Europa ed Italia, crescono le demenze
27 Febbraio 2026Tutte le forme di patologie legate alla psiche sono in costante aumento in tutto il mondo. Il rapporto The Prevalence of Dementia in Europe 2025, pubblicato da Alzheimer Europe e rilanciato da “Neurologia 33”, aggiorna le stime epidemiologiche riferite alle demenze nel continente sulla base dei più recenti studi disponibili, dei cambiamenti demografici e degli effetti a lungo termine della pandemia di COVID-19, che ha colpito in modo particolare la popolazione anziana, soprattutto nelle strutture residenziali. I dati indicano una crescita rilevante del fenomeno: nel 2025, nei 27 Paesi dell’Unione Europea, oltre 9 milioni di persone convivono con una forma di demenza e le stime prevedono un incremento fino a 14,3 milioni entro il 2050, pari a un aumento del 58%.
L’Europa, e in particolare l’Italia, presenta una delle popolazioni più anziane al mondo. Con l’aumento dell’aspettativa di vita — pari a 81,4 anni nell’Unione Europea nel 2023 — cresce anche il numero di persone esposte al rischio di patologie neurodegenerative.
Tra le principali criticità evidenziate dal rapporto emerge la carenza di strategie nazionali efficaci. In molti Paesi europei manca un piano nazionale per la demenza oppure i programmi esistenti risultano obsoleti o sottofinanziati. A ciò si associa la limitata preparazione di diversi sistemi sanitari all’introduzione dei nuovi farmaci anti-amiloide.
Nel contesto italiano, l’invecchiamento demografico rappresenta un elemento centrale. L’Italia è tra i Paesi più anziani d’Europa e presenta il secondo indice di invecchiamento dopo la Germania. Attualmente una persona su quattro ha più di 65 anni, quota destinata ad aumentare nei prossimi anni.
Questo scenario rende evidente la necessità di rafforzare sin d’ora la rete dei servizi dedicati alla diagnosi precoce e alla presa in carico, attraverso centri specializzati adeguati, personale formato — non solo neurologi e geriatri, ma anche operatori socio-sanitari, professionisti della riabilitazione e infermieri — e politiche orientate alla riduzione dell’isolamento sociale e dello stigma che ancora contribuiscono all’emarginazione delle persone con demenza.


