“La Scuola Medica e la strada verso la longevità”

“La Scuola Medica e la strada verso la longevità”

21 Marzo 2026 Off Di Corrado Caso

L’autore è Giuseppe Ferrantino medico-saggista, funzionario dell’ASL SA unica. Ferrantino è ritenuto   tra i maggiori studiosi della Scuola medica salernitana. Allievo e collaboratore di Giuseppe Lauriello Primario Emerito di Bronco-pneumologia.  Lauriello un medico umanista che, nel suo percorso, si è cimentato con il greco antico, traducendo e commentando il Peri adenôn (Le ghiandole) uno opera attribuita ad Ippocrate.  Con   la trilogia, iniziata con i “Discorsi sulla Scuola Medica salernitana” continuata con “La Scuola di Salerno e la sua chirurgia” e completata nel 2022 con la pubblicazione del saggio “L’eredità della Scuola Medica salernitana” Lauriello entra nel vivo di una appassionata ricerca sulla Scuola Medica. Il suo garbo, la raffinatezza e competenza sono gli aspetti più significativi della sua personalità. Con parere condiviso conclude Ferrantino che con la sua morte   abbiamo perso un Maestro, nel senso antico del termine, 
​ Lego, alla memoria di un uomo e ricercatore che ha onorato la nostra Salerno, il saggio del suo allievo Ferrantino.
Sono consigli, ancor oggi, validi per vivere una vita sana e raggiungere il traguardo della longevità in buona salute.
 “La definizione di longevità è: “durata della vita degli organismi oltre il limite medio” (1). e suo sinonimo è vecchiaia (2). I primi passi verso la longevità sono stati mossi dalla Scuola medica di Salerno, in un periodo, il medioevo, in cui la durata media della vita era di circa trent’anni ed un cinquantenne era un vecchio (3). Il concetto di vecchiaia, connesso con la Scuola Medica di Salerno, lo incontriamo nella teoria dei quattro umori (o dottrina tetradica) (4). Tale teoria è stata arricchita e modificata nel corso del tempo da vari autori. In particolare, il flegma (uno dei quattro umori) è stato associato all’acqua (uno dei quattro elementi) e al freddo (una delle quattro qualità). Il flegma e la sua qualità il freddo sono state collegate alla vecchiaia (una delle quattro fasi della vita) e all’inverno (una delle quattro stagioni) (5). Infatti, nei calendari medioevali la figura del vecchio è solitamente associata al mese di gennaio (6).  Come conservare una buona salute è dettato dai precetti contenuti nell’opera più conosciuta e diffusa tra quelle prodotte nell’ambiente culturale salernitano, ossia il Regimen sanitatis Salernitanum, conosciuto anche come De conservanda bona valetudine, Flos sanitatis (9) e Flos medicinae Scholae Salerni. (10) Il “Codice archetipo” (11), ossia il codice più antico, risale al XIII secolo (12). Il trattato ebbe una grande fortuna editoriale. Fu tradotto dal latino in molte lingue, e tra queste anche in italiano, a partire dal XVI secolo (14). Il Regimen è un trattato a carattere divulgativo. Il primo nucleo del Regimen Sanitatis Salernitanum è costituito da aforismi (18). che, per la maggior parte, trattano della “dieta” termine che nel medioevo aveva il significato sia di dieta alimentare che di stile di vita (19), 
Il primo aforisma “Sui rimedi generali”.
“Al Re d’Inghilterra la Scuola di Salerno unanime scrive: /Se vuoi star bene, se vuoi viver sano, / scaccia i gravi pensieri, l’adirarti ritieni dannoso./ Bevi poco, mangia sobriamente; non ti sia inutile/ l’alzarti dopo pranzo; fuggi il sonno del meriggio; /non trattenere l’orina, né comprimere a lungo il ventre; / se questi precetti fedelmente osserverai, tu lungo tempo vivrai” (20). I precetti elencati sono ancora oggi validi ed è ormai patrimonio comune che l’avere una mente serena, fare un’alimentazione che non ecceda il proprio fabbisogno e fare attività fisica, riducano l’insorgenza di fattori di rischio intermedi, ovvero l’ipertensione, la glicemia elevata, l’eccesso di colesterolo e l’obesità che sono alla base delle principali malattie croniche (21). “Sulla cena” si legge: Di lauta cena apporta il cibo grave, / A stomaco indigesto, assai di pena:/ Se la notte dormir sono soave/ Tu brami, usa frugale, e parca cena (22). Quello che in maniera empirica era prescritto, più di otto secoli fa, dai maestri salernitani, è stato dimostrato, negli ultimi anni da più studi (23). Relativamente all’aria il Regimen prescrive: L’aria sia pura, limpida, chiara, / Non contaminata, né appestata dal fetore della