Vangelo in Salute: la Parola che Cura

Vangelo in Salute: la Parola che Cura

1 Febbraio 2026 Off Di Fabio De Biase

Le Beatitudini non sono per i forti, ma per i guariti: quando Dio riscrive l’idea di felicità.

Il Vangelo di questa IV Domenica del Tempo Ordinario ci porta sul monte.

Gesù sale, si siede, apre la bocca e insegna.

È un gesto solenne, quasi liturgico.

Qui non improvvisa, pronuncia il cuore del Vangelo.

Le Beatitudini non sono un discorso tra tanti: sono la radiografia dell’uomo sano secondo Dio.

Non descrivono un ideale irraggiungibile, ma una umanità finalmente riconciliata con la propria fragilità.

Gesù non dice cosa bisogna fare per essere felici; dice chi è già felice, anche se il mondo non se ne accorge.

Viviamo in una società ossessionata dalla felicità.

Tutti la cercano, pochi la trovano.

Perché spesso la cerchiamo nei posti sbagliati: nel successo, nel consenso, nel possesso, nella forza.

Questa è la grande malattia spirituale del nostro tempo: confondere la felicità con la prestazione.

Essere felici solo se vinci, se emergi, se non mostri debolezze.

Ma così la felicità diventa un peso, non una promessa.

Gesù, con le Beatitudini, fa una diagnosi impietosa e misericordiosa insieme:

non siete infelici perché sbagliate tutto,

ma perché vi state curando con medicine sbagliate.

Gesù non inizia con “Guai”, ma con “Beati”.

Non parte dalla mancanza, ma dalla possibilità.

Non condanna, ma apre.

“Beati i poveri in spirito.”

Non esalta la miseria, ma libera dalla schiavitù del possesso.

Il povero in spirito è colui che non si crede autosufficiente, che sa di aver bisogno.

È l’uomo guarito dall’illusione di bastare a se stesso.

“Beati quelli che sono nel pianto.”

Non perché il dolore sia buono, ma perché non lo rimuovono.

Chi piange resta umano.

Chi non anestetizza il dolore resta capace di amare.

Gesù cura la nostra paura della fragilità.

Ci dice: non sei meno felice perché soffri,

sei più vicino alla verità di te stesso.

Le Beatitudini sono una grande disintossicazione spirituale.

Liberano il cuore da una felicità tossica, competitiva, escludente.

“Beati i miti.”

In un mondo che premia l’aggressività, Gesù benedice la mitezza.

Non la debolezza, ma la forza che non schiaccia.

La mitezza è forza guarita, non forza negata.

“Beati quelli che hanno fame e sete della giustizia.”

Non i cinici, non i rassegnati, ma chi continua a desiderare un mondo più umano.

La speranza, qui, è segno di salute spirituale.

Questa Domenica di Tuttosanità ci invita a chiederci:

da quale idea di felicità devo guarire?

Da quale modello di vita che mi consuma invece di nutrirmi?

“Beati i misericordiosi.”

La misericordia è la beatitudine centrale, perché è la forma concreta dell’amore guarito.

Chi è misericordioso non è ingenuo:

è uno che ha smesso di vivere sulla difensiva.

La durezza del cuore è una malattia.

Il rancore è una infezione lenta.

Il perdono è una terapia esigente, ma liberante.

Gesù non idealizza: promette.

“Troveranno misericordia.”

Chi perdona, guarisce.

Chi odia, si ammala.

“Beati i puri di cuore.”

La purezza evangelica non è ossessione morale, ma trasparenza.

È lo sguardo che non manipola, che non usa, che non possiede.

Il cuore impuro è un cuore confuso, diviso, affollato.

Il cuore puro è un cuore semplificato.

E per questo vede Dio.

Questa è una delle guarigioni più profonde:

passare da uno sguardo sospettoso a uno sguardo limpido.

Da una fede complicata a una fede essenziale.

“Beati gli operatori di pace.”

Non quelli che evitano i conflitti, ma quelli che li attraversano senza distruggere.

La pace non è assenza di tensioni, ma capacità di custodire la relazione.

In un mondo polarizzato, aggressivo, urlato,

la pace diventa segno di maturità spirituale.

È la salute delle relazioni, il frutto di cuori riconciliati.

Gesù chiama questi beati “figli di Dio”.

Perché assomigliano al Padre.

“Beati i perseguitati per la giustizia.”

Qui Gesù è chiarissimo:

la fedeltà al Vangelo ha un prezzo.

Non perché Dio voglia il dolore,

ma perché un mondo malato rifiuta ciò che lo smaschera.

Chi vive secondo le Beatitudini non si adegua.

E questo disturba.

Ma Gesù non lascia soli:

“Rallegratevi ed esultate.”

Non per il dolore in sé, ma perché la vostra vita ha un senso pieno.

Per riflettere : la felicità che guarisce

Le Beatitudini non sono per anime eroiche,

ma per cuori che hanno accettato di essere curati.

Non sono il premio dei perfetti,

ma la strada dei veri.

Gesù non dice: “Diventate così e sarete beati.”

Dice: “Così siete già, se vi lasciate amare.”

La Parola che cura oggi ci consegna una verità disarmante:

la felicità non è assenza di ferite, ma presenza di Dio dentro le ferite.

E allora sì, le Beatitudini diventano il manifesto della tuttasanità evangelica:

un’umanità meno potente, ma più vera;

meno vincente, ma più felice;

meno sicura di sé, ma finalmente in pace.