Storie di ordinaria oncologia: quando l’eccellenza dimentica il paziente
25 Febbraio 2026In Campania esistono centri oncologici di riconosciuta eccellenza. Strutture che rappresentano un riferimento nazionale per ricerca, innovazione e qualità clinica.
Eppure, accanto all’alta specializzazione, si sta consumando una silenziosa frattura organizzativa che ricade interamente sui pazienti oncologici e, a cascata, sulla Medicina di Famiglia.
IL PAZIENTE SBALLOTTATO
Il copione è sempre lo stesso:
– Ricette emesse senza codice di esenzione 048, quindi inutilizzabili.
– Esami prescritti a metà, altri rimandati “al curante”.
– Medicazioni e gestione dei PICC demandate al territorio senza coordinamento.
– Certificati di malattia negati dopo chemioterapia o radioterapia.
– La frase rituale: “Se si sente male vada dal suo medico.”
Come se una seduta di chemioterapia fosse una formalità.
Come se radio e chemio non avessero effetti collaterali documentati, invalidanti, spesso debilitanti per giorni.
Chiunque abbia visto un paziente oncologico nelle 48-72 ore successive a un ciclo sa che parlare di idoneità lavorativa è, in molti casi, una finzione burocratica.
L’OBBLIGO PRESCRITTIVO NON È FACOLTATIVO
La normativa è chiara: lo specialista del SSN ha obbligo prescrittivo per quanto attiene al percorso diagnostico-terapeutico di propria competenza.
L’obiettivo del legislatore è semplice: evitare al paziente oncologico inutili passaggi, code, duplicazioni.
Il paziente, fragile e stremato, viene rimandato al Medico di Medicina Generale per:
– trascrivere ricette già indicate dallo specialista,
– correggere errori formali,
– apporre esenzioni mancanti,
– certificare ciò che l’oncologo sa perfettamente.
La Medicina di Famiglia diventa così una stazione di compensazione burocratica.
LA TOPPA NON PUÒ DIVENTARE SISTEMA
La Medicina Generale Campana non può essere utilizzata come toppa organizzativa.
Il MMG è presidio clinico territoriale, garante di continuità assistenziale, non un ufficio trascrizioni.
Quando un certificato viene negato dopo chemio, quando una prescrizione è formalmente errata, quando una gestione di accesso venoso viene scaricata senza coordinamento, il risultato è uno solo:
– aumento degli accessi impropri
– sovraccarico degli studi
– disorientamento del paziente
– conflitto tra livelli assistenziali
IL PARADOSSO DELL’ECCELLENZA
È paradossale che da centri di alta specializzazione arrivino pratiche amministrative approssimative.
L’eccellenza clinica non può convivere con la superficialità organizzativa.
Un sistema oncologico moderno deve:
– assumersi integralmente la responsabilità prescrittiva,
– garantire correttezza formale delle ricette,
– tutelare il diritto alla malattia nei periodi post-terapia,
– coordinarsi strutturalmente con il territorio.
Non delegare.
IL PAZIENTE ONCOLOGICO NON È UN PROBLEMA DA RIMBALZARE
Il paziente oncologico non ha bisogno di sportelli rimpallo o scarichi di responsabilità.
Ha bisogno di certezze, continuità, rispetto. E il rispetto passa anche da una semplice ricetta compilata correttamente.
CONCLUSIONE
L’oncologia campana è fatta di professionisti straordinari.Ma l’organizzazione deve essere all’altezza della clinica. Il paziente oncologico non può essere lasciato nel limbo burocratico tra ospedale e territorio. Perché la vera eccellenza non si misura solo con le sopravvivenze.
Si misura con la dignità del percorso.
*Medico di Medicina Generale SMI Campania



