Vangelo in Salute: la Parola che Cura

Vangelo in Salute: la Parola che Cura

11 Gennaio 2026 Off Di Fabio De Biase

La fede comincia quando ti lasci amare: guarire dal bisogno di meritarsi Dio.

Il Battesimo di Gesù nel fiume Giordano è uno degli episodi più sobri e rivoluzionari del Vangelo.

Il Figlio di Dio si mette in fila con i peccatori.

Non sta sul palco, ma in coda.

Non sopra, ma dentro la folla.

Non come giudice, ma come fratello.

Inizia così la vita pubblica di Gesù: con un gesto di umiltà e solidarietà.

Non pronuncia discorsi, ma entra nell’acqua.

E da quell’acqua esce con il cielo aperto sopra di sé e con una voce che dice:

“Questi è il Figlio mio, l’amato, nel quale ho posto il mio compiacimento.”

È un Vangelo di inizio, ma anche di guarigione.

Guarigione da tutte le immagini distorte di Dio e da tutte le paure che ci tengono lontani da Lui.

Giovanni Battista è turbato: “Io ho bisogno di essere battezzato da te, e tu vieni da me?”

È la reazione di chi pensa che Dio debba restare distante, perfetto, irraggiungibile.

Ma Gesù capovolge tutto: non viene per farsi servire, ma per servire.

Scende nel fiume per dire all’uomo: “Non ti lascio solo nella tua acqua torbida.”

La malattia che il Vangelo di oggi vuole curare è la fede meritocratica, quella che ci fa pensare di dover essere degni per avvicinarci a Dio.

Quante volte ci ammaliamo di questa logica spirituale:

“Non sono abbastanza buono.”

“Non sono degna di pregare.”

“Dio ha altro da fare.”

Gesù nel Giordano ci libera da questa sindrome.

L’amore di Dio non si merita, si riceve.

Il Battesimo non è un premio, ma un abbraccio.

È l’inizio di una storia, non il sigillo di una perfezione.

Gesù non aveva bisogno del Battesimo, ma noi sì.

E Lui, con la sua discesa nel fiume, prende su di sé la nostra sete.

Non si immerge per purificarsi, ma per purificarci.

Non si confonde con i peccatori per errore, ma per amore.

La terapia spirituale che Gesù ci propone è lasciarsi battezzare dentro la vita:

lasciare che Dio ci raggiunga dove siamo, senza maschere.

Non dobbiamo presentarci perfetti al suo sguardo: basta presentarci veri.

Il Battesimo è la medicina che restituisce identità.

In un mondo che ci definisce per ciò che facciamo, Dio ci definisce per ciò che siamo: “Amato, amata.”

È la parola che guarisce ogni ferita d’identità, ogni complesso, ogni senso di inadeguatezza.

In questa Domenica di Tuttosanità, la Parola ci invita a guarire da una delle malattie spirituali più diffuse: l’autosufficienza religiosa.

La tentazione di credere di potersi salvare da soli, di bastare a se stessi, di non aver bisogno di essere salvati.

Gesù ci insegna la salute dell’umiltà: solo chi accetta di farsi toccare da Dio guarisce davvero.

Non è umiltà finta, è la verità profonda dell’esistenza: non possiamo salvarci da soli.

Il cristiano “in salute” non è quello che non sbaglia mai, ma quello che si lascia continuamente rialzare.

Il Giordano diventa allora il simbolo della vita stessa: un luogo dove si scende per rinascere, dove si entra sporchi e si esce figli.

Mentre Gesù risale dall’acqua, il cielo si apre.

È la prima volta, nel Vangelo di Matteo, che il cielo si apre dopo secoli di silenzio.

E una voce parla: “Tu sei il Figlio mio, l’amato.”

È la diagnosi divina dell’umanità: siamo amati.

Ogni guarigione spirituale comincia quando questa voce diventa nostra.

Quando smettiamo di vivere per essere amati e iniziamo a vivere perché siamo amati.

Tutto cambia: il modo di guardare gli altri, di affrontare la fatica, di perdonare, di sperare.

Il cielo che si apre sul Giordano non è un evento passato, è un gesto che si ripete ogni volta che permettiamo a Dio di dirci:

“Tu non sei un problema da risolvere, sei una gioia da accogliere.”

Gesù non resta nel fiume.

Uscito dall’acqua, si mette in cammino.

Il Battesimo non è un punto di arrivo, ma una partenza.

Dopo essere stato amato, Gesù può amare; dopo essere stato riconosciuto Figlio, può restituire figliolanza al mondo.

Essere battezzati significa portare l’amore ricevuto agli altri.

È la salute della missione: chi ha sperimentato la misericordia non può più tenerla per sé.

Ogni battezzato diventa un “medico di fiducia” della tenerezza di Dio nel mondo.

Per riflettere : la fede che guarisce è quella che si lascia toccare

Il Battesimo del Signore ci ricorda che la fede non è un esercizio di volontà, ma una relazione.

Dio non chiede sforzi eroici, chiede disponibilità a lasciarsi amare.

La guarigione spirituale inizia nel momento in cui smettiamo di difenderci e ci lasciamo abbracciare.

E così, mentre Gesù esce dal fiume con il cielo aperto, anche noi possiamo uscire dalle nostre acque torbide con la certezza di non essere più soli.

Il cielo non è più chiuso.

Dio non è più distante.

La nostra storia non è più malata di abbandono.

La Parola che cura, oggi, ci consegna una verità semplice e rivoluzionaria:

la fede non comincia quando credi in Dio, ma quando ti accorgi che Dio ha sempre creduto in te.