Cisl Pensionati Napoli, rapporto Gimbe: “Garantire ad anziani il diritto a curarsi”
9 Ottobre 2026“I dati del 9° Rapporto GIMBE sul Servizio Sanitario rappresentano un campanello d’allarme che la politica nazionale e regionale non possono più ignorare. La sanità a Napoli e in Campania continua a scontare una doppia penalizzazione: da un lato un sistema di finanziamento che non tiene adeguatamente conto delle condizioni sociali ed epidemiologiche della popolazione, dall’altro ritardi e criticità organizzative che compromettono il diritto dei cittadini a ricevere cure tempestive e appropriate, soprattutto in una città come Napoli, dove il contesto è caratterizzato da fragilità socioeconomiche e significative diseguaglianze nella salute”.
Così il sub reggente della FNP CISL Napoli Lorenzo Medici.
“Nonostante le grandi difficoltà esistenti nel territorio metropolitano e nelle altre province, alla Campania – segnala – vengono assegnati 2.173 euro pro capite dal Fondo Sanitario Nazionale, contro una media di 2.218 euro. Siamo la Regione a statuto ordinario con la quota più bassa. È indispensabile rivedere i criteri di riparto, attribuendo maggiore peso alla deprivazione sociale, alla mortalità precoce e agli effettivi bisogni sanitari della popolazione. E non c‘è solo un problema di scarsità delle risorse.”
Desta particolare preoccupazione, secondo la categoria, la situazione dell’assistenza territoriale. “I ritardi nell’attivazione effettiva delle Case e degli Ospedali di Comunità – sottolinea Medici – rischiano di compromettere uno degli obiettivi fondamentali della riforma sanitaria: portare le cure vicino alle persone. Non abbiamo bisogno di strutture inaugurate e prive di personale, ma di servizi realmente funzionanti, capaci di assistere anziani, malati cronici e persone non autosufficienti.A Napoli mancano oltre 300 medici di medicina generale, più di 600 in Campania. Senza di essi, infermieri, specialisti e assistenti sociali, la medicina di prossimità resterà un progetto incompiuto. E saranno ancora una volta gli anziani e le persone più fragili a pagarne il prezzo”.
Il sindacato evidenzia anche l’altro problema delle liste d’attesa.
“Il miglioramento dei risultati nella valutazione dei Livelli Essenziali di Assistenza – aggiunge il responsabile della Fpn – è un dato che riconosciamo, ma essere formalmente adempienti ai LEA non significa garantire concretamente il diritto alla cura. Non è accettabile che un pensionato debba attendere mesi per un esame diagnostico, ricorrere alla sanità privata o addirittura rinunciare alle cure perché la pensione non consente di sostenere ulteriori spese. La salute non può diventare un privilegio riservato a chi dispone di maggiori possibilità economiche. Per questo chiediamo alla Regione Campania l’apertura di un confronto concreto su un piano straordinario che preveda abbattimento delle liste d’attesa, piena operatività delle strutture territoriali, potenziamento dell’assistenza domiciliare integrata, riduzione della mobilità passiva e rafforzamento dei servizi per anziani e non autosufficienti”.



