Autonomia differenziata: l’Italia ridiventerà “un’espressione geografica”

Autonomia differenziata: l’Italia ridiventerà “un’espressione geografica”

24 Febbraio 2026 Off Di Antonio Magliulo

Eccoci. Ci siamo. A piccoli ma inesorabili passi la polverizzazione del “Bel Paese” entra nella sua fase attuativa. Il Consiglio dei ministri ha approvato gli schemi di pre-intesa per il riconoscimento di competenze aggiuntive a Piemonte, Liguria, Lombardia e Veneto, avviando l’iter istituzionale dell’autonomia differenziata che coinvolge anche profili sanitari legati al coordinamento della finanza pubblica e all’organizzazione dei servizi. Poco contano le elegie pubbliche di famiglia, casa, patria e bandiera che il Centrodestra continua ad invocare ad ogni piè sospinto. Si tratta di chiacchiere. I fatti sono questi e dicono altro.

Nessuna lusinga “dolce” condita in salsa politichese potrà mai coprire il vuoto ideale dal quale è nata la ricetta leghista che, da anni, ha fatto appelli alla pancia dei cittadini “padani” per raggiungere il vero obiettivo di togliere a chi ha di meno e dare a chi ha di più. Parole come solidarietà ed equità sono scomparse da anni dall’agenda politica, per essere riprese solo nel breve periodo che precede le elezioni. E qui una piccola disgressione va fatta sui recenti tentativi di riforma della legge elettorale, a partire da quella proposta dal leghista Calderoli che, in diretta Tv, ebbe a definirla una porcata. E poi Rosatellum, Rosatellum bis (attualmente in vigore) ed i vari tentativi abortiti di riforma, attraverso l’Italicum, il Porcellum (di cui sopra) ed il Mattarellum. Senza dilungarmi ancora, resta il fatto che la legge elettorale, con piccole e risibili modifiche, nonostante sia considerata pessima da tutte le forze  politiche, resta ancora la a spingere sempre più cittadini al non voto e a sottolineare la capacità di rigenerazione della casta. 

Ma adesso torniamo a noi. Una delle materie più delicate, quella a garanzia costituzionale (articolo 32), deputata ad assicurare la salute dei cittadini, e che già oggi e di attribuzione regionale, diventerà – senza più ingerenze – di competenza delle Regioni. Ed il risultato non potrà essere che uno solo: avremo tante sanità quante sono le regioni italiane. D’altronde per verificare questi semplici concetti non è necessario fare un salto nel futuro. Basta guardare alle erogazioni e successive divisioni del Fondo sanitario nazionale per rendersi conto, ad esempio, che un cittadino ligure (pro capite) viene finanziato con oltre cento euro in più rispetto ad uno residente in Campania.

Arbitrio? Errore materiale? Niente di tutto questo. Si sta solo applicando la norma che, giustamente, destina un finanziamento aggiuntivo alle regioni che ospitano un maggior numero di residenti anziani.

Peccato però che continua aa restare inapplicata l’altra normativa (fortemente caldeggiata dall’Oms ma evidentemente ignorata dai nostri politici) che fissa un finanziamento aggiuntivo anche per le regioni più povere e culturalmente più arretrate. Povertà e scarsa cultura si traducono, infatti, in una mancata consapevolezza dell’importanza della medicina preventiva ed in un aumento delle, cosiddette, morti evitabili che pesano, però, almeno in termini di coscienza, sulle spalle “anonime” di quanti ha disatteso l’applicazione di questa norma per mero interesse di parte: le regioni del Nord. Nel mentre i politici del Sud stanno a guardare.

E qui – per ora  – faccio punto.