Mattia Rosso: “Lo sport è una scuola di vita incredibile”

Mattia Rosso: “Lo sport è una scuola di vita incredibile”

22 Novembre 2022 0 Di Marco Magliulo & Pasquale Maria Sansone

Il momento in cui tutto attorno a te sparisce… Il momento in cui accarezzi la palla… Il momento in cui palleggi. (Valerio Vermiglio)

Oggi parliamo di Covid, sport e salute con: Mattia Rosso.

La fase pandemica più acuta sembra ormai alle spalle, anche se i continui colpi di coda non lasciano tranquilli, come ha vissuto, come vive, come ha affrontato e come affronta questa situazione di grande difficoltà per il mondo dello sport, come ha gestito la paura del contagio e del disagio legato alle misure restrittive?

Proprio mentre rispondo a queste domande mi ritrovo a casa positivo al covid per la quarta volta. La paura nel tempo si è affievolita, così come l’attenzione e le misure preventive. Devo ammettere però di fare un lavoro che mi espone al potenziale contagio, vivendo giornalmente a stretto contatto con molte persone in ambienti chiusi e senza protezione. Inoltre, essendo padre, il mio pensiero è sempre rivolto alla salvaguardia delle salute della mia famiglia. In generale mi ritengo molto prudente e sensibile all’argomento, l’avvento della pandemia ha cambiato definitivamente il modo di vivere lo spogliatoio, le trasferte, gli attimi di condivisione comune. Alcune piccole ed impercettibili abitudini che prima avevo sono sparite.

Le restrizioni ed i tentennamenti del mondo politico hanno causato gravi danni al mondo dello sport, soprattutto a quello cosiddetto minore, cosa è successo in particolare nella sua specialità? 

Il covid in un certo senso lo considero un bene: tutto ad un tratto è emerso agli occhi di tutti quello che è, o meglio quello che non è lo sport in Italia. È così è venuto fuori che siamo senza tutele previdenziali, con contratti improbabili, esposti ai quattro venti. Così è successo che ogni società ha agito a modo suo, allineate però su una linea comune: decurtare stipendi. E noi impotenti.

Ad oggi però, dopo quasi tre anni, festeggiamo una grande notizia: lo sport e tutto il suo mondo ” sommerso” diventa riconosciuto dallo stato, con tutti annessi e connessi.

Chi è stato in famiglia o tra gli amici a spingerla verso l’attività agonistica, oppure si è trattato di una sua folgorazione guardando ai modelli dei grandi campioni?

Sono nato a Cuneo, in Piemonte, cittadina dove la pallavolo rappresentava lo sport cittadino per eccellenza, la società era storica, il seguito era molto, per cui ai tempi venni visionato durante l’ora di educazione fisica in terza elementare da uno dei vari talent scout che andavano nelle scuole del territorio a cercare potenziali talenti. Da lì nacque tutto, la mia famiglia non aveva tradizione sportiva. 

Al di là delle doti personali e delle attitudini, quanto conta la forza di volontà nel raggiungimento degli obiettivi?

Molto, ma la chiamerei motivazione. La motivazione è la chiave per muovere tutto nella vita. Anche se quando si è giovani in realtà non si sa bene il perché, si fa una cosa e basta.. poi quando arriva il professionismo, l’età adulta, allora  la forza di volontà prende forma nelle mente dello sportivo e può far fare quegli step in più rispetto a chi ne ha meno. La base di partenza però si chiama madre natura: la pallavolo è uno sport selettivo, l’altezza gioca un ruolo determinante così come il talento. Queste due doti vanno però alimentate con la forza di volontà.

Se dovesse dare qualche consiglio utile ai ragazzi che si avvicinano alla sua specialità cosa suggerirebbe?

Per me la pallavolo è lo sport più bello del mondo, per cui sarei di parte. Quello che mi sento di dire è semplice: fate sport, quello che preferite, il più possibile, per tutta la vita. È una scuola di vita incredibile, ha un percorso formativo infinito, regola l’umore, leviga il carattere, fa crescere in modo esponenziale la persona e sviluppa della doti e delle competenze incredibili.