Aspettativa di vita, ecco quali sono le principali cause di morte nel mondo

Aspettativa di vita, ecco quali sono le principali cause di morte nel mondo

6 Aprile 2026 Off Di La Redazione

Nel 2021 il COVID-19 rappresentava la prima causa di morte a livello mondiale. Due anni dopo, nel 2023, è sceso al ventesimo posto, secondo i nuovi dati del Global Burden of Diseases 2023 (GBD) commentati in un editoriale di The Lancet.

Il rapporto mostra che le malattie ischemiche del cuore e l’ictus sono tornate a occupare i primi posti tra le principali cause di morte, seguite da altre patologie croniche non trasmissibili. Durante la pandemia, i decessi e i DALY (anni di vita persi per disabilità o morte prematura) legati a malattie infettive, materne, neonatali e nutrizionali erano aumentati, ma oggi sono tornati ai livelli pre-COVID.

Nel complesso, la salute globale mostra un miglioramento: i DALY standardizzati per età sono diminuiti del 12,6% dal 2010, e la speranza di vita nel 2023 ha superato i valori pre-pandemia, raggiungendo 76,3 anni per le donne e 71,5 per gli uomini. I progressi sono attribuiti a programmi internazionali come Gavi, The Global Fund e PEPFAR, che hanno contribuito a ridurre fino al 79% i tassi di perdita di anni di vita per infezioni respiratorie, tubercolosi, carenze nutrizionali e malattie enteriche.
L’editoriale avverte però che tali risultati sono geograficamente diseguali e a rischio. Gli aiuti allo sviluppo per la salute si sono ridotti di oltre il 50% tra il 2021 e il 2025, con un impatto stimato del 15% in meno sulla mortalità totale e del 32% in meno sulla mortalità sotto i cinque anni nei Paesi a basso e medio reddito, in particolare in Africa.

Emergono inoltre nuove criticità. Le malattie non trasmissibili crescono rapidamente, soprattutto nei Paesi a reddito medio-basso. I disturbi mentali mostrano forti aumenti rispetto al 2010 (+63% per l’ansia, +26% per la depressione), mentre l’Alzheimer entra tra le prime venticinque cause di disabilità.
Tra i principali fattori di rischio figurano la pressione arteriosa elevata (8,4% dei DALY globali), l’inquinamento da particolato (8,2%), l’iperglicemia, il fumo e l’obesità.

L’analisi evidenzia che, per rispondere al nuovo quadro epidemiologico, i Paesi dovranno adattare radicalmente i propri sistemi sanitari, puntando sull’integrazione dei servizi e sulla copertura sanitaria universale, con il supporto delle organizzazioni civiche per raggiungere le popolazioni più vulnerabili.