Condannato per falso in atto pubblico il presidente di “Pineta Grande”

Condannato per falso in atto pubblico il presidente di “Pineta Grande”

31 Marzo 2026 Off Di La Redazione

Noie giudiziarie per il numero uno della nota casa di cura del litorale Domitio. ll giudice monocratico del tribunale di Santa Maria Capua Vetere, infatti, ha condannato l’imprenditore della sanità Vincenzo Schiavone, titolare del Pineta Grande Hospital di Castel Volturno, a quattro anni e mezzo di carcere per il reato di falso in atto pubblico; condannati a tre anni e quattro mesi anche due medici della struttura sanitaria Giuseppe Delle Donne e Gabriele Vallefuoco, mentre è stato assolto il medico Stefano Palmieri.

La vicenda è quella della paziente Francesca Oliva, 29enne morta nel maggio 2014 nella clinica casertana per setticemia dopo aver dato alla luce tre gemelli, di cui due morti (un maschietto e una femminuccia) e la terza sopravvissuta.

Schiavone è stato condannato per aver falsificato la cartella clinica della 29enne.
La donna era stata trasportata nella clinica Pineta Grande proveniente dall’ospedale di Giugliano in Campania. Nell’ottobre 2021 il tribunale di Santa Maria Capua Vetere assolse “per non aver commesso il fatto” i 14 medici che erano finiti a giudizio per omicidio colposo plurimo (tre di Pineta Grande e nove dell’ospedale di Giugliano) ritenendo però sussistenti gli errori commessi nei confronti della Oliva dal suo ginecologo di fiducia, Sabatino Russo, morto nel 2017. Dagli ulteriori accertamenti è poi emerso che la cartella clinica della 29enne sarebbe stata alterata post mortem con l’inserimento e la somministrazione, mai avvenuta per gli inquirenti, di un antibiotico ad ampio spettro. Inoltre sarebbe stato cancellato il riferimento alle condizioni di malessere generale della donna. Il processo per falso è nato dunque dal procedimento principale per omicidio colposo.
Schiavone ribadisce la propria innocenza: “Subisco una condanna per un reato che non solo non ho commesso, ma che non avrei avuto nessun motivo e soprattutto interesse a commettere, visto che la nostra struttura paga, ogni anno, solo di premio assicurativo oltre un milione e mezzo di euro per i risarcimenti dei danni derivanti dall’attività medico-professionale. Quello che più mi addolora è l’accusa di aver voluto alterare un documento per ‘risparmiare’ un risarcimento che, ripeto, rientra nelle previsioni dell’attività di una struttura che ogni giorno salva la vita a decine di persone e cura e assiste migliaia di pazienti provenienti da tutta la regione e anche da fuori la Campania”.