Case di Comunità, Gimbe: poche strutture operative

Case di Comunità, Gimbe: poche strutture operative

1 Aprile 2026 Off Di La Redazione

La riforma dell’assistenza territoriale prevista dal DM 77 non è ancora operativa e presenta criticità su servizi, personale e organizzazione dei percorsi, secondo quanto emerge dal monitoraggio della Fondazione Gimbe. Al 31 dicembre 2025 solo 66 Case della Comunità su 1.715 (3,9%) risultano pienamente funzionanti, mentre per 649 strutture (37,8%) non è stato dichiarato alcun servizio attivo. Per 781 (45,5%) è attivo almeno un servizio, ma solo 285 (16,7%) dichiarano tutti i servizi obbligatori e solo una quota limitata dispone anche di personale medico e infermieristico.

«Considerata la rilevanza di ciascuno di questi servizi – afferma Nino Cartabellotta, presidente della Fondazione GIMBE – la loro presenza parziale non solo indebolisce le funzioni delle Case della Comunità, ma rende le strutture poco attrattive per i cittadini».

Il nodo principale resta la disponibilità di personale. «Anche dove tutti i servizi vengono dichiarati attivi – commenta Cartabellotta – le Case della Comunità restano, nei fatti, scatole vuote: senza personale sanitario non possono funzionare».
Sugli Ospedali di Comunità la situazione è ancora più indietro: su 594 strutture programmate, solo 163 (27,4%) hanno attivato almeno un servizio e nessuna risulta pienamente funzionante, nonostante gli standard prevedano presenza medica, assistenza infermieristica continuativa e servizi dedicati.

Secondo il monitoraggio Gimbe, la riforma procede con diseguaglianze regionali e ritardi legati alla carenza di personale sanitario, in particolare infermieristico, e al mancato coinvolgimento dei medici di medicina generale. «Il potenziamento dell’assistenza territoriale – afferma Cartabellotta – è la chiave per decongestionare ospedali e pronto soccorso», ma i dati indicano un avanzamento ancora limitato.

Nel periodo tra giugno e dicembre 2025, a fronte di 121 nuove Case della Comunità con almeno un servizio attivo, solo 20 sono diventate pienamente operative; per gli Ospedali di Comunità l’incremento è stato di 10 strutture.
Le Centrali Operative Territoriali rappresentano l’unico ambito già in linea con gli obiettivi, con 625 strutture pienamente funzionanti su 657 programmate.

Sul piano digitale, il Fascicolo sanitario elettronico resta incompleto e poco utilizzato nella pratica clinica. Nessuna Regione rende disponibili tutte le tipologie di documenti previste e solo il 44% dei cittadini ha espresso il consenso alla consultazione. «Colmare divari così ampi richiede alla politica interventi immediati», osserva Cartabellotta.

A tre mesi dalla scadenza del PNRR, la Fondazione Gimbe segnala il rischio di non rendere pienamente operative le strutture territoriali e di non garantire benefici concreti per l’assistenza ai cittadini, anche in relazione alla presa in carico e alla gestione dei percorsi assistenziali.