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Gabriele Rubini: riabilitare è ristabilire un equilibrio globale del sistema corporeo

Gabriele Rubini: riabilitare è ristabilire un equilibrio globale del sistema corporeo

14 Febbraio 2026 Off Di Marco Magliulo & Pasquale Maria Sansone

 

15 anni di esperienza in riabilitazione fisica ed attività posturale Gabriele Rubini è specializzato in correzione posturale e piani di allenamento personalizzati. per consigli e confronti Rubini ha dato vita ad un suo profilo su Instagram.

L’obiettivo prioritario dei suoi interventi professionali è quello di rimettere in forma i pazienti che si affidano alle sue terapie. Quale è il suo approccio?

Il mio approccio non si limita a “rimettere in forma” il paziente, ma punta a ristabilire un equilibrio globale del sistema corporeo. In fin dei conti, lo scopo della ginnastica posturale è proprio questo: di migliorare l’allineamento e le curve fisiologiche del corpo al fine di ridurre tensioni, dolori e scompensi. Anche perché il dolore o la perdita di efficienza non sono quasi mai eventi isolati: sono l’espressione di un’organizzazione posturale alterata nel tempo.

Il mio approccio di lavoro è sistemico: analizzo le relazioni tra colonna, bacino, arti e respirazione. Poi, attraverso l’esercizio terapeutico mirato e il controllo motorio, aiuto il corpo a ritrovare mobilità dove manca, forza tramite esercizi funzionali e stabilità dove è necessaria.

L’obiettivo non è solo eliminare il sintomo, ma migliorare la qualità del movimento, ridurre i compensi e rendere la persona autonoma nel mantenere i risultati nel tempo. Quindi dal mio punto di vista, “rimettere in forma” significa restituire efficienza, consapevolezza e libertà di movimento.

Quali sono le patologie che con maggiore frequenza affronta con la sua attività?

Le problematiche che affronto più frequentemente riguardano disturbi muscolo-scheletrici legati ad alterazioni posturali e disfunzioni del movimento, soprattutto in soggetti sedentari.

In particolare, mi occupo spesso di cervicalgie, lombo-sciatalgie (i più frequenti), dolori alle spalle e alle ginocchia, oltre a sindromi da sovraccarico funzionale. Molti pazienti arrivano con dolore cronico o ricorrente che non trova una causa strutturale grave, ma che è sostenuto da compensi e squilibri biomeccanici.

In questo momento, il mio focus sono soprattutto le persone sedentarie che sviluppano rigidità e perdita di mobilità articolare. Ma lavoro anche con sportivi che necessitano di riequilibrare il sistema muscolo-scheletrico per prevenire infortuni o migliorare la performance.

Il filo conduttore del mio approccio lavorativo non è la singola patologia, ma la qualità dell’organizzazione posturale e del controllo motorio che la sostiene. Infatti, non mi concentro solo sul problema, ma su tutto il sistema circostante che lo sostiene.

In genere chi pratica la sua professione rielabora tecniche d’intervento basate su esperienze pregresse. È anche per lei così?

Ogni professionista costruisce il proprio metodo a partire dalla formazione e dall’esperienza clinica. Anche nel mio caso è così, ma sempre con un riferimento costante alla letteratura scientifica e all’evoluzione delle evidenze nel campo della biomeccanica e del controllo motorio. Il nostro lavoro è sempre in evoluzione, perché la scienza in questo settore, porta sempre degli aggiornamenti e delle novità.

Quindi ho sempre ritenuto importante non essere “ancorati” ad un solo approccio o ad una sola metodologia, ma rielaborarli insieme per individualizzare il lavoro del paziente.

Negli anni, infatti, ho integrato diversi approcci scientifici in una visione sistemica del corpo: non applico protocolli standardizzati, ma adatto gli strumenti al singolo paziente, sulla base della sua organizzazione posturale e delle sue esigenze funzionali. L’esperienza mi ha insegnato che non esiste una tecnica valida per tutti: ciò che fa la differenza è la capacità di leggere il sistema nel suo insieme, il linguaggio del corpo del paziente e intervenire con precisione e coerenza.

Che cosa ha significato per lei l’esperienza professionale con un gruppo di tuffatori agonisti?

L’esperienza con un gruppo di tuffatori agonisti è stata per me estremamente formativa, sia dal punto di vista tecnico sia umano. Lavorare con atleti di alto livello significa confrontarsi con richieste biomeccaniche molto elevate, dove mobilità, controllo motorio e precisione posturale devono coesistere in modo impeccabile. In uno sport come i tuffi, anche minime alterazioni dell’allineamento possono influenzare la performance e aumentare il rischio di sovraccarico. Questo mi ha permesso di affinare ulteriormente la mia capacità di osservazione e di intervento mirato sul sistema muscolo-scheletrico. È stata un’esperienza che ha rafforzato la mia convinzione che la qualità del movimento sia il vero ponte tra prevenzione e performance, sia nello sport d’élite sia nella vita quotidiana.

Oggi si insiste molto sulla rieducazione posturale, anche perché sembra acclarato che molte sindromi dolorose sono legate a cattive posture….

Alcune sindromi dolorose sono legate alla postura perché il corpo umano funziona come un sistema interdipendente: colonna, bacino, arti e spalle lavorano insieme. Quindi, se una parte del corpo si trova in posizione alterata per lungo tempo, altre articolazioni e muscoli devono compensare, aumentando il carico e lo stress su strutture che non erano progettate per sostenerlo.

 

In pratica, il dolore spesso non nasce dove si sente, ma dove il corpo cerca di adattarsi a un disallineamento.

Ovviamente ogni caso è a sé, ed ho sempre ritenuto importante partire da referti medici, laddove i problemi articolari sono seri o il dolore da parte del paziente è insostenibile.

Comunque, in linea generale, la postura scorretta genera tensioni muscolari croniche, riduce la mobilità e altera il controllo motorio, creando un circolo in cui il dolore si perpetua.

Per questo la rieducazione posturale non serve solo a ridurre il dolore, ma a ripristinare l’organizzazione del sistema corporeo, permettendo ai muscoli e alle articolazioni di lavorare in armonia e riducendo il rischio di sovraccarichi e infortuni.

 

 

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