dal microbiologo Rino Rappuolo, direttore scientifico di Gsk Vaccines e coordinatore del progetto di ricerca sugli anticorpi monoclonali di Tls, sta ottenendo risultati incoraggianti ma come vi dicevo siamo ancora in fase di ricerca, resta il paradosso che invece la Germania ha deciso di gettare il cuore oltre l’ostacolo.