Tra Nostalgia e Progresso: L’Uomo alla Prova del Tempo
21 Febbraio 2026Sono stato formato, idealmente evoluto alla luce di una civiltà i cui valori sono, oggi, più attuali. Non so se il mio pensiero è la nostalgia di un tempo antico o di un tempo collaterale al di fuori del tempo che stiamo attraversando. Se le 1000 vicende che si susseguono senza darci respiro e, molte volte speranza abbiano reso attuale e prudente fare del passato un’alienazione dal futuro. Purtroppo, la fuga dalla realtà non ha giustificazione. È un esercizio inutile, nostalgico, un’ermeneutica della vita che raccoglie quanti non sono integrati ma timorosi del vivente, del diverso. Oggi è l’epoca dei tecnici, dei numeri, della scienza come speranza di sopravvivenza, del profitto, della Intelligenza artificiale. È, ancora, il secolo dei lumi, della supremazia della ragione, dell’uomo del “sapere aude” di un estremo tentativo di mentalizzare il DNA e renderlo un ingranaggio produttivo capace di dare e togliere la vita.
Le anime sognanti e gli Argonauti hanno la coscienza vigile dei Patriarchi dal pensiero millenario. Millenaria è la saggezza, non esclude il passato e non rifiuta il presente o il futuro incerto ma cerca di realizzare, attraverso la conoscenza e l’esperienza, una ragionevole costruzione dell’uomo migliore possibile. Lo spirito guarda il corpo e intravede la sua corruttibilità. Consapevole dei limiti, ripropone la domanda sul senso del mistero e sull’ illusione di svelarlo. In questa ricerca mi rivedo sui banchi del liceo ascoltare la voce dell’insegnante. Era il narratore che ci traghettava nell’universo di Platone, Aristotele, Socrate in un connubio tra filosofia e fede. Idee perfette quanto di più perfetto è auspicabile a questo mondo. Idee perfettibili in un confronto tra antico e un tempo postmoderno. idee senza scorciatoie e, diversamente da esse, senza giustificazione perché mettono in discussione i pilastri dell’universo sui quali misurare la coscienza del confronto, il senso del bene comune. Idee in-carne nell’uomo a condizione che una speleologia individuale alla luce sottile e inquieta della conoscenza tracci l’albero genealogico della civiltà e del progresso dell’umanità.
Una cattività d’idee necessarie alla quali i nostri predecessori non vollero sfuggire perché presentavano la via d’obbligo della conoscenza e svelavano la complessità, il pensiero, la tragedia, la catarsi la psicoanalisi, un debito di riconoscenza verso quel filo d’oro che unisce passato e presente. “Tutte le cose sono reciprocamente intrecciate. Il loro legame è sacro e quasi nessuna cosa è estranea all’altra …unico è il Dio che le attraversa tutte quante, unica la sostanza e unica la legge” (Marco Aurelio).


