Nursing Up: primi in Europa per medici, penultimi per infermieri

Nursing Up: primi in Europa per medici, penultimi per infermieri

26 Marzo 2026 Off Di La Redazione

Il Servizio sanitario nazionale somiglia oggi più che mai ad una nave con un motore sovradimensionato e senza equipaggio: consuma di più, ma avanza sempre meno. È il paradosso denunciato dal Nursing Up, che fotografa un sistema in default silenzioso, dove la gestione errata delle risorse infermieristiche produce effetti devastanti su conti pubblici e qualità delle cure.

Non è una deriva inevitabile, ma il risultato di scelte organizzative che continuano a penalizzare il ruolo dell’assistenza, ignorando le evidenze scientifiche internazionali.
«Non è una crisi improvvisa, è un cedimento strutturale: il sistema sta collassando sotto il peso delle sue inefficienze», dichiara Antonio De Palma, presidente nazionale Nursing Up.

IL PARADOSSO ITALIANO: PIÙ MEDICI, MENO INFERMIERI, PIÙ COSTI
Secondo i dati OCSE (Health at a Glance 2024-2025), l’Italia presenta una delle più alte densità mediche: 5,4 medici per 1.000 abitanti (media OCSE 3,9; media UE 4,07), con 4,1 nel pubblico.
Sul fronte infermieristico, invece, resta indietro: 6,2–6,9 per 1.000 abitanti, 4,7 nel pubblico, contro 9,2 OCSE e 8,4 UE.
Non è solo carenza: è uno squilibrio strutturale che altera l’uso delle competenze, aumenta i costi e riduce l’efficacia del sistema.

IL RAPPORTO CHE SPIEGA L’INEFFICIENZA
Nei sistemi europei il rapporto infermieri/medici è 2,2, fino a 2,7 nell’area OCSE (Health at a Glance Europe 2024).
In Italia resta tra 1,3 e 1,5, tra i più bassi in Europa.
Questo squilibrio genera un circuito vizioso: più rigidità organizzativa, minore capacità di presa in carico e maggiore pressione sugli ospedali.

L’EUROPA CAMBIA MODELLO, L’ITALIA RESTA FERMA
Nei sistemi più avanzati (Germania, Paesi Bassi, Regno Unito), il rafforzamento delle competenze infermieristiche ha portato a modelli più efficienti e sostenibili, con sviluppo dell’assistenza territoriale e riduzione dei ricoveri evitabili.
Le evidenze lo confermano:
riduzione dei costi fino al 20% (Health Policy – Maier & Aiken)
–1.677 euro per paziente nei programmi post-dimissione (Springer, 2024)
oltre –5.400 dollari per paziente nella gestione del diabete (American Journal of Managed Care)

In Italia, invece, il sistema continua a investire in modo squilibrato.
Secondo la Fondazione GIMBE, il Paese è ultimo nel G7 per spesa sanitaria pro-capite, con un gap di circa 43 miliardi di euro.
Il risultato è un doppio squilibrio: meno investimenti e uso inefficiente delle risorse, con aumento dei ricoveri evitabili e crescita della spesa legata alle inefficienze.

LA FUGA DAL PUBBLICO: IL SEGNALE PIÙ PREOCCUPANTE
I dati ENPAPI registrano un +17% di infermieri liberi professionisti nel primo semestre 2025.
Non è crisi vocazionale: gli infermieri lasciano un sistema che non li valorizza.
Ogni uscita è una perdita di capacità operativa e un aumento dei costi indiretti.

LA LINEA DI FRATTURA DEL SSN
Il SSN è davanti a una scelta non più rinviabile: continuare a gestire in modo inefficiente le risorse infermieristiche o riequilibrare il sistema valorizzando il ruolo dell’assistenza.
Non è solo una questione sanitaria: è sostenibilità economica e tenuta del sistema Paese.
Il gap di 43 miliardi lo dimostra.

UNA SCELTA NON PIÙ RINVIABILE
«Abbiamo costruito una sanità che spende male e cura peggio. Pensiamo di risparmiare tagliando sugli infermieri, ma stiamo solo alimentando una voragine di costi nascosti.
L’Europa dimostra che investire sugli infermieri significa ridurre la spesa e migliorare gli esiti. Noi continuiamo a fare l’opposto.
Senza un cambio immediato di rotta, il Servizio sanitario nazionale non reggerà l’urto della cronicità. Non è più un rischio teorico: è una traiettoria già in atto», conclude De Palma.