Sanità, scudo penale: dopo la proroga si riapre il dibattito sulla riforma
7 Marzo 2026La proroga dello scudo penale per gli esercenti le professioni sanitarie fino al 31 dicembre 2026, prevista dal decreto Milleproroghe convertito in legge n. 26 del 27 febbraio 2026, riporta al centro del dibattito il tema della responsabilità sanitaria e della necessità di una revisione complessiva della disciplina.
Il provvedimento conferma per l’intero 2026 il regime che limita la responsabilità penale dei professionisti sanitari ai soli casi di colpa grave nelle situazioni caratterizzate da grave carenza di personale, misura già introdotta negli anni dell’emergenza Covid e prorogata negli anni successivi.
Secondo Giovanni Costantino, giuslavorista ed esperto di diritto del lavoro in sanità, la proroga rappresenta una tutela utile per i professionisti ma non può sostituire un intervento strutturale. «La proroga è utile, ma non può diventare l’unico strumento di tutela», afferma. «Il sistema continua a muoversi in un perimetro emergenziale che non offre stabilità né ai professionisti né ai pazienti. È indispensabile un quadro ordinario chiaro, capace di prevenire conflitti e ridurre la medicina difensiva».
Il quadro normativo di riferimento resta la legge n. 24 del 2017, la cosiddetta legge Gelli-Bianco, che prevede l’esclusione della punibilità penale nei casi di imperizia lieve quando il professionista abbia rispettato linee guida o buone pratiche clinico-assistenziali adeguate al caso concreto. Sul piano civile, la responsabilità ricade principalmente sulla struttura sanitaria, con possibilità di rivalsa sul professionista solo in presenza di dolo o colpa grave.
Secondo Costantino, il ricorso reiterato allo scudo penale dimostra tuttavia che il sistema non ha ancora raggiunto un equilibrio. «La necessità di prorogare ancora lo scudo penale dimostra che la disciplina ordinaria non basta più e va ripensata», osserva l’esperto. Il legislatore, ricorda, ha ampliato nel tempo l’area di non punibilità rispetto alla legge Gelli-Bianco, estendendo l’esonero dalla responsabilità penale anche a ipotesi di imprudenza e negligenza che non configurino colpa grave.
Per il giuslavorista, la misura emergenziale può rappresentare solo una soluzione temporanea. «Si auspica che il confronto parlamentare porti a un intervento strutturale», conclude Costantino. «Serve un sistema ordinario che garantisca certezza del diritto e integri le tutele penali in un quadro organico di sicurezza professionale».
Secondo l’esperto, una riforma della responsabilità sanitaria potrebbe contribuire a ridurre la medicina difensiva, migliorare la qualità delle cure e garantire un equilibrio tra tutela dei pazienti e serenità professionale dei medici.


