Malattie cardiovascolari e ambiente, fino a un quinto dei decessi legato a fattori ambientali
23 Gennaio 2026I fattori di rischio ambientale, dall’inquinamento atmosferico e acustico alla contaminazione chimica e plastica fino agli effetti del cambiamento climatico, contribuiscono in modo rilevante al carico globale di malattie cardiovascolari. È quanto emerge da uno statement pubblicato sul Journal of the American College of Cardiology e sottoscritto congiuntamente dalla European Society of Cardiology, dall’American College of Cardiology, dall’American Heart Association e dalla World Heart Federation, che per la prima volta chiedono un’azione coordinata per affrontare gli stress ambientali come determinanti prevenibili delle patologie cardiovascolari.
Secondo le stime riportate nel documento, i fattori ambientali sono responsabili di una quota compresa tra quattro e sei milioni dei circa venti milioni di decessi annui per malattie cardiache a livello globale. Gli autori sottolineano che il peso reale potrebbe essere sottostimato, poiché alcune esposizioni non sono ancora pienamente considerate nelle analisi epidemiologiche.
«Le malattie cardiovascolari rimangono la principale causa di morte nel mondo e i fattori di stress ambientale ne sono diventati acceleratori silenziosi», ha dichiarato Thomas Münzel, primo firmatario del documento e docente alla Johannes Gutenberg University di Magonza. «Aria più pulita, città più silenziose e un clima stabile non sono solo obiettivi ambientali, ma elementi essenziali per la salute cardiovascolare», ha aggiunto.
La dichiarazione congiunta invita i decisori pubblici ad adottare standard più stringenti sulla qualità dell’aria e sul rumore, a ridurre progressivamente l’uso dei combustibili fossili e a rafforzare la regolamentazione delle sostanze chimiche potenzialmente tossiche, con particolare attenzione ai Paesi a basso reddito, dove si concentra una quota rilevante dell’impatto ambientale globale.
Il documento richiama inoltre la necessità di integrare i fattori ambientali nella valutazione del rischio cardiovascolare e nei programmi di prevenzione, accanto ai determinanti tradizionali come fumo, diabete, ipertensione e dislipidemia. Tra i meccanismi biologici coinvolti vengono indicati stress ossidativo, infiammazione, alterazioni del sistema nervoso autonomo e disfunzione endoteliale, con effetti cumulativi quando più esposizioni sono presenti contemporaneamente.
Secondo Amam Mbakwem, vicepresidente della World Heart Federation, «per curare e prevenire le malattie cardiovascolari è necessario affrontare le cause profonde e la crescente pressione dei rischi ambientali», sottolineando il ruolo della collaborazione tra istituzioni sanitarie, decisori politici e comunità locali.
Lo statement evidenzia anche il tema della resilienza dei sistemi sanitari agli eventi climatici estremi e la necessità di rafforzare la formazione dei professionisti sulla componente ambientale del rischio cardiovascolare, senza introdurre nuove raccomandazioni terapeutiche ma indicando un indirizzo strategico di sanità pubblica.



