Covid e influenza gravi, possibile aumento del rischio di tumore polmonare
24 Marzo 2026Nuove evidenze provenienti dal Beirne B. Carter Center for Immunology Research e dall’UVA Comprehensive Cancer Center indicano che le infezioni severe da COVID-19 e influenza non solo danneggiano i polmoni nell’immediato, ma li “preparano” allo sviluppo di tumori, accelerandone la comparsa. La vaccinazione, tuttavia, sembra in grado di prevenire queste alterazioni a lungo termine.
Il gruppo guidato da Jie Sun, ricercatore della School of Medicine e co-direttore del Carter Center, ha osservato che le infezioni virali gravi “riprogrammano” le cellule immunitarie polmonari, creando condizioni favorevoli alla crescita tumorale mesi o persino anni dopo la guarigione. Sulla base di questi risultati, gli autori invitano i clinici a monitorare con particolare attenzione i pazienti che hanno superato forme severe di COVID-19, influenza o polmonite, con l’obiettivo di intercettare precocemente eventuali neoplasie polmonari, quando sono più trattabili.
Secondo Sun, una forma grave di COVID-19 o influenza può lasciare i polmoni in uno stato di infiammazione persistente che facilita l’insorgenza del cancro. La buona notizia è che la vaccinazione previene in larga misura queste modificazioni pro-tumorali. Le infezioni respiratorie rappresentano una delle cause più comuni di danno polmonare, ma finora era poco chiaro come tali lesioni potessero influenzare il rischio oncologico a lungo termine. Da qui la decisione del team di studiare il fenomeno sia in modelli murini sia in pazienti.
I risultati sono stati sorprendenti: i topi che avevano subito infezioni polmonari severe mostravano una maggiore probabilità di sviluppare tumori del polmone e un rischio significativamente più elevato di morte correlata alla malattia. L’analisi dei dati clinici ha confermato il quadro: è emersa un’associazione significativa tra pregressa ospedalizzazione per COVID-19 e aumento dell’incidenza di tumore polmonare, con un incremento di 1,24 volte indipendente dal fumo o da altre comorbidità.
Per Jeffrey Sturek, medico-scienziato dell’UVA e coautore dello studio, queste evidenze hanno implicazioni immediate per il follow-up dei pazienti dopo infezioni respiratorie virali severe. Se il fumo è da tempo riconosciuto come un fattore di rischio per il tumore del polmone, i nuovi dati suggeriscono che anche le infezioni virali gravi potrebbero richiedere un approccio simile, con monitoraggio ravvicinato tramite TC di screening nei soggetti ad alto rischio.
Gli esperimenti sui modelli animali hanno permesso di identificare i meccanismi alla base dell’aumento del rischio: le infezioni virali severe alterano profondamente il comportamento di neutrofili e macrofagi, cellule immunitarie deputate alla difesa polmonare. Queste modificazioni inducono i neutrofili a creare un microambiente infiammatorio “pro-tumorale”, favorevole alla crescita neoplastica. Inoltre, sono state osservate alterazioni significative delle cellule epiteliali che rivestono i polmoni e gli alveoli.
Un elemento rassicurante è che la vaccinazione precedente all’infezione sembra prevenire tali cambiamenti. I vaccini, infatti, addestrano il sistema immunitario a rispondere in modo più efficace, riducendo la gravità della malattia. L’aumento del rischio oncologico è stato osservato solo nei pazienti con forme severe di COVID-19, mentre chi aveva avuto forme lievi mostrava addirittura una lieve riduzione del rischio.
Gli autori avvertono tuttavia che milioni di persone nel mondo, sopravvissute a forme severe di COVID-19 o ad altre infezioni respiratorie importanti, potrebbero presentare un rischio aumentato di sviluppare tumori polmonari negli anni a venire. Con decine di milioni di individui che sperimentano sequele polmonari a lungo termine, le implicazioni cliniche sono rilevanti: chi recupera da una polmonite virale severa, soprattutto se con storia di fumo, potrebbe beneficiare di una sorveglianza oncologica intensificata, mentre la prevenzione delle forme gravi tramite vaccinazione potrebbe offrire una protezione indiretta anche contro il cancro.
Sun e colleghi auspicano che queste scoperte aiutino i medici a identificare precocemente i pazienti a rischio e a intervenire tempestivamente. Inoltre, comprendere meglio le modificazioni biologiche indotte dalle infezioni polmonari severe potrebbe aprire la strada a nuove terapie in grado di migliorare gli esiti clinici.
L’obiettivo, sottolinea Sun, è individuare chi potrebbe essere più vulnerabile allo sviluppo di tumore del polmone dopo un’infezione severa e sviluppare strategie mirate di prevenzione e trattamento. I ricercatori evidenziano anche che i vaccini non si limitano a prevenire l’ospedalizzazione acuta, ma potrebbero ridurre le conseguenze a lungo termine dell’infezione, inclusa quella “cicatrice immunitaria” che aumenta il rischio oncologico.
Questa linea di ricerca si inserisce nella missione del nuovo Paul and Diane Manning Institute of Biotechnology dell’UVA, dedicato a promuovere la ricerca medica avanzata e ad accelerare la traduzione delle scoperte di laboratorio in terapie salvavita.
Il Beirne B. Carter Center for Immunology Research, sostenuto dalla Beirne Carter Foundation, conduce studi per migliorare la comprensione di infezioni, cancro, malattie cardiovascolari, patologie polmonari croniche, microbioma e disturbi autoimmuni, contribuendo allo sviluppo di nuove cure. L’UVA Comprehensive Cancer Center è inoltre uno dei soli 57 centri oncologici statunitensi a ricevere la designazione “comprehensive” del National Cancer Institute, riconoscimento che premia l’eccellenza nella cura dei pazienti e nella ricerca oncologica d’avanguardia.



