Cardarelli, due anni di trionfi nei trapianti di fegato e “strane amnesie”
26 Gennaio 2026
Tutto parte dai donatori, e questo ci pare ovvio. In questi due anni sono aumentati, così come è aumentata la sensibilità dei familiari che non fanno opposizione. Ed è proprio questo aspetto, di pura solidarità mana, che ha consentito i record.
Poi però – ci pare giusto sottolineare anche questo aspetto non secondario alla fine del conseguimento dei risultati positivi – entrano in gioco l’organizzazione trapiantologica nei territori ed infine, ma non senza, perizia e capacità manageriale del terminale: chirurghi, operatori e direttore del Centro trapianti di fegato e chirugia epatobiliare.
Nel 2024 il Centro trapianti di fegato del Cardarelli, guidato da Giovanni Vennarecci, ha realizzato 47 trapianti, quasi raddoppiando, nel 2025, realizzando 81 trapianti con un incremento del 73%.
Senza enfasi e senza girarci intorno si tratta di numeri accostati, in genere, ai più celebrati ospedali del Nord che, in molti casi, invece, ottengono risultati inferiori a quelli del Cardarelli. Non solo! Le sopravvivenze dopo il trapianto, ottenute dall’Unità operativa complessa del nosocomio collinare partenopeo sono le più alti in Italia (intorno all’85-90%).
Infine, sempre nel Centro guidato da Giovanni Vennarecci, sono stati trapiantati pazienti con cirrosi post virale, dismetabolica e alcool correlata complicate da Epatocarcinoma in più del 50% dei casi.
Dice un vecchio motto latino, errare humanum est, perseverare diabolico… ed è proprio questo il caso…
Lo scorso anno nel comunicato stampa del Cardarelli scomparve (letteralmente) il nome di Vennarecci, quest’anno invece appena una citazione a margine di un lungo intervento del direttore generale del più grande ospedale delmezzogiorno d’Amore.
Per quanto riguarda l’equipe, nessuna citazione nel 2024, nessuna nel 2025.
Ora delle due l’una: o si tratta di un inefficienza dell’ufficio stampa, ma conoscendo i soggetti ne dubitiamo assai, oppure è in atto un’odiosa damnatio memoriae contro equipe e primario. Una damnatio resa ancora più inspiegabile perché diretta contro operatori che portano in alto il nome delCardarelli. E allora nelle vesti di “Giovanni raddrizza torti”, nel nostro piccolo, proviamo a mettere un po’ di cose a posto.
Dell’equipe fanno parte, tra gli altri, Giuseppe De Simone responsabile UTIF.
Giovanni Di Costanzo responsabile epatologia.
Alfonso Galeota , Lanza Epatologo e Francesco Picciotto dedicati al pre e post trapianto.
G. Arenga, D. Ferraro, F. Falaschi, S. Avenia, L. Campanella, C. Migliaccio, sono chirurghi della divisione.
Chiaramente non ci illudiamo di aver riparato il grave “torto omissivo” subito dal primario e dall’equipe ma almeno abbiamo ristabilito un minimo di obiettività in un racconto evidentemente lacunoso.
Al manager, che è figura assorbente dell’Aorn napoletana, ci permettiamo di rivolgere due sole domande: secondo lui perché si sono verificati questi due gravi “incidenti di percorso”? E soprattutto: cui prodest?


