Più ore ai medici per ridurre le liste d’attesa, presentato il ddl

Più ore ai medici per ridurre le liste d’attesa, presentato il ddl

17 Gennaio 2026 Off Di La Redazione

Superare il regime di incompatibilità dei medici del Servizio sanitario nazionale per consentire lo svolgimento di ore aggiuntive volontarie anche in altre strutture pubbliche e private accreditate, con l’obiettivo di ridurre le liste d’attesa e contenere il ricorso ai gettonisti. È quanto prevede il testo di legge promosso dai gruppi parlamentari e dalla Consulta nazionale di Forza Italia, presentato il 15 gennaio nel corso di una conferenza stampa alla Camera.

Alla presentazione hanno partecipato il vicepremier e ministro degli Esteri Antonio Tajani, il ministro della Salute Orazio Schillaci, il presidente dei deputati di Forza Italia Paolo Barelli, l’europarlamentare Letizia Moratti, presidente della Consulta del partito, e rappresentanti delle sigle del settore medico-sanitario.

Secondo i promotori, la proposta punta ad aumentare le prestazioni sanitarie pubbliche, sia in ambito ospedaliero sia territoriale, utilizzando in modo più flessibile risorse professionali già presenti nel sistema e consentendo ai cittadini di accedere più rapidamente alle cure senza ricorrere al privato. Tra gli obiettivi indicati anche il rafforzamento dell’attrattività del Ssn, la compensazione dei pensionamenti e delle dimissioni e la riduzione dei costi emergenziali legati all’impiego dei gettonisti.

Il provvedimento interviene sulla normativa del 1991 che disciplina il regime di incompatibilità. Come spiegato da Letizia Moratti, la proposta eliminerebbe il divieto di cumulo delle attività nell’ambito del Ssn, consentendo ai medici dipendenti e convenzionati – ospedalieri, medici di medicina generale, pediatri di libera scelta e specialisti ambulatoriali – di svolgere ore aggiuntive, su base volontaria e retribuita, anche in altre strutture pubbliche o private accreditate, comprese le strutture territoriali come Case e Ospedali di comunità. La gestione delle ore aggiuntive sarebbe demandata alle Regioni in base ai rispettivi bilanci.

A titolo di esempio, un medico ospedaliero con un orario settimanale di trentotto ore potrebbe scegliere di effettuare ulteriori ore di attività in un’altra struttura, con l’obiettivo di incrementare l’offerta di prestazioni e ridurre i tempi di attesa.

Per il ministro Orazio Schillaci, l’attuale modello di un unico contratto fisso da trentotto ore settimanali nel pubblico risponde sempre meno alle esigenze di cittadini e professionisti. “Un medico giovane può voler lavorare di più”, ha osservato, richiamando la necessità di maggiore flessibilità e di un ruolo più incisivo del Ministero della Salute anche nell’ambito della contrattazione. Da parte di Antonio Tajani, la proposta viene definita una “proposta di libertà”, con l’obiettivo di aumentare il numero di medici disponibili nel Servizio sanitario nazionale.

Alla proposta ha espresso sostegno anche Federazione CIMO-FESMED. In una nota diffusa il 15 gennaio, il presidente Guido Quici ha indicato la misura come coerente con l’obiettivo di una maggiore liberalizzazione della professione medica. Secondo il sindacato, la possibilità di svolgere attività professionale al di fuori dell’orario di lavoro, mantenendo l’indennità di esclusività, potrebbe ampliare l’offerta sanitaria e contribuire alla riduzione delle liste d’attesa.

CIMO-FESMED sottolinea inoltre il potenziale impatto sull’attrattività del lavoro nel servizio pubblico, in particolare per i medici più giovani, e valuta positivamente l’intenzione annunciata dal ministro Schillaci di aprire un confronto con le parti sociali e di rafforzare il ruolo del Ministero della Salute nella contrattazione nazionale del personale sanitario.

Sulla proposta è intervenuto anche Anaao Assomed, che chiede un confronto strutturato con le organizzazioni professionali prima di qualsiasi modifica al regime delle incompatibilità. In una dichiarazione il segretario nazionale Pierino Di Silverio afferma che “non basta sancire l’abolizione delle incompatibilità del rapporto di lavoro dei medici e dirigenti sanitari”, ma occorre “ridisegnare e riscrivere le regole, valutando pro e contro e prevedendo garanzie di salvaguardia del professionista”, per evitare il rischio di una deregolamentazione.

Per Anaao, sul tema delle incompatibilità è prioritario affrontare anche la flessibilità dell’attività intramoenia, i percorsi di carriera e l’organizzazione dell’orario di lavoro, oggi ritenuta poco flessibile. Il sindacato indica inoltre la necessità di definire il ruolo della dirigenza speciale.

Di Silverio precisa che, qualora questi elementi venissero recepiti nel disegno di legge delega, Anaao sarebbe disponibile a sostenere il progetto. Resta tuttavia centrale la richiesta di un confronto con le parti interessate, a partire dalle organizzazioni sindacali. “Su questa strada – conclude – Anaao Assomed sarà disponibile al confronto nella salvaguardia della professione e del professionista”.