Autonomia differenziata, il SSN sempre più diviso fra regioni ricche e povere

Autonomia differenziata, il SSN sempre più diviso fra regioni ricche e povere

19 Ottobre 2026 Off Di Manto

Venti regioni non bastano a frammentare il sistema deputato a garantire la salute degli italiani? Ed allora ecco affacciarsi l’idea leghista dell’autonomia differenziata. Devono aver pensato questo le “teste d’uovo” del partito di Salvini: se non abbiamo raggiunto l’obiettivo della completa divisione del SSN con la differenza nell’attribuzione alle regioni dei fondi governativi (per coprire i costi della sanità, un cittadino residente il Liguria viene finanziato con circa cento euro in più “pro capite” rispetto ad un cittadino Campano) allora riusciremo sicuramente con la differenziata autonomia. Vale la pena di sottolineare che questa ripartizione non è frutto di arbitrio ma di un  criterio che tiene conto dell’incidenza della popolazione anziana residente. Un indice che premia le regioni del Nord dove più alto è il numero di anziani. Un’attribuzione aggiuntiva giustificata dal fatto che gli anziani si ammalano di più. Nessun obiezione su questi principio, ci mancherebbe, solo ci chiediamo perché, in tutti questi anni, non si sia mai tenuto conto dell’altro criterio, la  cui applicazione oltretutto è fortemente raccomandato dall’Organizzazione mondiale della sanità, relativo allo sviluppo sociale ed economico delle regioni. Anche in questo caso, infatti, appare evidente il maggior costo del sistema  legato all’ignoranza ed alla conseguente carenza di un’adeguata prevenzione.

 Intanto, mentre si levano timide voci di protesta il Governo centrale taglia dritto per la sua strada ed ha approvato quattro disegni di legge che recepiscono le intese sull’autonomia differenziata raggiunte con Veneto, Liguria, Lombardia e Piemonte. I provvedimenti, accompagnati dagli schemi delle intese, prevedono il trasferimento di nuove funzioni alle Regioni interessate e dovranno ora essere esaminati e votati dal Parlamento.

Sul fronte sanitario, gli accordi prevedono la possibilità per le quattro Regioni di superare alcuni vincoli di spesa, intervenire sulle tariffe di rimborso delle prestazioni e disporre di maggiori margini nella gestione delle risorse. Le nuove facoltà dovranno essere esercitate utilizzando risorse proprie, senza finanziamenti aggiuntivi rispetto a quelli del Servizio sanitario nazionale.

Tra gli interventi indicati figurano la possibilità di riallocare risorse vincolate verso altri ambiti, una maggiore autonomia nella gestione del patrimonio edilizio e nell’acquisto di attrezzature.

Il percorso parlamentare e i vincoli costituzionali

I quattro disegni di legge sono stati presentati dal ministro per gli Affari regionali e le autonomie, Roberto Calderoli, dopo le intese raggiunte il mese scorso con le Regioni.

Il Governo ha accelerato l’iter rispetto ai 45 giorni previsti per l’approvazione dei testi concordati. I provvedimenti dovranno ora ottenere il voto a maggioranza assoluta di entrambi i rami del Parlamento.

L’impostazione della riforma tiene conto della pronuncia della Corte costituzionale del 2024, che ha ridefinito il perimetro dell’autonomia differenziata, precisando che il trasferimento deve riguardare specifiche funzioni e non intere materie.

La Corte ha inoltre stabilito che i Livelli essenziali delle prestazioni (LEP) non possono essere determinati dal Governo attraverso un atto generico, ma richiedono una specifica legge delega del Parlamento, a garanzia dell’uniformità sul territorio nazionale.

Le nuove facoltà delle Regioni

Oltre alle disposizioni sanitarie, gli accordi prevedono la possibilità per i presidenti delle Regioni interessate di istituire fondi integrativi regionali e intervenire in deroga, in situazioni di emergenza, nelle attività di protezione civile. Per queste ultime restano necessari specifici provvedimenti e il riconoscimento delle relative competenze attraverso norme nazionali.

Le Regioni potranno inoltre riconoscere nuove figure professionali non previste dagli ordinamenti nazionali.

Gli ambiti di intervento comprendono anche la trasformazione digitale per il Veneto, i servizi avanzati per la Lombardia e le attività marittime per la Liguria. Il Piemonte ha ottenuto semplificazioni nelle procedure di smaltimento dei materiali raccolti dopo eventi ambientali, come frane e alluvioni.

Le posizioni politiche

Calderoli ha definito l’approvazione dei provvedimenti «un passo avanti decisivo» e «un passaggio istituzionale importante e soprattutto decisivo per la riforma, che ora è pronta per iniziare il suo percorso in Parlamento».

Il presidente della Regione Puglia, Antonio Decaro, ha invece annunciato l’intenzione di ricorrere alla Corte costituzionale.