Cozze e “ricozze” storiche

Cozze e “ricozze” storiche

28 Marzo 2026 Off Di La Redazione

Cozze amare. La domanda, direbbe qualcuno, sorge spontanea: ma se è una vita che viene segnalata l’inopportunità do consumar frutti di mare crudi perché possibili vettori di malattie infettive, coma mai si continua?

Al momento, per la Procura partenopea, l’ipotesi più accreditata – per cui si sarebbe sviluppato il focolaio di epatite A in Campania prima  e poi in Lazio – sarebbe riconducibile alla commercializzazione del prodotto italiano al quale sarebbe stati  mischiati mitili contaminati di provenienza estera.

L’Istituto superiore di sanità segnala che, solo a marzo sono stati registrati 160 casi di infezione, di cui 110 in Campania. Intanto un caso di epatite A è stato individuato anche in Toscana.

La Procura e i Carabinieri del Nucleo antisofisticazione di Napoli stanno indagando sulla vendita di frutti di mare contaminati. gli inquirenti ipotizzano, contro ignoti, il reato di commercio e detenzione per la vendita di alimenti pericolosi per la salute. Nella zona di Terracina, infatti, sarebbero stati venduti e consumati frutti di mare, in particolare cozze provenienti da Bacoli (Napoli), che avrebbero determinato alcuni casi. Gli accertamenti riguardano anche eventuali scarichi fognari in mare, soprattutto lungo il litorale a nord della costa campana. Negli ultimi giorni i carabinieri del Nas hanno sequestrato circa 50 chili di prodotti e prelevato campioni da analizzare.

Secondo il bollettino della sorveglianza Seieva, coordinato dall’Istituto superiore di sanità, già nel 2025 si era registrato un aumento dei casi di epatite A: 631 contro i 443 dell’anno precedente. Nei primi tre mesi del 2026 si osserva un ulteriore rialzo, legato al consumo di frutti di mare: 262 casi nei primi tre mesi dell’anno contro 43 nello stesso periodo del 2025. Con un picco a marzo, quando 160 casi hanno riportato sintomi. L’andamento è trainato soprattutto da Lazio, Campania e Puglia. Per quanto riguarda le altre epatiti, nel 2025 in Italia sono stati segnalati 148 nuovi casi di epatite B (contro i 189 dell’anno precedente), soprattutto in Lombardia, Emilia-Romagna e Toscana.

I più colpiti sono i soggetti tra i 55 e i 64 anni; tra i principali fattori di rischio figurano manicure, piercing, tatuaggi, cure odontoiatriche e rapporti sessuali non protetti. In crescita anche l’epatite E, con 92 casi nel 2025 (erano 70 l’anno precedente), soprattutto tra over 65 e in prevalenza uomini: il 51% dei pazienti ha riferito il consumo di carne di maiale cruda o poco cotta. In calo invece l’epatite C, con 51 casi nel 2025 contro i 60 del 2024, concentrati soprattutto in Lombardia ed Emilia-Romagna.