“Caregiver”, qualcosa si muove, ma quando una legge Nazionale?
30 Novembre 2025L’Emilia Romagna prima in Italia a riconoscere i diritti ai prestatori di cure familiari.
Il termine inglese “caregiver” indica chi, prevalentemente a livello familiare, si prende cura di una persona non autosufficiente, come un anziano, un malato cronico o un disabile. Questo termine potrebbe essere tradotto con accuditore e, letteralmente, indica un prestatore di cure. Si tratta di una figura molto diffusa, si stima che in Italia vi siano circa 8 milioni di caregiver, dei quali la maggior parte sono donne. Un esercito silenzioso che ogni giorno assiste un familiare non autosufficiente che non ha avuto negli anni nessun riconoscimento giuridico, né un sostegno d tipo economico.
Apripista, e tra i primi in Italia a riconoscere con una normativa regionale la figura e i diritti dei caregiver, è stata l’Emilia Romagna con la legge regionale “Norme per il riconoscimento ed il sostegno del caregiver familiare (persona che presta volontariamente cura o assistenza”, del 2014, che inquadra i caregiver quali componenti informali della rete di assistenza alla persona e risorsa del sistema integrato dei servizi sociali, socio-sanitari e sanitari, tutelandone i bisogni (in Emilia Romagna 289.000 caregiver, di cui il 55% donne).
Il profilo del caregiver è stato riconosciuto e delineato normativamente per la prima volta nella legge di bilancio 2018 (art.1, comma 254-56, Legge 205 del 2017) che al comma 255 lo definisce come “persona che assiste e si prende cura di specifici soggetti”.
Nel 2021 è stato previsto un secondo fondo per il settore “caregiver” nella legge di bilancio con uno stanziamento di 30 milioni.
Recentemente, sempre in Emilia Romagna, nel Comune di Maranello, un ulteriore passo avanti con l’equiparazione dei caregiver ai lavoratori per l’accesso ai servizi comunali. Un’integrazione al regolamento che definisce criteri e punteggi per usufruire dei servizi pubblici, ha equiparato le due figure, riconoscendo la parificazione tra lo status di caregiver a quello di lavoratore per accedere ai centri estivi comunali, al servizi di pre e post scuola, ai nidi, etc. Sono stati attivati progetti di sostegno sociale e sanitario ai caregiver con l’attivazione di una rete socio-sanitaria territoriale che possa alleggerire il carico fisico ed emotivo per questi cittadini.
In questi giorni, due buone notizie circa il settore dei caregiver: l’articolo 53 della legge di bilancio, attualmente in discussione, che istituisce un fondo dedicato che sostiene queste figure per il 2026-27, e la proposta di legge per un ulteriore riconoscimento formale del caregiver e dei criteri-requisiti per l’erogazione di un sistema di tutele crescenti e di nuovo reddito di cura per gli assistenti familiari: la soglia di 15.000 euro di ISEE, permetterebbero di accedere a 1,200 euro di reddito trimestrale ai caregiver. Un primo passo atteso da un decennio, sebbene questo provvedimento sia criticato dalle opposizioni per l’esiguo sostegno economico e per l’approccio assistenziale, che non contempla il vero riconoscimento giuridico per figure che si fanno carico di un impegno che altrimenti graverebbe sul sistema sanitario nazionale e che, secondo le associazioni di settore, generano con il loro lavoro un valore economico stimato tra il 2,5 e il 3% del PIL.
Speriamo che all’annuncio della Ministra Locatelli circa il disegno di legge ad hoc sui caregiver, che arriverà in Consiglio dei Ministri dopo l’approvazione della legge di bilancio, possa seguire una costante attenzione utile a destinare maggiori fondi rispetto a quelli previsti a questo settore in futuro, investimenti sulla formazione specifica dei caregiver e implementazione delle reti territoriali socio-sanitari.


