Ospedale Unico Penisola sorrentina, 14 anni di promesse
1 Marzo 2026Quattordici anni di promesse, ricorsi, tecnici, campagne elettorali. E un’opera che non è mai nata.
In Penisola Sorrentina ci sono storie che ritornano come le maree. Una di queste è l’ospedale unico: evocato, annunciato, rilanciato, celebrato in conferenze stampa e campagne elettorali. Un’opera che avrebbe dovuto unire un territorio, modernizzare la sanità, garantire sicurezza ai residenti e ai milioni di turisti che ogni anno affollano la costiera. Eppure, dopo quattordici anni, non esiste un cantiere, non esiste una data, non esiste un luogo certo.
La storia dell’ospedale unico è la storia di una promessa che si ripete, si trasforma, si adatta ai cicli politici, ma non diventa mai realtà.
• 2012 – I Comuni della Penisola chiedono alla Regione di avviare lo studio per un ospedale unico.
• 2019 – La Regione Campania ammette il progetto al finanziamento; il Ministero della Salute dà il via libera.
• 2020 – L’ASL indice la gara per la progettazione.
• 2021 – A Villa Fondi viene presentato il progetto di fattibilità: presenti De Luca, Sosto e tutti i sindaci.
• 2022 – L’ing. Gennaro Sosto diventa commissario ad acta per la realizzazione dell’opera.
• 2023 – Il Comune di Sant’Agnello boccia il progetto; partono i ricorsi al TAR.
• 2024–2025 – Ricorsi, sospensive mancate, stallo totale.
• Febbraio 2026 – Con il nuovo presidente regionale Roberto Fico, i sindaci chiedono ufficialmente di valutare sedi alternative.
Quattordici anni di atti, studi, conferenze, ricorsi. Nessuna ruspa.
L’ing. Gennaro Sosto, direttore generale dell’ASL Salerno ed ex DG dell’ASL Napoli 3 Sud, ricostruisce la vicenda con precisione tecnica e un filo di amarezza.
Secondo Sosto: il sito di Sant’Agnello non è stato imposto dall’alto, ma scelto dai Comuni, attraverso uno studio unitario e mai contestato fino al cambio di amministrazione.
“Non ci sono mai state avvisaglie di problematiche sulla scelta del sito. Anzi, i Comuni ci sollecitavano ad accelerare.”
Sosto difende anche la scelta dell’ospedale unico rispetto al potenziamento dei due presidi esistenti:
“Due strutture piccole significano inefficienza e minore sicurezza. Non si possono duplicare rianimazione, blocchi operatori, terapie intensive. Mancano gli spazi e mancano i medici.”
E sul fronte politico: “È diventato uno scenario di contrapposizione. A pagarne le conseguenze sono i cittadini.”
La vicenda dell’ospedale unico cambia direzione quando cambia il sindaco.
Piergiorgio Sagristani (2013–2023)
Per dieci anni è stato il principale sostenitore dell’ospedale unico a Sant’Agnello. Sotto la sua amministrazione: il sito del distretto ASL viene confermato come sede ideale; nel dicembre 2019 arriva il via libera all’appalto; nel 2021 partecipa alla presentazione del progetto di fattibilità a Villa Fondi.
Sagristani rappresenta la fase dell’unità politica: tutti i Comuni erano allineati, nessuno contestava la localizzazione.
Antonino Coppola (dal maggio 2023)
Eletto con una coalizione che aveva fatto della contestazione del sito uno dei punti centrali, cambia radicalmente la rotta. Fin dal primo giorno solleva: criticità idrogeologiche, dubbi sulla variante urbanistica, necessità di valutare siti alternativi.
È l’inizio della frattura territoriale che bloccherà l’opera.
Settembre 2023 Il Consiglio comunale di Sant’Agnello approva una delibera che mette in discussione la variante urbanistica e di fatto ferma l’iter.
• Aprile 2024 La Regione Campania ricorre al TAR per sbloccare l’opera.
• 30 dicembre 2024 Il TAR Campania accoglie i ricorsi di Regione, ASL Napoli 3 Sud e commissario ad acta, annullando la delibera del Comune.
• Marzo 2025 L’ASL presenta ricorso al Consiglio di Stato chiedendo anche il risarcimento danni al Comune per i ritardi.
• Febbraio 2026 Nonostante le sentenze favorevoli, i sindaci, incluso Coppola, incontrano il presidente regionale Roberto Fico per chiedere: garanzie sui fondi, possibilità di valutare una nuova localizzazione.
È il paradosso perfetto: anche dopo aver perso in tribunale, il Comune che ha bloccato l’opera continua a condizionare il destino del progetto.
In questa vicenda non sono mancati: progettisti, consulenti, urbanisti, geologi, avvocati, valutatori ambientali.
Molti di loro si sono succeduti negli anni, spesso chiamati per “aggiornare”, “integrare”, “verificare”, “riesaminare” documenti già prodotti. Il risultato? Milioni di euro spesi, nessun cantiere aperto, nessuna pietra posata.
E mentre i tecnici venivano pagati, i cittadini venivano rassicurati. Ogni volta con una nuova promessa, un nuovo studio, un nuovo “passo avanti”.
Per quattordici anni, la Penisola Sorrentina ha assistito a una narrazione perfetta: “L’ospedale si farà.” “I fondi sono sicuri.” “Il progetto è pronto.” “Manca solo l’ultimo passaggio.” “È questione di mesi.” “È colpa degli altri.”
Una narrazione che ha funzionato benissimo in campagna elettorale. Ogni volta.
La realtà, però, è un’altra: nessuno ha mai avuto il coraggio di assumersi la responsabilità finale, nessuno ha mai difeso fino in fondo il sito scelto, nessuno ha mai detto la verità sui tempi e sulle difficoltà, nessuno ha mai messo la salute dei cittadini prima del consenso.
E così, mentre i tecnici venivano pagati e i politici cambiavano versione, i cittadini continuavano a credere. A credere alle favole. A votare chi prometteva meglio.
Dietro quattordici anni di rinvii non c’è un solo colpevole, ma un intreccio di responsabilità.
• L’unità dei Comuni non è mai stata reale. Appena il progetto è diventato concreto, si è sgretolata.
• La politica ha usato l’ospedale come slogan. Ogni elezione ha rilanciato la promessa, nessuna ha prodotto decisioni.
• La burocrazia ha amplificato i conflitti. Ogni sito è problematico, ma per anni si è finto che esistesse un luogo “perfetto”.
• Il tempo ha fatto il resto. In quattordici anni sono cambiati tutti, tranne l’opera.
Il risultato è un paradosso: un ospedale finanziato, progettato e mai realizzato.
Oggi, con un nuovo presidente regionale e un fronte dei sindaci che tenta di ricomporsi, la storia può ancora cambiare. Ma solo se la Penisola accetterà una verità semplice:
Un ospedale non nasce dalle promesse. Nasce dalle decisioni. E per quattordici anni nessuno ha voluto davvero prenderle.



