Violenza nei Pronto soccorso, SIMEU: sintomo di un sistema in affanno

Violenza nei Pronto soccorso, SIMEU: sintomo di un sistema in affanno

13 Marzo 2026 Off Di La Redazione

La violenza contro gli operatori sanitari, in particolare nei Pronto soccorso, è il segnale di una pressione crescente sul sistema sanitario e non può essere affrontata solo con misure di sicurezza. È la posizione espressa dalla SIMEU – Società Italiana della Medicina di Emergenza-Urgenza in occasione della Giornata nazionale di educazione e prevenzione contro la violenza nei confronti degli operatori sanitari e socio-sanitari, che si celebra il 12 marzo.

Secondo quanto ricordato dalla società scientifica, gli episodi di aggressione contro medici, infermieri e operatori sociosanitari sono in aumento. I dati dell’Osservatorio nazionale sulla sicurezza degli esercenti le professioni sanitarie e socio-sanitarie del Ministero della Salute indicano che nel 2024 sono state segnalate oltre 18.000 aggressioni contro operatori sanitari in Italia.
Il fenomeno riguarda in modo particolare i contesti dell’emergenza-urgenza. I Pronto soccorso, sottolinea la SIMEU, rappresentano i luoghi più esposti a episodi di violenza, dove la pressione assistenziale, i tempi di attesa e la tensione emotiva di pazienti e familiari possono trasformarsi in conflitto.

A riportare l’attenzione sul problema anche un recente episodio avvenuto al Policlinico di Bari, dove un medico del Pronto soccorso è stato aggredito dal familiare di una paziente mentre cercava di difendere una collega. Un caso che, secondo la società scientifica, conferma come il fenomeno stia assumendo caratteristiche strutturali nei reparti di emergenza.

La violenza contro il personale sanitario assume forme diverse: aggressioni fisiche, minacce verbali, insulti, molestie e atti vandalici contro strutture e mezzi di soccorso. Il fenomeno colpisce in modo particolare le donne: secondo le stime riportate nel comunicato, le infermiere subiscono circa il 76% delle aggressioni segnalate.

La tendenza non riguarda solo l’Italia. Gli episodi di violenza contro gli operatori sanitari risultano in aumento anche a livello europeo (+32%) e globale (+39%), confermando l’esistenza di un problema diffuso a livello internazionale.

Secondo Alessandro Riccardi, presidente nazionale della SIMEU, il fenomeno non può essere interpretato soltanto come un problema di sicurezza. “Le campagne di sensibilizzazione che vediamo in questi giorni sono giuste e necessarie, ma dobbiamo riconoscere che la violenza nei Pronto soccorso è spesso il sintomo di un problema più profondo”, afferma.

I professionisti dell’emergenza, spiega Riccardi, “lavorano in contesti caratterizzati da forte pressione assistenziale, carenza di personale, spazi spesso inadeguati e carichi di lavoro crescenti. In queste condizioni, la frustrazione dei cittadini può trasformarsi più facilmente in conflitto”.
“Quando il sistema è in affanno – aggiunge – cresce la frustrazione dei cittadini e aumenta il rischio di conflitto. Per questo la risposta non può essere solo repressiva: servono interventi strutturali che rendano sostenibile il lavoro nei Pronto soccorso”.

Per la società scientifica il Pronto soccorso rappresenta la principale porta di accesso al Servizio sanitario nazionale e spesso diventa il punto in cui convergono le criticità del sistema: difficoltà della medicina territoriale, carenza di posti letto e problemi organizzativi delle strutture sanitarie.

Per questo, conclude la SIMEU, la prevenzione della violenza passa anche attraverso una migliore organizzazione del sistema sanitario, con investimenti nelle risorse umane, nella formazione, negli spazi e nei percorsi assistenziali. “Difendere chi cura – conclude Riccardi – significa difendere il diritto alla salute di tutti. Il rispetto per chi lavora nei Pronto soccorso non è solo una questione di civiltà: è una responsabilità collettiva”.