Le famiglie dei bimbi cardiopatici, sino a ieri assistiti al Monaldi, dicono no alla migrazione sanitaria

Le famiglie dei bimbi cardiopatici, sino a ieri assistiti al Monaldi, dicono no alla migrazione sanitaria

1 Ottobre 2026 Off Di La Redazione

Esprimono “profondo disagio, dispiacere e smarrimento”, per una situazione che va avanti da mesi, le famiglie dei bambini cardiopatici dell’ospedale Monaldi di Napoli, in difficoltà dopo il tragico caso del piccolo Domenico Caliendo, il bimbo rimasto vittima di un trapianto di cuore fallito.
L’inchiesta della Procura di Napoli, che coinvolge diversi medici della nota struttura ospedaliera, ha comportato la sospensione delle attività operatorie, come viene spiegato nel comunicato, la famigli stanno vivendo “una realtà drammatica”.
“Per gli interventi più complessi e per le cardiopatie più delicate, – viene spiegato – molte famiglie sono costrette a lasciare la Campania e a spostarsi a Roma, Genova, Torino, Bologna, Milano.

Questo accade perché ci viene riferito che al Monaldi, al momento, non ci sarebbero le condizioni adeguate per effettuare determinati interventi complessi in sicurezza”.
“Viviamo con la paura di non avere un centro di riferimento vicino a casa in grado di rispondere a tutte le nostre esigenze, oltre il primo soccorso”, spiegano le famiglia dei bambini cardiopatici, “molti dei quali operati in passato dal dottore Guido Oppido.

Oggi, invece, siamo costretti a cambiare regione per i controlli e per i successivi interventi. Siamo affidati a professionisti che non conosciamo”, in sostanza sottolineano “si spezza quella continuità di cura che per un bambino cardiopatico è vitale”.
“Per questo ci rivolgiamo pubblicamente alla Direzione dell’Azienda Ospedaliera dei Colli, alla Regione Campania e alle Istituzioni competenti”, si legge ancora nella nota, “tutti gli investimenti e i fondi spesi in questi mesi per potenziare il Monaldi, a cosa sono serviti se oggi le famiglie sono costrette all’emigrazione sanitaria per curare i propri figli?” Le famiglie chiedono che tutti gli interventi, anche i più complessi, possano tornare ad essere eseguiti a Napoli “in sicurezza e per garantire la continuità di cura per i bambini già operati e garanzie sul futuro di un centro che è sempre stato un’eccellenza per tutto il Sud Italia”.
“Dietro ogni trasferimento fuori regione – concludono le famiglie – c’è un bambino fragile, una famiglia spezzata economicamente e psicologicamente, giorni di lavoro persi e spese insostenibili. Non chiediamo polemiche, chiediamo il diritto di curare i nostri figli nella nostra Regione, con serenità e sicurezza”.