Prescrizione da parte degli specialisti in Regione Campania: a che punto siamo?

Prescrizione da parte degli specialisti in Regione Campania: a che punto siamo?

28 Gennaio 2026 Off Di Giuseppe Cacace*

“Non tutto ciò che può essere contato conta e non tutto ciò che conta può essere contato” sosteneva Albert Einstein in una celebre massima a lui attribuita; tuttavia, a vedere certi numeri alcuni dubbi sovvengono.

Ma andiamo con ordine. 

 In data 16 gennaio u.s. il dott. Pasquale Persico, medico di medicina generale in Aversa, faceva istanza di accesso agli atti presso l’ASL di Caserta in merito all’attività prescrittiva specialistica tramite sistema “E-Prescription Sinfonia”.

Per chi non sapesse o l’avesse dimenticato, Regione Campania con circolare n°4901 del 9 gennaio 2023 aveva abilitato gli specialisti oncologi ambulatoriali ed ospedalieri, individuati ed anagrafati sul sistema regionale e sul sistema TS, alla prescrizione delle impegnative dematerializzate. Ciò allo scopo di snellire le procedure prescrittive a beneficio degli assistiti, aumentando l’appropriatezza e, perché no, iniziando a sgravare il medico di medicina generale della sua atavica ed indecorosa “funzione trascrittiva”.

Funzione che definirei anche illegittima, considerando che la normativa in vigore – D.Lgs. 502/92 e D.L. 269/2003 art. 50 co. 2 e 4 – già pone a carico degli specialisti pubblici e convenzionati l’obbligo prescrittivo con apposito ricettario.

Agli oncologi, come da successive circolari, avrebbero dovuto far seguito anche gli specialisti di altre branche (diabetologi, cardiologi, pneumologi).

Da allora sono passati oltre tre anni: la medicina territoriale, apparentemente sulla soglia di una trasformazione gattopardiana con le c.d. case della comunità (di fatto, non pervenute in Campania), è sempre più in ambasce, tra carichi di lavoro insostenibili, perdita di potere economico-contrattuale e conseguente crisi di vocazione, con interi territori privati della assistenza sanitaria di base.

In tutto questo, come va con le prescrizioni specialistiche?

 Non molto bene, a giudicare dai dati che sono emersi dalla interrogazione del dott. Persico.

Relativamente alla sola ASL di Caserta, infatti, i 31 oncologi abilitati (manca qualcuno?) ed i 7 ematologi abilitati (anche qui, manca qualcuno?)  operanti in un territorio funestato da una famigerata tara epidemiologica, che la pone ai vertici italiani per morbidità e mortalità tumorale, hanno prodotto in poco più di tre anni “ben” 38.763 precrizioni prescritte. 

Tanto? Poco?

Per avere un termine di paragone, ho fatto un’estrazione dati della mia attività prescrittiva relativa all’anno 2025. Specifico che ho avuto in carico in quel periodo circa 1.580 assistiti in media.

Ebbene, come facilmente evidenziabile, a fronte di 21.365 accessi (tra visite e consulti – numeri di un piccolo pronto soccorso), ho effettuato la bellezza di 32.751 prescrizioni. 

 Da solo, adiuvato dalla mia segretaria, che ho comunque la responsabilità di supervisionare.

Stendiamo, per il momento, un velo pietoso sullo zero spaccato delle altre figure specialistiche (cardiologi, diabetologi, pneumologi etc).

Ora, stime alla mano, perché solo di stime possiamo parlare, è verosimile che la maggior parte di questa mastodontica mole di impegnative derivi da una alienante attività trascrittiva (farmaci cronici e/o trascrizione in formato elettronico di prescrizioni decise da altri).

La domanda, pertanto, nasce spontanea: quanto tempo di cura, in ambulatorio ed a domicilio, si libererebbe per il medico di famiglia, se venisse alleggerito da odiosi oneri burocratici, non di sua competenza? Quanto tempo per studiare, aggiornarsi e ogni tanto, aggiungerei, tirare il fiato!

Magari a quel punto, avrebbe anche senso parlare di diagnostica di primo livello negli studi dei medici di famiglia, di prevenzione, di gestione della cronicità. Ed un numero maggiore di giovani medici potrebbe ritrovare attrattività per una meravigliosa professione, che al momento è relegata ai margini del sistema sanitario.

Ma torniamo al famoso dato dello zero spaccato dei cardiologi, pneumologi etc.

Su queste premesse, come si intendono raggiungere obiettivi ambiziosi come l’istituzione di un fascicolo sanitario elettronico completo e funzionale? Non di certo assegnando ai medici di famiglia l’ennesimo compito amministrativo.

E come si intende organizzare l’attività nelle case della comunità, che proprio sulla sinergia tra le varie figure sanitarie del territorio dovrebbero basare uno dei loro punti di forza? Non di certo imponendo il modello del ruolo unico ai giovani medici di famiglia, con ulteriore fuga verso le scuole di specializzazione, il privato o l’estero.

Sono tutti interrogativi a cui è chiamata a rispondere la nuova giunta regionale, nella figura anzitutto del presidente dott. Roberto Fico, con delega in materia di sanità, il quale nel suo primo discorso di insediamento si è incentrato da subito sulla necessità di rafforzare le cure territoriali, portando l’assistenza sanitaria fin nelle case dei più fragili, ed a cui va il mio sincero augurio di buon lavoro.