Fabio Confalone, vivere di arte richiede costanza e sacrificio

Fabio Confalone, vivere di arte richiede costanza e sacrificio

6 Febbraio 2026 Off Di Marco Magliulo & Pasquale Maria Sansone

 

Riconosciuto ed apprezzato nel campo della didattica musicale Fabio Confalone è un compositore che ha fatto del binomio creazione artistica e pedagogia un punto fermo.

Vivere con la Musica e di Musica. Insomma, professionalizzare la passione. È questo che le è capitato?

Non è una strada propriamente semplice, questo va detto. Vivere di arte richiede costanza e sacrificio. Tuttavia, la passione è sempre stata il mio motore: è quella forza che non mi ha mai fatto dubitare, nemmeno nei momenti più impegnativi, della scelta di vivere di musica e con la musica. Per me significa nutrirsi di questa arte e, allo stesso tempo, trasmetterla agli altri, sia attraverso il percorso dell’insegnamento che tramite la creazione nella composizione.

Il pianoforte resta indubbiamente il re degli strumenti. Si è accostato al piano per una sorta di attrazione fatale o qualcuno le ha “mostrato la via”?

È nato tutto in modo molto spontaneo, quasi per gioco. Avevo sei anni quando i miei genitori mi regalarono il mio primo Bontempi, ricordo ancora quello con i tasti laterali per creare gli accordi. All’inizio mi dilettavo semplicemente a suonare ad orecchio: cercavo di replicare le note delle sigle dei cartoni animati o i jingle degli spot famosi che sentivo in TV. Quello è stato il mio primo approccio alla tastiera, un divertimento puro che poi, col tempo, mi ha mostrato la via verso lo studio vero e proprio.

Si sente più vicino e più realizzato nell’insegnamento o nella composizione musicale?

Sono due anime che convivono, ma che mi restituiscono emozioni diverse. La composizione è senza dubbio il mio rifugio, il luogo in cui mi sento artisticamente più realizzato e libero di creare. D’altro canto, lavorare con i bambini è qualcosa di meraviglioso, che mi arricchisce profondamente a livello umano. Considero i più piccoli parte integrante della mia passione: il mio obiettivo, quando insegno, è far sì che anche loro possano trovare nella musica quelle risposte, quella forza e quella curiosità che sono fondamentali per crescere. Quindi, se la composizione è la mia voce, l’insegnamento è il modo per aiutare loro a trovare la propria.

 

Non sono pochi i virtuosi del pianoforte che hanno lasciato una traccia indelebile nella storia della musica. Se dovesse fare qualche nome chi citerebbe?

Se devo fare dei nomi, vado su due pilastri che per me rappresentano l’essenza della musica. Il primo è inevitabilmente Bach, per l’assoluta perfezione contrappuntistica: la sua musica è un’architettura perfetta, imprescindibile per ogni compositore. Poi, sul piano emotivo, non posso non citare Rachmaninoff. Il suo celebre concerto ha un potere incredibile su di me: non importa quante volte lo abbia già sentito, ogni volta che lo ascolto riesce a emozionarmi profondamente. È quel tipo di musica che ti tocca l’anima.

I suoi progetti artistici nell’immediato e nel futuro prossimo.

Nell’immediato il mio focus è tutto su Orchestral Perspectives, l’album che ho appena pubblicato. È un lavoro che rappresenta per me un punto di arrivo importante: si tratta di riarrangiamenti pianistici in cui ho voluto allargare l’orizzonte sonoro. Non mi sono limitato al dialogo con gli archi, ma ho voluto coinvolgere l’intera orchestra per dare ai brani un respiro più ampio e sinfonico. Ora l’obiettivo principale è far vivere questo progetto e condividerlo con il pubblico.