Bambino trapiantato, cronaca di una tragedia annunciata
20 Febbraio 2026
Nessuna sorpresa. Nessun lieto fine. Come ormai si era capito da giorni, il miracolo non c’è stato. I medici della commissione appositamente istituita per valutare la possibilità per il bambino di tentare un secondo trapianto sono stati chiarissimi: “Alla luce delle valutazioni effettuate al letto del paziente e sulla base degli ultimi esami strumentali, si è stabilito che le condizioni del bambino non sono compatibili con un nuovo trapianto”. Una sentenza senza appello: il piccolo corpicino, straziato dalle macchine e dalle medicine che ancora lo supportano, non è in grado di reggere un nuovo intervento chirurgico.
Resta solo da consumare la lenta agonia che lo porterà, finalmente, a ritrovare la pace.
Altro contesto, altri tempi, ma mi tornano in mente alcune analogie con la tragedia del piccolo Alfredino, che trovò la morte dopo essere precipitato in un pozzo artesiano vicino Vermicino. Correva l’anno 1981 e dopo tre giorni di cronache Rai in diretta – con un intero Paese che si mobilitò e appassionò alla storia – Alfredino smise di lottare. Furono necessari 28 giorni per recuperarne la salma.
Anche oggi, un intero Paese è stato catapultato dai media in questa vicenda straziante. Trasmissioni televisive dedicate, Tg, articoli, gli immancabili pareri degli esperti. Anche oggi, tutti col fiato sospeso per vedere se gli sforzi congiunti di politici, medici, scienziati, fossero stati in grado di far pendere la bilancia dal lato della vita.
Purtroppo, anche questa volta, la storia non si sta sviluppando nella direzione da tutti auspicata. Protagonisti e comprimari ritornano, o ritorneranno, lentamente nell’ombra di un oblio veramente doloroso solo per quanti hanno amato ed ameranno per sempre il piccolo Domenico. Adesso che incombe un’aria sempre più cupa e tutto evolve verso la disgrazia di un tragico destino, al quale gli uomini hanno dato una mano sostanziosa, ridiamo almeno la dignità di un nome a questo bambino.
La triste vicenda non ha mietuto, purtroppo, una sola vittima. Certo, non c’è assolutamente paragone con la tragedia vissuta dal piccolo Domenico e dalla famiglia ma un’altra vittima eccellente – dopo le vagonate di fango che, in questi giorni, le sono state lanciate addosso da ogni dove, potrebbe essere proprio l’ospedale Monaldi. La tempesta mediatica che ha investito la struttura che, trent’anni fa, era stata la prima in tutto il Sud Italia a realizzare un trapianto di cuore, rinverdendo nel tempo gli allori, è infatti di quelle che lasciano il segno.



