Broncopneumopatia ostruttiva (BPCO), troppi i casi ancora non diagnosticati
29 Novembre 2025La Broncopneumopatia Cronica Ostruttiva (BPCO) continua a rappresentare una delle principali sfide della sanità pubblica italiana. Secondo gli ultimi dati ISTAT colpisce il 5,6% della popolazione adulta — circa 3,5 milioni di persone — ed è responsabile di oltre il 55% dei decessi attribuiti alle malattie respiratorie. Numeri che emergono al 42° Congresso Nazionale SIMG, in corso a Firenze, dove la Società Italiana dei Medici di Medicina Generale e delle Cure Primarie ha lanciato un appello per una presa in carico più tempestiva, percorsi semplificati e una diagnostica più accessibile negli ambulatori dei medici di famiglia. Al centro dell’allarme non c’è solo la prevalenza della malattia, ma soprattutto il suo “sommerso”: molti pazienti scoprono la BPCO quando è già in fase avanzata, spesso in occasione di un ricovero. «La diagnosi tardiva è uno dei principali limiti nel contrasto alla malattia», spiega Andrea Zanché, responsabile SIMG dell’Area Cronicità, ai microfoni di Sanità33. «Individuare precocemente sintomi come tosse persistente, espettorato cronico o fiato corto permette di cambiare la storia naturale della patologia», dichiara.
Dal Congresso arriva anche un appello forte sul fronte delle terapie. Le restrizioni prescrittive, che variano da Regione a Regione, possono ritardare l’accesso ai trattamenti più efficaci. «Un eccesso di burocrazia rischia di rallentare cure che dovrebbero essere immediate», osserva Alessandro Rossi, Presidente SIMG. «Il medico di famiglia deve poter gestire la terapia in modo completo e appropriato, insieme agli pneumologi, senza disuguaglianze territoriali». Investire sulla prossimità, dotare gli studi di strumenti diagnostici adeguati e valorizzare le competenze dei medici di famiglia sono per Rossi i passaggi necessari per garantire diagnosi più precoci e terapie personalizzate. La lotta alla BPCO, sottolinea la SIMG, passa dunque da un mix di innovazione, prossimità e capacità di intercettare precocemente i pazienti: «Intervenire subito può cambiare la storia della malattia», ribadisce Zanché. Una sfida che i medici di famiglia chiedono di poter affrontare con strumenti moderni, percorsi snelli e un ruolo pienamente riconosciuto nel governo clinico delle cronicità.


