Influenza aviaria, in Usa terzo caso umano

Influenza aviaria, in Usa terzo caso umano

3 Giugno 2024 Off Di La Redazione

Come previsto dagli esperti, l’epidemia di influenza aviaria A/H5N1 ad alta patogenicità in corso negli Usa nelle mucche da latte fa registrare un altro caso umano. È la terza persona e, come nei precedenti due casi, si tratta di un lavoratore di un’azienda lattiero-casearia che ha avuto un’esposizione a mucche infette, il che fa ritenere che si tratti di un altro episodio di diffusione da un bovino a una persona, spiegano dai Centri americani per il controllo e la prevenzione delle malattie (Cdc) che hanno confermato con una nota il rilevamento dell’infezione. Il caso è stato identificato in Michigan, ed è la seconda infezione identificata in questo Stato. Mentre la prima era stata intercettata in Texas. Nessuno dei tre casi è collegato agli altri. “Sulla base delle informazioni disponibili in questo momento, questo caso non cambia l’attuale valutazione del rischio dell’influenza aviaria A H5N1” per la popolazione generale degli Stati Uniti, informano i Cdc.

Per le persone non esposte ad animali infetti il rischio “rimane basso”, “perché tutti e tre i casi sporadici registrati hanno avuto un contatto diretto con mucche infette. Il rischio dipende dall’esposizione e, in questo caso, l’esposizione rilevante riguarda animali infetti”. Tuttavia, questo ulteriore sviluppo, con il nuovo caso registrato, “sottolinea l’importanza delle precauzioni raccomandate nelle persone esposte ad animali infetti o potenzialmente infetti, le quali corrono un rischio maggiore di infezione e dovrebbero prendere precauzioni”. Questo terzo caso umano di aviaria, spiegano i Cdc, “è stato rilevato attraverso il programma di monitoraggio attivo del Michigan per le persone esposte a bestiame infetto, in collaborazione con i Cdc. L’identificazione di un ulteriore caso di H5 non sorprende e mostra l’importanza di una risposta proattiva di sanità pubblica”, aggiungono i Cdc. Dopo che il lavoratore ha segnalato i sintomi ai funzionari sanitari locali, uno dei campioni raccolti, testati nel laboratorio del Dipartimento sanitario statale, è risultato positivo al virus dell’influenza A (H5). Quindi il materiale è stato inviato ai Cdc per ulteriori test e dalle analisi condotte il 29 maggio è arrivata la conferma. Il Michigan è stato quindi informato dei risultati. Si attende ora il sequenziamento genetico in corso presso i Cdc e i risultati saranno resi disponibili entro 1-2 giorni, in caso di esito positivo. “Ulteriori analisi genetiche cercheranno eventuali modifiche al virus che potrebbero modificare la valutazione del rischio da parte dell’agenzia”, spiegano i Cdc. I contatti familiari del paziente non hanno sviluppato sintomi, sono monitorati per la malattia e gli è stato offerto l’antivirale oseltamivir. Nessun altro lavoratore nella stessa azienda agricola ha segnalato sintomi e tutto il personale è sotto monitoraggio.

I Cdc però rassicurano che “al momento non vi sono indicazioni di diffusione da persona a persona del virus dell’influenza aviaria A H5N1″. “Data l’entità della diffusione di questo virus nelle vacche da latte spiegano i Cdc in una nota non sorprenderebbero ulteriori casi umani in persone con esposizioni a rischio più elevato. Una priorità dei Cdc, in questo momento, è prevenire ulteriori casi di infezione da virus A H5N1 nei lavoratori del settore, che sono a maggior rischio di esposizione. “Sono state fornite raccomandazioni provvisorie aggiornate per la protezione dei lavoratori per includere coloro che lavorano con mucche da latte ed è stato chiesto agli Stati di fornire dispositivi di protezione individuale ai lavoratori agricoli. Inoltre, l’agenzia sta conducendo una attività di sensibilizzazione continua ai gruppi che rappresentano i lavoratori agricoli”. Fra le raccomandazioni quella di monitorare, in caso di esposizione al virus, le proprie condizioni di salute per 10 giorni. Ed evitare in ogni caso esposizioni ravvicinate, lunghe o non protette ad animali malati o morti, inclusi uccelli selvatici, pollame, altri uccelli domestici e altri animali selvatici o domestici (comprese le mucche). Le persone, concludono i Cdc, dovrebbero anche evitare esposizioni non protette a feci di animali, lettiere (lettiere), latte non pastorizzato (‘crudo’) o materiali che sono stati toccati o erano nelle vicinanze di uccelli o altri animali con virus A H5N1 sospetto o confermato.

 

 

 

 

 

Fonte: https://www.doctor33.it/articolo/61093/influenza-aviaria-in-usa-terzo-caso-umano-cdc-rischio-per-persone-resta-basso