Diabete gestazionale, stile di vita e attività fisica in gravidanza riducono il rischio

Diabete gestazionale, stile di vita e attività fisica in gravidanza riducono il rischio

5 Febbraio 2026 Off Di La Redazione

Gli interventi sullo stile di vita in gravidanza possono ridurre significativamente il rischio di diabete gestazionale, con l’attività fisica che si conferma l’approccio più efficace. È quanto emerge da uno studio pubblicato su The BMJ, coordinato dall’Università di Liverpool, che ha coinvolto ricercatori di Regno Unito, Europa, Australia, Nord America e Asia.

Il diabete gestazionale è una condizione caratterizzata da livelli elevati di glicemia durante la gravidanza e comporta rischi rilevanti sia per la madre sia per il bambino, tra cui un aumento del rischio di morte fetale intrauterina, parto pretermine e pre-eclampsia. A lungo termine, la condizione è associata a un maggiore rischio di obesità, diabete di tipo 2 e malattie cardiovascolari in entrambi.

«I tassi di diabete gestazionale stanno aumentando in tutto il mondo», ha dichiarato Shakila Thangaratinam, professoressa all’Università di Liverpool e autrice dello studio. «Sebbene gli interventi sullo stile di vita siano efficaci nella prevenzione del diabete di tipo 2, il loro ruolo nel diabete gestazionale non era finora chiaro».

Lo studio ha riunito i dati di oltre 100 trial randomizzati, per un totale di quasi 36.000 donne in gravidanza, rappresentando la più ampia raccolta di dati individuali finora realizzata su questo tema. Questo approccio ha permesso di valutare non solo l’efficacia complessiva degli interventi sullo stile di vita, ma anche quali strategie funzionino meglio e in quali gruppi.

I risultati indicano che gli interventi basati sull’attività fisica, come camminata, esercizio aerobico e di forza, e nuoto, siano i più efficaci nel ridurre il rischio di diabete gestazionale. I benefici risultano maggiori quando gli interventi sono svolti in gruppo e guidati da operatori appositamente formati. Non sono stati osservati effetti avversi associati all’attività fisica.

Nel complesso, tutte le donne in gravidanza hanno beneficiato degli interventi, ma lo studio ha rilevato benefici inferiori tra le donne con livelli di istruzione più bassi, suggerendo possibili disuguaglianze nell’accesso o nell’adesione ai programmi.

La ricerca ha utilizzato prevalentemente dati provenienti da paesi ad alto reddito. Gli autori sottolineano quindi la necessità di ulteriori studi che includano popolazioni più diverse e interventi adattati a contesti sociali differenti, anche con il supporto della tecnologia.

«La gravidanza è un momento unico nel corso della vita in cui possiamo supportare le madri nel migliorare la salute per sé stesse e per i loro bambini», ha affermato Fionnuala McAuliffe, coautrice dello studio.

Poiché il diabete gestazionale continua ad aumentare a livello globale, questo tipo di evidenza è cruciale per progettare interventi efficaci. Gli autori concludono che l’integrazione sistematica di questi interventi nell’assistenza prenatale potrebbe ampliare i benefici, a condizione di affrontare le barriere sociali che limitano l’accesso per alcuni gruppi.

“I nostri risultati mostrano che questi interventi dovrebbero diventare routinari affinché tutte le donne possano beneficiarne. Tuttavia, i dati evidenziano la necessità di approcci personalizzati che affrontino le barriere sociali e garantiscano un accesso equo al supporto” ha concluso Thangaratinam.