Anziani in fila all’alba: il “teatro” della nostra sanità smarrita
30 Novembre 2025Le persone anziane testimoniano negli occhi e nella lentezza il tracciato della decadenza fisica e mentale e l’intima percezione, molto spesso, della loro inutilità per essere diventati un peso non soltanto per la famiglia ma per la società alla quale hanno dedicato un’esistenza di lavoro. Si affollano negli uffici sanitari alle prime luci del giorno per ottenere un’esenzione, una visita specialistica o una risposta ai loro interrogativi sulle tante diavolerie create ad arte per farli incazzare. Avranno anche questa volta e come consuetudine uno speciale passaporto, un piccolo fazzoletto di carta sul quale qualcuno scriverà una data o numero progressivo che gratificherà i più mattinieri. Quelli che, insonni, vegliano su una città che dorme e respira l’aria malsana della indifferenza e dell’accidia. Trasuda in tutto questo diffidenza e incomprensione ma soprattutto il risvolto di una incapacità, in chi di dovere, nella gestione dei problemi sanitari essenziali. Gioca la mancanza di medici e infermieri, la copertura sanitaria territoriale dei medici di famiglia e viene meno l’assistenza domiciliare, la prevenzione, i pronto soccorso, la specialistica, la tutela delle fasce deboli. Carta vince – carta perde. Tutto, ormai, ha un costo e il risvolto è un premio assicurativo per chi si può permettere un privato palestrato ed efficiente e con esso un elisir di lunga vita. Un mistero buffo e tragico a un tempo che cerco di spiegare a me stesso e al popolo minuto dei miei pensionati quelli che sono rassicurati da un braccio di bastone e restano immobili e in attesa come statue di cera con le spalle contro il muro per non perdere l’equilibrio.
Qualche tempo addietro seguivo, in un’aula semi-deserta, l’ennesima lettura magistrale di etica nel rapporto medico-paziente. I relatori raddrizzavano e rendevano agibili strade notoriamente sconnesse. Ritagliavano una forma geometrica perfetta, con al centro il medico di famiglia: il più amato dagli italiani. Ma di quale storia stavamo parlando quella mattina? Forse di un qualcosa che non ci appartiene più. Infatti, 8 medici su 10 sono sotto pressione e si aggrappano disperatamente alla cosiddetta medicina difensiva. Guardano con sospetto i propri assistiti, il Distretto e l’Asl: occhio strabico del Grande Inquisitore. Ci sono fatti reali e montature che dimostrano la vulnerabilità della categoria, un fenomeno legato a molti fattori, a un palleggiamento di responsabilità e inefficienze, accuse reciproche, una burocrazia asfissiante, competenze poco chiare, avvocati intraprendenti, sospetti e, ciliegina sulla torta, la spettacolarizzazione multimediale e le fake news. La percezione da parte del paziente che la regola, l’impossibilità di dare quanto richiesto sia conseguenza di un atteggiamento dispotico del medico. Perché c’era una volta l’Amaro Medicinale, la “citropatatina” e similari, garza e ovatta: tutto mutuabile. Ma si sapeva che, prosciugata l’acqua, la papera non galleggia. Il risultato è la deriva, un clima di sfiducia. Sul palcoscenico dei pupari non si recitano avventure cavalleresche in lingua d’oc e d’oil ma, sul palcoscenico della modernità si scontrano le diverse opinioni politiche, un confronto violento e senza esclusioni di colpi, in un lessico da Accademia della Crusca, insonorizzate dalla monnezza della “terra dei fuochi” che brucia la speranza di un popolo senza diritto, frustrato dal chiodo arrugginito che “nulla cambierà…” Nulla cambierà ed è una giaculatoria al vento ricordare a chi di dovere di amministrare la cosa pubblica con onore e dignità.



