Papa Leone e l’intervento al polmone, l’analisi del luminare Giuseppe Cardillo
13 Ottobre 2026
In vista dell’intervento chirurgico che il Papa dovrà affrontare, abbiamo intervistato il professor Giuseppe Cardillo, l’irpino direttore dell’Unità Operativa di Chirurgia Toracica dell’Azienda Ospedaliera San Camillo-Forlanini di Roma. Una breve ma sufficientemente completa disanima per approfondire – garantendo un carattere divulgativo e, pertanto, accessibile – le tecniche oggi disponibili per il trattamento dei noduli polmonari, i criteri con cui viene scelta la strategia chirurgica e il ruolo sempre più importante della chirurgia mini-invasiva e robotica.Professor Cardillo, vuole essere lei stesso a presentare, brevemente, le sue qualifiche e il suo ruolo professionale?
Sono il professor Giuseppe Cardillo, direttore dell’Unità Operativa di Chirurgia Toracica dell’Azienda Ospedaliera San Camillo-Forlanini di Roma. Sono inoltre docente di Chirurgia presso l’Università Campus Bio-Medico e l’Università degli Studi Link, e presidente del Collegio dei Primari di Chirurgia Toracica.
In presenza di un nodulo polmonare, come si sceglie la tecnica chirurgica più appropriata?
Quando individuiamo un nodulo polmonare attraverso una TAC, dobbiamo innanzitutto valutarne attentamente le caratteristiche. Osserviamo la forma, i margini, le dimensioni e la composizione: è un nodulo completamente solido oppure presenta anche una componente a vetro smerigliato? Quest’ultima caratteristica, in alcuni contesti, può essere associata a una minore aggressività biologica.
È importante anche valutare la localizzazione del nodulo e completare il percorso diagnostico con gli esami più appropriati. Tra questi può esserci la PET, che permette di studiare l’attività metabolica della lesione. Una maggiore captazione del tracciante può aumentare il sospetto di malignità, mentre una PET negativa può ridurlo. Tuttavia, nessun esame garantisce una certezza assoluta: la PET, infatti, può risultare positiva anche in presenza di patologie benigne e negativa in alcuni tumori.
In casi selezionati, un ruolo importante può essere svolto anche dalla broncoscopia, eventualmente associata a tecniche di navigazione e prelievo mirato, che consentono di raggiungere determinate lesioni polmonari e ottenere campioni da analizzare. La sua utilità dipende dalla posizione e dalle caratteristiche del nodulo, perché non tutte le lesioni sono accessibili attraverso questa metodica.
La decisione di operare e la scelta dell’intervento dipendono quindi dall’insieme dei dati clinici, radiologici e funzionali del paziente, dall’eventuale diagnosi istologica e dalla valutazione multidisciplinare del caso.
Quali tecniche chirurgiche vengono utilizzate oggi?
Oggi la chirurgia mini-invasiva rappresenta l’approccio di riferimento in moltissimi casi. La chirurgia tradizionale a cielo aperto viene riservata soprattutto a situazioni selezionate, quando l’estensione della malattia o particolari condizioni anatomiche rendono necessario un accesso più ampio.
Nell’ambito della chirurgia mini-invasiva disponiamo principalmente di due tecniche: la videotoracoscopia, che consente di operare attraverso piccole incisioni utilizzando una telecamera e strumenti dedicati, e la chirurgia robotica, che si avvale di sistemi come il robot Da Vinci.
La scelta tra queste tecniche dipende dal tipo di intervento necessario, dalle caratteristiche anatomiche del paziente e dall’esperienza del centro. L’obiettivo è ottenere il miglior risultato oncologico possibile, riducendo per quanto possibile il trauma chirurgico e preservando la funzionalità respiratoria.
Quali sono i vantaggi della chirurgia robotica rispetto alla videotoracoscopia tradizionale?