cloaca…. Un’immagine definita come “primo manifesto di ecologia ambientale” (24). Anche in questo caso i maestri salernitani avevano ragione, infatti, gli inquinanti atmosferici sono correlati allo sviluppo di tumori e malattie cardiovascolari, e sono inoltre responsabili di patologie croniche che colpiscono l’apparato respiratorio come asma e bronchiti (25). L’inquinamento atmosferico è stato associato a numerose altre condizioni, tra cui infertilità, problemi con la gravidanza, ritardi dello sviluppo psicomotorio e cognitivo nell’infanzia, disturbi del sonno, diabete, demenza, broncopneumopatia cronica ostruttiva, allergie e malattie autoimmuni, malattie infiammatorie croniche dell’intestino, osteoporosi e fratture ossee, disturbi agli occhi, problemi cutanei (26). Inoltre, nel Regimen sono descritte le qualità di alimenti e di bevande e vengono date indicazioni sull’effetto salutare o nocivo che hanno sull’organismo. Un’altra testimonianza dell’apporto salernitano allo studio di una corretta alimentazione è il manuale intitolato “De flore dietarum” (Il fiore delle diete), di autore anonimo (27), con indicazioni dietetiche…un testo di tipo divulgativo, compilato agli inizi del XIII secolo… La maggiore fonte del De flore dietarum è rappresentata dalle Particulares diete di Costantino Africano di cui segue lo schema ma non l’ordine (30). Nella Biblioteca della Università Complutense di Madrid è custodito un manoscritto miscellaneo,  il De flore dietarum (31). In esso sono presenti 99 voci di cibi e bevande. Per comprendere il manuale è necessario conoscere la teoria dei quattro umori… Le sostanze alimentari, sia che servano per conservare l’equilibrio tra gli umori sia abbiano il fine di ricomporlo, sono distribuite lungo una scala di valori espressi in termini di qualità: caldo, freddo, umido, secco e di intensità che va dall’1mo al IV grado (32). Quindi le prescrizioni sui cibi e le bevande in esso contenute hanno o uno scopo preventivo o terapeutico. …Opere quali il Regimen Sanitatis Salernitanum ed il De flore dietarum testimoniano che la precettistica elaborata nell’ambiente culturale salernitano, tra il XII e XIII secolo, è in parte ancora attuale e che è stata antesignana dell’idea che la salute può essere conservata adottando un corretto stile di vita e una corretta alimentazione, elementi base oggi della medicina preventiva, che la scienza ha validato così che sono diventati patrimonio della medicina moderna. Queste opere sono ancor più straordinarie tenuto conto che sono state redatte con un approccio empirico facendo affidamento sull’esperienza e sulla pratica, senza dimenticare gli insegnamenti di Ippocrate, di Galeno e di autori arabi, grazie alle traduzioni in latino di Costantino Africano. Presso la Biblioteca Nazionale di Napoli è conservato un breve trattato intitolato De salis natura ac sale cum panibus commiscendo commentarius (Un commento sulla natura del sale e sulla sua aggiunta al pane). L’autore Michele Vicinanza il 23 luglio del 1574 ebbe l’incarico biennale di lettura straordinaria di medicina, nel 1581 entrò a far parte del Collegio Medico di Salerno (35) e morì il 17 ottobre del 1591. Il trattato non reca data di compilazione, ma volendolo correlare al pontificato di Sisto V al quale è dedicato, si potrebbe collocarlo tra l’aprile del 1585 e l’agosto. È un testo didattico e come il De flore dietarum aderisce alla teoria dei quattro umori. Del resto, sarà solo nel ‘600 che il metodo sperimentale incominciò a prevalere sulla speculazione metafisica. L’opera è costituita da ventiquattro capitoli in cui sono illustrate le proprietà terapeutiche del sale, i diversi cereali utilizzati per la produzione del pane, i vantaggi sia igienici che alimentari ottenuti dalla sua salatura e lievitazione. Nel VI capitolo si legge: “… le carni trattate col sale resistono alla decomposizione”.  A fine ‘500 la maggior parte dei medici seguendo gli insegnamenti di Galeno riteneva che la peste fosse dovuta al veleno volatile disperso nell’aria inquinata.  Vicinanza con logica deduttiva propose di combattere la peste con il sale grazie alla sua secchezza intrinseca. … 

È un   breve excursus  della ricerca di Giuseppe Ferrantino  che si conclude in maniera magistrale:” Abbiamo  bisogno  di conoscere le tracce del passato che ci hanno condotto al presente per consentirci di incidere in maniera positiva sul futuro”.