Tumore alla prostata: 1 uomo su 7 è a rischio
16 Gennaio 2026In Italia 40mila nuovi casi ogni anno, 500mila uomini che convivono con questa diagnosi. La vera emergenza è la disinformazione
Napoli al centro dell’innovazione in uro-oncologia: a Villa Doria d’Angri il Pascale riunisce i massimi esperti sul carcinoma prostatico
È il tumore più diffuso tra gli uomini, eppure resta uno dei meno conosciuti. Il carcinoma della prostata colpisce circa un uomo su sette nel corso della vita. In Italia, sono 500mila gli uomini che convivono oggi con questa diagnosi. 40mila i nuovi casi ogni anno.
Numeri che impongono una riflessione urgente e che sono stati al centro dell’apertura del convegno internazionale dedicato all’innovazione in uro-oncologia, inaugurato oggi a Napoli. Per due giorni, 16 e 17 gennaio, la città diventa punto di riferimento per la ricerca medico-scientifica: nella suggestiva cornice di Villa Doria d’Angri, l’Istituto dei tumori Pascale ospita uno degli appuntamenti più rilevanti del settore, riunendo i massimi esperti per fare il punto sulle più avanzate strategie diagnostiche e terapeutiche contro il carcinoma prostatico.
Sotto la responsabilità scientifica del dottor Sandro Pignata e della dottoressa Sabrina Rossetti, dell’Uroginecologia dell’INT Pascale, il meeting consacra il capoluogo campano come capitale regionale dell’uro-oncologia, rafforzando il ruolo dell’Istituto come centro di eccellenza nazionale.
Il quadro europeo non è meno allarmante: il cancro alla prostata è il tumore più diagnosticato tra gli uomini al di sopra dei 50 anni e rappresenta la terza causa di morte oncologica, dopo polmone e colon-retto. Nell’Unione Europea, costituisce il 23,2% di tutti i nuovi casi e il 9,9% dei decessi per cancro nella popolazione maschile.
«Tra i principali fattori di rischio – spiega la dottoressa Rossetti – ci sono l’età, gli stili di vita e la familiarità. Quest’ultima non va confusa con l’ereditarietà: indica la presenza di più casi all’interno della stessa famiglia, spesso legata a fattori ambientali, stili di vita o a difetti genetici non ancora identificati».
Ma, avvertono gli esperti, il problema non è solo medico. È anche – e soprattutto – culturale. «È ancora difficile – prosegue Rossetti – che un padre parli con il figlio di prevenzione e salute prostatica. Non a caso, oltre il 30% dei tumori viene scoperto in modo incidentale». In molti casi, chi si ammala non si è mai sottoposto a screening.
Ed è proprio su questo fronte che il confronto multidisciplinare di Villa Doria d’Angri assume un valore strategico: favorire il dialogo tra clinici, chirurghi e ricercatori per migliorare i percorsi di cura e rendere le terapie sempre più personalizzate.
Grande attenzione è dedicata ai progressi della chirurgia robotica, con un focus innovativo sul trattamento monoportale, ambito in cui il Pascale si distingue per aver eseguito il primo intervento in Italia, confermandosi centro di riferimento a livello nazionale.
Spazio anche alle nuove frontiere della medicina di precisione, in particolare per i pazienti con mutazioni genetiche. L’Irccs Pascale è tra i centri più attivi nello sviluppo di protocolli dedicati ai portatori di mutazioni BRCA1 e BRCA2, rafforzando il proprio ruolo nella ricerca traslazionale e clinica.
Non meno rilevante il focus sulla rete oncologica campana e sull’accesso alle terapie più innovative. Tra queste, il trattamento con Lutetio-PSMA, oggi disponibile in pochissimi centri in Campania e in Italia, garantito dal Pascale come presidio di eccellenza per i pazienti affetti da carcinoma prostatico avanzato. La Lutetio-PSMA è una terapia radiometabolica, spesso definita “intelligente” perché unisce diagnosi e cura in un unico approccio, secondo il principio della teranostica.
<Somministrato per via endovenosa – spiega Rossetti – il radiofarmaco raggiunge le cellule malate colpendo il tumore dall’interno e riducendo al minimo i danni ai tessuti sani circostanti. Il trattamento è indicato soprattutto per pazienti con carcinoma prostatico metastatico resistente alla castrazione, una forma avanzata di malattia che non risponde più alle terapie ormonali tradizionali. L’accesso a questa terapia, tuttavia, richiede competenze altamente specialistiche, infrastrutture dedicate di medicina nucleare e una gestione multidisciplinare del paziente. E’ per questo che la presenza del Pascale tra i pochissimi centri abilitati rappresenta un valore strategico non solo per Napoli, ma per l’intero Mezzogiorno>.


