Il medico come medicina

Il medico come medicina

27 Marzo 2026 Off Di Corrado Caso

Sono gli anni della globalizzazione, della tecnologia avanzata, dell’occhio spione di Orwell dove il Grande Fratello è l’anonimo regista della nostra vita, un regista infallibile e onnipotente. Le nostre giornate sono sempre più scandite, informate dall’intelligenza artificiale che traccia i nuovi orizzonti dell’esistenza. Anche le guerre avvengono per procura affidate ai droni teleguidati in un gioco sadico e irrazionale nelle mani dei più forti, dei più folli.  È il gioco della playstation della morte….
Mi recavo per una riunione con amici e colleghi. Chi guidava non rispettava i limiti di velocità superandoli di gran lunga. Alla mia osservazione perché, senza una ragione plausibile, corresse tanto velocemente mi fu risposto, in forma impersonale, dall’immagine riflessa dello specchietto retrovisore che non era lui che correva ma la macchina. La macchina era di quelle moderne alle quali, se solletichi la pancia premendo l’acceleratore, si trasformano in una scheggia che supera il muro del suono.
Una giustificazione, una delega inopportuna che deresponsabilizza chi della vita ha perduto il senso, la regola.
Sono gli anni della globalizzazione… Senza più individualità che non siano condivise e svelate. Purtuttavia incide, sempre più, il dramma della solitudine e della incomunicabilità, la mancanza di presenze reali in quell’ universo mediatico di immagini virtuali dove la realtà sembra accendersi e spegnersi con un semplice gesto e, a una maggiore consapevolezza dei rischi o richieste di salute risponde nell’indifferenza generale   una vecchia carretta del mare che uccide affogando di petrolio l’ultimo angolo di paradiso in terra, la speranza dell’uomo e la sua aspettativa di vita.
La relazione medico-paziente   è, per molti aspetti, un sentimento forte, controverso e diretto, un modello vis-à-vis e non una comunicazione on line, senza una reale presenza. Oggi si progetta un diverso percorso, maggiori opportunità di diagnosi e cura per un paziente diverso, un paziente cliente in una sanità di operatori aziendali, una trasformazione del medico in operaio della salute. È per molti il crepuscolo della medicina di famiglia e con varie sfumature il capolinea del sistema sanitario nazionale.
Rieux, nel romanzo di Camus “la Peste” è un   medico capace di navigare nei miasmi di una città sconvolta dall’epidemia che confonde realtà e credenze, verità e presunte tali. Egli è profondamente impegnato nella cura dei malati. Le molteplici vicende, le narrazioni fuori le righe e oltre la logica dei fatti che accadevano lo avevano logorato al punto da rendere il suo lavoro pesante a causa del minor rapporto di fiducia nei suoi malati.
Non c’è futuro senza memoria ribadisce Balint quando afferma che “La prima medicina che un buon medico prescrive è sé stesso”. Una consapevolezza che ha tracciato, nel tempo, la storia del progresso, il volto   della medicina, la cui ricaduta supera, ancora oggi, i limiti dell’intervento scientifico. Il medico si interpone tra il sintomo e la complessità emotiva e psicologica della persona portatrice del sintomo.  Sono le diverse tessere museali che una dopo l’altra costruiscono lo stato d’animo del paziente e rivelano il mondo, gli affetti che lo circondano.  È tutto lì il presente, nel malato dove vive o muore la speranza, il principio della comunicazione, il succedersi del linguaggio verbale, la comprensione del non detto, le pause, la gestualità, l’espressione del corpo.  C’è un tempo per parlare e un tempo per il silenzio. Il silenzio vuole essere considerato e compreso e non commiserato o giudicato. Il silenzio vuole essere considerato come espressione della persona nella sua integrità e non come caso clinico.
È in questa intimità, nella esclusività del ruolo il presupposto, la realizzazione della migliore sanità possibile per i pazienti e gli assistiti che si affidano al proprio medico.
Un pensiero corrente intravede in tutto ciò che è nuovo un esempio di produttività, protagonismo e competitività. È il nuovo totem di una sanità efficiente ma altrettanto incapace di interrogarsi su quali siano i reali bisogni e le aspettative di salute e vita della persona. L’unica cosa certa nella medicina è il rapporto medico-paziente.