La chirurgia robotica rappresenta oggi una delle tecnologie più avanzate in chirurgia toracica mini-invasiva e offre vantaggi significativi in numerosi interventi. Innanzitutto, consente al chirurgo di lavorare con una visione tridimensionale ad alta definizione, mentre la videotoracoscopia tradizionale utilizza generalmente una visione bidimensionale. Questo permette di percepire meglio la profondità e di eseguire manovre particolarmente precise.
Un altro aspetto fondamentale riguarda la gestione dei linfonodi. Quando interveniamo per un tumore polmonare, infatti, non dobbiamo soltanto asportare la parte di polmone interessata dalla malattia, ma anche valutare e rimuovere, quando indicato, i linfonodi necessari per una corretta stadiazione oncologica.
La piattaforma robotica offre strumenti articolati, dotati di un’ampia libertà di movimento, e consente di lavorare con grande precisione anche in spazi anatomici ristretti. Queste caratteristiche possono facilitare le procedure più complesse, comprese la dissezione linfonodale e le resezioni polmonari che richiedono particolare accuratezza.
Nei pazienti adeguatamente selezionati, la chirurgia robotica può inoltre favorire un recupero postoperatorio più agevole, con una possibile riduzione del dolore, una degenza più breve e una ripresa più rapida delle normali attività. I risultati dipendono, tuttavia, anche dal tipo di intervento, dalle condizioni del paziente e dall’esperienza dell’équipe.
La chirurgia robotica è quindi sempre la scelta migliore?
La chirurgia robotica è una risorsa di grande valore e, nei centri specializzati che dispongono di équipe esperte, può offrire risultati molto importanti. Non esiste, tuttavia, una tecnica ideale per tutti i pazienti: la scelta deve essere personalizzata sulla base delle caratteristiche del nodulo, della sua localizzazione, dell’estensione della malattia e delle condizioni generali del paziente.
La chirurgia robotica richiede una formazione specifica e una significativa esperienza dell’équipe. Gli interventi sul polmone possono essere tecnicamente molto diversi tra loro: alcuni sono relativamente semplici, mentre altri presentano difficoltà notevoli e richiedono una grande competenza.
È proprio nei casi più complessi che la combinazione tra tecnologia avanzata, esperienza chirurgica e organizzazione del centro può fare una differenza significativa. Per questo è fondamentale rivolgersi a strutture con esperienza consolidata nella chirurgia toracica mini-invasiva e robotica, capaci di valutare ogni singolo caso e scegliere la procedura più appropriata.
La tecnologia, da sola, non basta: sono la preparazione del chirurgo, il lavoro di squadra, la qualità del percorso diagnostico e l’esperienza complessiva del centro a contribuire al risultato finale.
In conclusione, qual è il messaggio più importante per i pazienti?
La diagnosi di un nodulo polmonare non significa necessariamente avere un tumore. È importante procedere con una valutazione specialistica accurata, senza allarmismi ma senza sottovalutare il problema. TAC, PET, broncoscopia e, quando necessario, ulteriori accertamenti consentono di definire progressivamente il rischio e individuare il percorso più appropriato.
Quando l’intervento è indicato, la chirurgia mini-invasiva rappresenta una grande opportunità per molti pazienti. In particolare, la chirurgia robotica è oggi una delle espressioni più avanzate della chirurgia toracica e, nei casi appropriati, può consentire interventi di elevata precisione con risultati oncologici e funzionali molto soddisfacenti, soprattutto quando viene eseguita in centri specializzati con comprovata esperienza.
Il messaggio fondamentale è quindi quello di affidarsi a un’équipe esperta, in grado di integrare le tecnologie diagnostiche più appropriate con le migliori opzioni chirurgiche disponibili. L’obiettivo rimane sempre lo stesso: garantire la massima efficacia oncologica, preservare quanto più possibile la funzionalità del polmone e favorire il miglior recupero possibile per il paziente.



