Mammografia a partire dai 40 anni, ecco come potrebbe cambiare lo screening

Mammografia a partire dai 40 anni, ecco come potrebbe cambiare lo screening

24 Maggio 2023 Off Di La Redazione

Si pensa ad un anticipo dell’età per lo screening mammografico offerto alle donne dal Servizio Sanitario Nazionale. Lo ha spiegato nel suo intervento al congresso Andos, Associazione Nazionale Donne Operate Al Seno, il ministro della Salute Orazio Schillaci. «Anche grazie alla collaborazione tra istituzioni, le associazioni e la comunità medica e scientifica – sottolinea il ministro – abbiamo varato, a gennaio, il Piano Oncologico Nazionale che tende a una maggiore integrazione tra prevenzione, diagnosi precoce e presa in carico. Tra gli obiettivi strategici, il Piano indica di aumentare l’estensione e l’adesione ai programmi rivolti alla popolazione target, in particolare con l’allargamento della fascia d’età per lo screening mammografico dai 45 anni (attualmente la maggior parte delle regioni lo applica dai 50 anni) ai 75 anni (rispetto dagli attuali 69) e una maggiore attenzione ai gruppi vulnerabili, nonché di identificare precocemente i soggetti a rischio per storia familiare. Sulla tematica relativa all’anticipo dell’età per lo screening mammografico, la Raccomandazione adottata a dicembre dal Consiglio dell’Unione europea sugli screening dei tumori, alla luce delle attuali evidenze raccomanda lo screening con mammografia per le donne di età compresa tra i 50 e i 69 anni, suggerendo un limite minimo di età di 45 anni e un limite massimo di età di 74 anni. C’è dunque una riflessione in atto che ci vede impegnati e che porteremo avanti, come ogni altra decisione, sulla base di evidenze scientifiche».
Il Piano oncologico, «partendo dalla centralità del malato – aggiunge poi Schillaci – punta, inoltre, a ridurre le disuguaglianze nell’accesso agli interventi di prevenzione e di cura. Ciò richiede il pieno funzionamento delle reti oncologiche regionali su tutto il territorio nazionale, non da ultimo per assicurare al meglio la continuità assistenziale nella fase post-intervento, per i controlli di follow-up, dentro percorsi per i quali è fondamentale l’attività dei centri di senologia e su cui un contributo fondamentale arriva proprio dal mondo delle Associazioni». Negli Usa, intanto, l’età è stata abbassata a 40 anni. La revisione delle linee guida degli esperti Usa è stata decisa in seguito all’aumento delle diagnosi di cancro al seno tra le più giovani. La US Preventive Services Task Force ha sottolineato che l’indicazione è indirizzata alle donne di tutte le origini razziali ed etniche a rischio medio di tumore al seno. Nel 2009 la task force aveva invece alzato dai 40 ai 50 anni l’età, poiché all’epoca i ricercatori erano preoccupati che lo screening precoce avrebbe fatto più male che bene, portando a trattamenti non necessari.
Concorda l’Associazione Italiana Donne Operate al Seno. In Italia significherebbe sottoporre 3.6 milioni circa di donne ad uno screening personalizzato in base alla percentuale di rischio e alla densità del seno. Per aumentare l’adesione allo screening istituzionale, secondo Flori Degrassi, presidente Andos, «va superato, garante della Privacy permettendo, l’invio delle ormai vecchie lettere spedite a casa. Il Covid ci ha insegnato ad utilizzare al meglio le nuove modalità informatiche di comunicazione: perché non farlo anche per gli screening oncologici?». Secondo i dati del 2021, meno del 50% di chi oggi dovrebbe sottoporsi alle mammografie lo fa con costanza. E al Sud le cifre sono di poco sopra il 20%. «Serve maggiore informazione – prosegue Degrassi -ma soprattutto l’utilizzo di strumenti più agili per raggiungere e convincere le donne a sottoporsi allo screening, come ad esempio i socia». «Se il tumore viene diagnosticato sotto il centimetro le possibilità di sconfiggerlo superano il 90% – specifica Andrea Botticelli, professore di Oncologia Medica alla Sapienza di Roma – ma se scoperto in fase avanzata i problemi diventano molti, con costi sociosanitari altissimi e vite umane perse. Ogni anno in Italia vengono diagnosticati 55mila casi di tumore del seno con oltre 12mila decessi. La mammografia può fare la differenza ed è giusto anticipare, anche in Italia, l’età a 40 anni, ma le strutture sanitarie devono impegnarsi di più con il supporto costante delle associazioni pazienti. In questi ultimi anni, la lotta contro il tumore del seno ha registrato successi impensabili, con terapie efficaci e personalizzate anche nei diversi sottogruppi. Dobbiamo insistere, senza dimenticare l’importanza degli stili di vita».

 

 

 

 

 

Fonte: http://www.doctor33.it/politica-e-sanita/mammografia-a-partire-dai-anni-ecco-come-potrebbe-cambiare-lo-screening/?xrtd=XAAPACLRVLYLCVXTLCXCXAP