Rinnovo contratto medici e dirigenti sanitari: aumenti insufficienti e arretrati azzerati. La replica della FP CGIL Salerno
2 Marzo 2026Le recenti dichiarazioni rilasciate da qualche parlamentare salernitano in merito al rinnovo del contratto dei medici e dei dirigenti sanitari ci lasciano sconcertati. Secondo questa logica, i professionisti sanitari dovrebbero essere contenti di non aver ricevuto alcun arretrato per i primi due anni del triennio contrattuale 2022-2024 — rinnovato già scaduto! — e di aver perso il 10% del potere d’acquisto nell’unico anno (2024) in cui è stato riconosciuto un aumento retributivo. E dovrebbero invece essere scontenti che la FP CGIL abbia rifiutato di firmare un accordo al ribasso, scegliendo di non svendere i lavoratori. Un ragionamento che lascia senza parole. Riteniamo, pertanto, doveroso intervenire per ristabilire la verità dei fatti, poiché le affermazioni apparse sulla stampa dipingono uno scenario a dir poco idilliaco che contrasta drasticamente con la drammatica realtà vissuta quotidianamente dai medici e dirigenti sanitari del nostro SSN. Invitiamo cordialmente tali parlamentari a confrontarsi direttamente con gli operatori sanitari in trincea per verificare il gradimento delle stato delle cose, comprese le retribuzioni.
La verità è che la FP CGIL non ha sottoscritto questo accordo proprio perché siamo consapevoli della situazione insostenibile del Sistema Sanitario Nazionale che sta attraversando la peggiore fase storica dalla sua istituzione.
La realtà concreta che i medici e dirigenti sanitari troveranno in busta paga a marzo o aprile è un aumento reale di appena 91 euro lordi mensili, a fronte di una perdita del potere d’acquisto del 10% rispetto all’inflazione. Una cifra che rappresenta una vera e propria mortificazione salariale. Inoltre, questo rinnovo del contratto per il triennio 2022-2024 non ha previsto alcun riconoscimento degli arretrati per gli anni 2022 e 2023. E, cosa gravissima, l’incremento dell’indennità di specificità è stato congelato: si tratta di risorse già stanziate per il 2026 che potevano essere rese disponibili subito, come invece è stato fatto per la competenza 2025.
Chi interviene sbandierando un successo dovrebbe quindi spiegare perché gli incrementi per il 2025 sono stati resi esigibili con questo rinnovo, mentre quelli per il 2026 — già stanziati — sono stati bloccati. La causa è la mancata adozione, nella legge di Bilancio prima e nel Milleproroghe poi, della norma che ne avrebbe consentito il pagamento immediato, inspiegabilmente vincolato alla firma del contratto 2025-2027.
Se le organizzazioni sindacali firmatarie devono spiegare ai professionisti perché hanno sottoscritto il contratto prima della manovra di bilancio, rinunciando a una leva negoziale importante, altri devono spiegare perché non si è scelto di rendere disponibili quegli incrementi, dal momento che le risorse erano già state trovate. Questo è stato il punto di rottura.
Facendo i conti veri: a fronte di quanto avrebbero dovuto percepire, i professionisti sanitari perderanno ben 401 euro lordi al mese rispetto al dovuto, se si avesse avuto riguardo dell’inflazione registrata. Questa politica salariale sta alimentando un vero e proprio esodo dei professionisti verso il privato o verso l’estero, svuotando di fatto la sanità pubblica. Delegittimare sistematicamente le retribuzioni dei professionisti della sanità pubblica significa, di fatto, spalancare le porte alla sanità privata, dove le retribuzioni sono sensibilmente più competitive. E questo avviene a fronte di condizioni di lavoro che nella sanità pubblica sono spesso di vera e propria frontiera, aggravate da una cronica carenza di personale che pesa ogni giorno sulle spalle di chi resta.
È bene precisare che la CGIL i contratti li firma eccome, come dimostrano i tanti rinnovi CCNL in molti comparti, ma lo fa solo quando riflettono un reale aumento economico che risponde all’inflazione, non quando i lavoratori vengono svenduti.
Invece di slogan, avremmo bisogno di politiche strutturali per la sicurezza e per la gestione del personale, che oggi mancano totalmente, di investimenti seri per aumenti salariali all’altezza dei compiti di chi ogni giorno garantisce le cure nel SSN.
Per la FP CGIL Salerno, la vera battaglia è quella per la dignità del lavoro e per il diritto alla salute, ed è per questo che continueremo a batterci per un rinnovo contrattuale che rispecchi le reali esigenze dei professionisti, sottopagati rispetto al resto degli altri paesi Europei.
Così in una nota, il segretario generale della FP CGIL Salerno, Antonio Capezzuto, e i coordinatori medici e dirigenti SSN dell’Asl Salerno, Massimiliano Voza, e dell’Azienda Ospedaliera Universitaria “Ruggi d’Aragona”, Francesco Bruno.



