Monaldi, cardiochirurgia e trapianti: mamme contro mamme

Monaldi, cardiochirurgia e trapianti: mamme contro mamme

16 Marzo 2026 Off Di La Redazione

Una sola verità ma tante regioni. Il  moderno “Moloc della comunicazione” – come l’antica  divinità filistea – chiede ed ottiene vittime umane.  Mamme da un lato e mamme da un altro.  Al centro il dolore di chi, come Patrizia, ha perso il suo bimbo Domenico Caliendo di soli due anni, e la gioia di chi, come Cinzia, ha visto la sua bimba di 11 anni salvarsi dopo 14 interventi. Ieri mattina, davanti all’ospedale collinare, la vita e la morte si sono incontrate. Molte mamme, infatti, hanno voluto manifestare il loro sostegno a Guido Oppido, il cardiochirurgo sospeso perché coinvolto insieme ad altre sei colleghi nella tragica vicenda di Domenico, il bimbo morto in seguito ad un trapianto fallito.

C’è stata una mamma, invece, che da sola ha espresso, invece, il suo dolore per una manifestazione a sostegno di chi è indagato proprio per la morte del suo bimbo. “Patrizia è addolorata e non ha la forza di intervenire su questa cosa, ma vedere delle mamme, mamme che torneranno fortunatamente stasera dai loro figli, manifestare davanti al Monaldi per supportare un indagato per omicidio, sospeso dallo stesso ospedale, quando nessuna di loro è venuta a manifestare il suo cordoglio per la morte di Domenico, è doloroso”. Sull’episodio, durissimo l’avvocato dei Caliendo: “Questa pagliacciata stride con la compostezza di Patrizia e di questa difesa. Essere un ottimo cardiochirurgo non vuol dire non essere un pessimo trapiantologo, purtroppo”.

Ci permettiamo di dissentire. Di sottolineare che qui si tratta di poter esprimere  liberamente la propria opinione; per dirla con Voltaire: la mia libertà finisce dove inizia la tua. Anche non volendo considerare che i giudizi li devono emettere i giudici dopo un equo processo, così come le  valutazioni sulle capacità professionali che spettano ai periti, qual è il problema, se in tempi in cui la riconoscenza è defunta da tempo, qualcuno ricorda i benefici ricevuti ed esprime il proprio parere sull’uomo, prima ancora che sul professionista, sino ad oggi additato come un comune criminale e messo alla pubblica gogna? Nell’era del pensiero unico si può ancora dire di no sulla base delle proprie e concrete esperienze? La verità può anche fare male ma, riteniamo, nel caso concreto, non offende nessuno: né la memoria del piccolo Domenico, né reca oltraggio ai parenti colpiti da questa immane tragedia.

Le mamme di Gaia, Gabriele, Michele, Karol e Gioia, tutti bimbi operati e salvati dal cardiochirurgo Oppido e rispediscono al mittente l’accusa che il loro sit-in sia stato una pagliacciata. “Ci sentiamo profondamente offesi dalle parole utilizzate dall’avvocato della famiglia Caliendo. Tra le madri presenti ieri mattina vi sono anche donne che, purtroppo, tornano a casa e non trovano più i loro figli”, hanno detto i genitori. “La nostra presenza davanti all’ospedale – hanno spiegato – non nasce da mancanza di rispetto o di sensibilità verso il dolore di una famiglia che ha perso il proprio bambino.

Quel dolore lo conosciamo bene e lo rispettiamo profondamente. Non potrà mai esserci una guerra tra chi ha perso un figlio e chi no, perché nessuna madre dovrebbe vivere un dolore così grande”. “Anche noi chiediamo verità per Domenico – spiega Cinzia, mamma di una bimba di 11 anni che ha subìto 14 interventi tra cuore e cervello – ma il professore Oppido ha ridato la luce e la speranza alle nostre vite”.