Gravidanza, l’aumento di peso torna in discussione

Gravidanza, l’aumento di peso torna in discussione

6 Gennaio 2026 Off Di La Redazione

Un’analisi pubblicata sul British Medical Journal, ha fornito nuove evidenze sull’associazione tra aumento di peso in gravidanza e rischio di esiti avversi sia per le madri sia per i neonati, considerando diverse regioni del mondo e contesti socioeconomici differenti.

Una delle questioni più discusse nella pratica ginecologica quotidiana riguarda l’aumento di peso in gravidanza e il suo impatto sugli esiti materni e neonatali. È noto che l’aumento di peso in gravidanza è associato a rischi acuti e a lungo termine per la salute delle madri e dei neonati. Le tendenze globali degli ultimi due decenni evidenziano un incremento dell’età materna, del BMI e dell’aumento di peso in gravidanza, sostenendo ulteriormente l’urgenza di aggiornare le linee guida sulla base di popolazioni contemporanee e diversificate.

Questa revisione sistematica e meta-analisi fornisce evidenze aggiornate e preziose sulla relazione tra aumento di peso in gravidanza ed esiti avversi per madri e neonati.

Lo studio ha incluso studi condotti dal 2009 al 2024 per un totale di 1,6 milioni di donne provenienti da cinque regioni OMS. Circa il 53% presentava un BMI normale prima della gravidanza, il 6% era sottopeso, il 19% sovrappeso e il 22% obeso. L’analisi mostra come solo una minoranza delle donne completi la gravidanza con un aumento ponderale entro gli intervalli raccomandati. Infatti, solo il 32% della popolazione totale ha avuto un aumento di peso in gravidanza entro i limiti raccomandati, mentre il 23% ne ha preso meno e il 45% ha guadagnato più del consigliato.

Lo studio ha evidenziato che un aumento di peso inferiore al range raccomandato è associato a un minor rischio di taglio cesareo, neonato grande per l’età gestazionale (LGA) e macrosomia, ma a un rischio più elevato di parto pretermine, neonato piccolo per l’età gestazionale (SGA), basso peso alla nascita e distress respiratori. Al contrario, un aumento di peso superiore ai range raccomandati è risultato associato a un rischio più elevato di taglio cesareo, aumento del peso neonatale, disordini ipertensivi della gravidanza, neonato LGA, macrosomia e ricovero in terapia intensiva neonatale (NICU), ma un minor rischio di taglio cesareo prematurità e basso peso alla nascita.

Un dato interessante riguarda l’obesità: le donne collocate nelle fasce più basse dell’obesità presentano una maggior probabilità di avere figli di peso eccessivo alla nascita rispetto alle donne fortemente obese. Tuttavia, l’eterogeneità degli studi e l’uso di differenti classificazioni del BMI limitano la solidità di questa osservazione, suggerendo prudenza nell’interpretazione.

La revisione, oltre a mettere in luce le differenze tra regioni geografiche, evidenzia criticità metodologiche che oggi ostacolano una valutazione precisa dei rischi. Se da un lato la meta-analisi amplia la conoscenza sugli effetti dell’aumento ponderale, dall’altro lascia aperte numerose questioni, tra cui quella più delicata: la sicurezza della perdita di peso nelle donne obese durante la gravidanza, tema per il quale le evidenze sono attualmente insufficienti. La mancanza di sistemi uniformi per classificare BMI e aumento di peso rende difficile confrontare i dati e definire raccomandazioni universalmente applicabili. Questo rappresenta uno dei principali motivi per cui l’OMS ha avviato il processo di definizione di standard globali più adeguati.

Per la pratica clinica, questo lavoro rappresenta uno stimolo a valutare con ancora maggiore attenzione l’evoluzione ponderale delle pazienti, contestualizzandola non solo sul piano individuale ma anche rispetto alle differenze etniche e ai profili di rischio. Pur riconoscendo il valore delle linee guida esistenti, il nuovo scenario evidenzia chiaramente che un aggiornamento internazionale, basato su popolazioni più rappresentative e su metodologie standardizzate, è ormai imprescindibile.

 

 

 

 

 

 

 

 

Fonte: https://www.doctor33.it/articolo/66405/gravidanza-laumento-di-peso-torna-in-discussione-i-nuovi-dati